Il Roden Crater di James Turrell

Stati Uniti – Roden Crater, lungo la linea di confine tra naturale e artificiale, è l’elevazione di condizioni topografiche particolarmente favorevoli a servire un determinato scopo, allo status d’opera d’arte. Il luogo è parte dell’area vulcanica di San Francisco, a nord-est della città di Flagstaff nell’Arizona settentrionale, al limitare del Painted Desert, poco distante dal Grand Canyon. Il progetto di James Turrell, concepito nel lontano 1977, si avvicina al compimento, e quindi al suo completo espletamento reso possibile esclusivamente dal visitatore.

L’Artista losangelino riconferma la propria costanza come orchestratore di luce e spazio. Ha avuto modo di sviluppare parallelamente ricerca e sperimentazione, in particolare realizzando i propri skyspace, il cui principio è assolutamente analogo. L’isolamento di una porzione di cielo richiede e permette di concentrare l’attenzione dell’osservatore, per raggiungere l’acme del processo in Roden Crater mediamente l’incamerare la luce così dotandola di una dimensione materiale.

Grazie all’aggiudicazione di un sovvenzionamento da parte del Guggenheim, Turrell è stato in grado di acquistare il cratere di un vulcano estinto databile a 400mila anni fa con i relativi tre chilometri a esso circostanti. Il luogo ha risvegliato il Suo interesse grazie alla propria conformazione geologica e al paesaggio in cui è situato, “un paesaggio privo di orizzonte” – come lo definisce lo stesso Turrell.

Roden Crater - internoIl lavoro in questione si rifà all’idea di “osservatorio a occhio nudo” che l’astronomo Tycho Brahe aveva sviluppato sotto forma di strumenti d’osservazione di grandi dimensione, per supplire alla mancanza del telescopio. In linea con la percezione della luce, la psicologia visiva e l’astronomia gli eventi celesti sono chiamati a scandire il tempo e a influire sul nostro umore. La percezione umana determina la condizione del nostro mondo; Turrell punta a modificare questa percezione, che sia operando sul colore o sulla forma della fonte luminosa.

A completamento, venti ambienti saranno architettonicamente elaborati, come da progetto; al momento si è in cerca di finanziamenti per la realizzazione dell’area sud. La componente artificiale si trova semplicemente a potenziare fenomeni naturali osservabili una-due volte al giorno, annualmente oppure ogni tot anni. Questo flusso a cadenza ciclica permette un’esperienza in continua trasformazione dal punto di vista sensoriale, tra oggettivo e soggettivo, permanente ed effimero.

Singolarmente il visitatore è invitato a scoprire e a contemplare luce, tempo e paesaggio, per cui l’Artista si è impegnato a creare le condizioni ottimali. Qui il tempo geologico è un tempo a sé, come lo è il tempo astronomico. In questa struttura sovrastata da cieli incontaminati, è stato calcolato con l’aiuto di scienziati – quali E.C. Krupp, Direttore del Griffith Observatory di Los Angeles, e di Richard Walker, un astronomo dello U.S. Naval Observatory di Flagstaff – l’escavazione e l’allineamento delle aperture interconnesse da tunnel, cercando di contattare anche la luce esterna al sistema solare.

L’Alpha (East) Tunnel è stato pensato come un lunghissimo telescopio che a mo’ di camera oscura riesce a incamerare la luce solare e a rifrangerla posticipandola fino a 8 minuti: le forme e gli angoli che presenta sono capaci di catturare la luce da direzionare verso la Sun | Moon Chamber, tanto da riuscire a illuminarla. Gli spazi della struttura non solo sono capaci di permettere di visualizzare gli eventi celesti, ma soprattutto di farli scendere a livello sotterraneo per un’esperienza singolare che ristabilisca la nostra relazione primordiale con la luce, in cui Turrell crede fermamente, ossia il nostro “living in the sky”.

©Futuro Europa®

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