Legittima difesa, marcia indietro

“La difesa è sempre legittima”. In giro per Milano il centrodestra ha scelto questo slogan, tra i tanti, per la campagna elettorale in vista delle comunali. Tema caro alla Lega Nord, con Matteo Salvini che ha sempre preso le difese (a suo modo di vedere legittime) di chi è rimasto coinvolto in procedimenti giudiziari per aver reagito a rapine o a tentativi di furto. In Parlamento, però, la questione diventa l’ennesimo motivo di scontro nella maggioranza e la Camera rinvia il provvedimento in Commissione.

A rispedire indietro il testo è stata Area Popolare, con 160 voti di scarto. Il Pd aveva riscritto il provvedimento proposto originariamente dalla Lega e quest’intervento non convince i popolari. “Serve una normativa di dettaglio puntuale e tassativa” che evita una giustizia “a macchia di leopardo”, commenta l’ex viceministro della Giustizia, Enrico Costa, ritornando su un concetto già espresso a marzo, ossia quello che, in qualche modo, la presenza di bambini in casa giustifichi la legittima difesa di fronte ad “una criminalità attrezzata per neutralizzare i proprietari”.

L’attenzione resta alta nel dibattito politico, senza spegnare i riflettori su quest’aspetto che rimane solo una parte della riforma ben più ampia che il governo sta portando avanti sul processo penale. La priorità resta “il complesso di riforme sulla giustizia che sono ferme al Senato”, spiega il capogruppo dem alla Camera, Ettore Rosato, tra cui anche le intercettazioni e la prescrizione. Nello specifico, il testo sulla legittima difesa, mantiene delle criticità che erano già emerse in passato: “Stiamo a guardare quali sono i miglioramenti che verranno proposti e li valuteremo con grande attenzione. Se ci sono benissimo e li implementeremo”.

Il Carroccio vorrebbe modificare l’articolo 52 del codice penale, definendo legittima difesa ogni atto compiuto “per respingere l’ingresso, mediante effrazione o contro la volontà del proprietario, con violenza o minaccia di uso di armi da parte di persona travisata o di più persone riunite, in un’abitazione privata, o in ogni altro luogo ove sia esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale”. Il testo del Pd, invece, modificherebbe l’articolo 59 del codice, quello inerente a “Circostanze non conosciute o erroneamente supposte”, e stabilisce che è sempre esclusa la colpa di colui che, legittimamente presente in un domicilio, usa un’arma legittimamente detenuta contro l’aggressore, se si verificano contemporaneamente due condizioni: se l’errore nel valutare la situazione di pericolo è conseguenza di un “grave turbamento psichico, e se è stato causato dalla persona contro cui è diretto il fatto”.

Il testo, quindi, torna in Commissione. Per la Daniela Santanchè “il Partito Democratico vuole assolutamente far capire che la sicurezza dei cittadini è una cosa che non gli importa assolutamente niente”. I centristi assicurano: “Nessun insabbiamento, si tratta di un rinvio tecnico per arrivare ad una buona legge”. Quando, però, non è dato ancora saperlo.

©Futuro Europa®

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