Roma, tanti candidati ma l’astensionismo è dietro l’angolo

Che tristezza nel vedere ridotto così il centrodestra a Roma. Altro che i “capponi ” di Renzo nei Promessi Sposi. Oggi è sempre più difficile immaginare quale sarà lo scenario finale di chi, in alternativa al PD e al Movimento 5 Stelle, si proporrà a guidare il Campidoglio. So solo che siamo in presenza di una delle solite rappresentazioni della ipocrisia italiota. Esaminiamo sinteticamente la situazione ad oggi, con i candidati in lizza per la carica di Sindaco.

Marchini, autoproclamatosi alfiere della società civile, fotogenico alla Beautiful maniera, cercando di incarnare l’uomo nuovo (?) prestato alla politica per il bene di Roma che ha nel “cuore”, ignora di non avere alcuna esperienza amministrativa e dimentica di essere espressione di chi ha vissuto dedicandosi solo alla cementificazione della città con la connivenza ed il supporto comunista.

Storace che invoca le primarie per uscire dall’oblio politico che lo ha caratterizzato in questi ultimi anni come Consigliere Regionale dopo essere stato uno dei più vivaci Governatori del Lazio, bocciato, forse ingiustamente, dall’elettorato alla fine del suo primo mandato. Stupisce, peraltro, il suo accanimento contro Bertolaso per le vicende giudiziarie che lo riguardano e che ancora non sono state chiarite, dimenticando di essere stato lui stesso vittima di una iniziativa giudiziaria da parte della magistratura mentre era Ministro della Salute che lo ha portato alle dimissioni dall’incarico, salvo poi essere assolto con formula piena.

Salvini, poco presente sul territorio romano, gioca ad alzare i prezzi, ondeggiando fra un candidato e l’altro, nella speranza di trovare spazio in posizioni ritenute vantaggiose a danno di Fratelli d’Italia, che possano nascondere il possibile flop della sua lista.

Meloni, che ancora non ha capito o non vuole capire che solo la sua candidatura sarebbe stata unitaria prescindendo solo da Marchini.

Bertolaso, sempre più bersaglio concentrico e volgare degli altri competitor di centro-destra, timorosi di una sua probabile vittoria grazie alle competenze acquisite e riconosciute negli anni come responsabile della Protezione Civile.

Quanta nostalgia della Prima Repubblica (oggi rimpianta addirittura dallo stesso Di Pietro in una sua intervista): in quell’epoca i capi dei Partiti riunivano gli Organi, trovavano soluzioni unitarie e le proponevano ai partner della possibile maggioranza, senza tanti clamori. Non a caso Roma conobbe in quegli anni Sindaci di elevata cultura, riconosciuta autorevolezza ed indiscutibile fantasia amministrativa. Possono anche avere commesso errori ma sicuramente resero Roma migliore di quella che oggi appare ed è. Serietà vorrebbe, dunque, vista la situazione attuale certamente non edificante, che ognuno facesse un passo indietro per trovare una soluzione valida e condivisa per la città e non solo per interessi personali.

Per essere onesti, c’è da dire che anche gli altri non godono ottima salute. Il Pd, reduce dalla disastrosa esperienza Marino, vive ancora una interna guerra fra opposte fazioni, tentando di salvare la faccia con il solito rito delle Primarie. Un rito che alla fine denuncia brogli, incongruenze e che lascia morti e feriti lungo la strada. Il Movimento 5 Stelle ha scelto online i suoi candidati a Sindaco fra i suoi militanti con un centinaio di preferenze ognuno, alla faccia della partecipazione attiva dei loro iscritti tanto sbandierata come momento di vera democrazia.

Tutti costoro non si rendono conto che l’astensionismo è dietro l’angolo con la triste conseguenza sottolineata dal famoso Sindaco Nathan: “I peggiori amministratori sono eletti dai migliori cittadini che non vanno a votare”. Marino docet.

©Futuro Europa®

[NdR – L’autore dell’articolo è Vicepresidente nazionale dei Popolari per l’Italia e Membro Political Assembly PPE Bruxelles]

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