La strage di Orlando

È vero, di fronte all’orrendo massacro che ha lasciato 49 morti e 53 feriti in un club gay di Orlando, le parole appaiono trite e scontate. Però anche l’uso di certe parole, o l’assenza di esse, sono significativi. La reazione di Obama e, ancora di più, quella della Clinton, sono state sotto questo aspetto deboli e inappropriate.

Il Presidente ha  probabilmente ragione: non ci sono prove che la strage sia stata organizzata e diretta da qualche centrale terroristica esterna, e il fatto che l’ISIS l’abbia rivendicata in modo indiretto attribuendola a “un soldato dell’Islam” non vuol dire molto. Il Califfato è in difficoltà su tutti i fronti militari, probabilmente sta perdendo la guerra per una territorio proprio, ed è logico che reagisca organizzando attentati a casa del nemico o cerchi di apparirne comunque l’ispiratore. Inoltre, l’omofobia non è una prerogativa soltanto islamica, allignava e forse continua ad esistere anche nella estrema destra europea. È vero anche che l’autore della strage era nato negli Stati Uniti, era cittadino americano e quindi si può parlare di “terrorismo endogeno”.

Però, resta il fatto che l’odio omofobico ha trovato in questo caso radici profonde nella religione islamica e più direttamente nell’insegnamento fanatico di un Imam e dello stesso padre del giovane, un afgano che era stato sostenitore dei talibani e che dichiarava che “Dio punirà gli omosessuali” e che ci sono stati contatti con l’ISIS e, comunque, una dichiarazione di appartenenza e di obbedienza ai suoi insegnamenti.

Perciò, le reazioni di Obama e della Clinton sono apparse ispirate piuttosto al “politicamente corretto” che a interpretare  la sensibilità della gente, e credo che abbiano compiuto ambedue un grave errore se, come i primi sondaggi indicherebbero, ciò ha giocato a favore di Donald Trump. Il quale ha ricette rozze e inaccettabili quanto si vuole, ma sa interpretare i sentimenti diffusi e (come tutti gli estremisti) parla alla gente con linguaggio chiaro.

Certo, stupisce e indigna la facilità con cui in America si possono comprare armi d’assalto, che sono le sole a permettere stragi del tipo di Orlando. E ricordiamo che Trump appartiene a quella destra che negli USA ha sempre difeso a spada tratta la libertà di possedere armi di qualsiasi tipo. Ma  stupisce anche la leggerezza con cui l’FBI, che ha controllato il giovane di origine afgana fino al 2014, ha poi tolto ogni sorveglianza. Lo stesso è successo in Francia e in Belgio per molti dei terroristi che hanno insanguinato quei paesi (ma era successo anche con quelli che poi sono stati gli autori dell’attentato alle Torri Gemelle). E si ha il diritto di chiedersi: non dovrebbe bastare il semplice sospetto a “tener d’occhio” certa gente?

Il terrorista, anche in questo caso, è morto per mano della polizia. Ironia della sorte, non gli era stato permesso di comprarsi un gilet paraproiettili  (in America puoi comprare un fucile mitragliatore ma non il gilet per difendersi). Meglio così, perché altrimenti avrebbe potuto resistere più a lungo e fare altre vittime.

In complesso, però, nella percezione della gente, Barack Obama è apparso “molle”. Da sciacallo qual è, Trump ne ha chiesto le dimissioni  (nonché  il ritiro di Hillary Clinton dalla corsa elettorale). Tra l’altro, ha rispolverato vecchi, assurdi sospetti secondo cui Obama sarebbe debole con l’Islam essendo egli segretamente musulmano (dimenticando che è il Presidente che ha cacciato e fatto uccidere Osama bin Laden).

Parole al vento di una campagna elettorale più tesa che nel passato? Certo, ma attenzione. Trump può vincere o perdere, se vincesse dovremmo far fronte a un serio ripensamento e di molti dati fin qui acquisiti nelle relazioni  internazionali (non avremmo altra via d’uscita che un’ Europa più unita, ed è davvero paradossale che proprio adesso gli inglesi si preparino a uscirne).

Ma intanto guardiamo alle cose di casa nostra,  italiane ed europee. Chi continua a sottovalutare il pericolo generato dall’odio contro la nostra civiltà e i nostri costumi, specie se vengono dal di dentro delle nostre società, e non agisce con la dovuta fermezza, fa solo il gioco dei vari trumpetti locali. Che nemmeno da noi mancano.

©Futuro Europa®

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