Due Elezioni

Dobbiamo  parlare di due elezioni avvenute domenica scorsa in due parti del mondo lontanissime tra di loro e in situazioni e contesti politici completamente diversi, ma ambedue importanti: le Elezioni regionali in Francia e quelle legislative in Venezuela.

In Francia, al primo turno il Fronte Nazionale di Marine Le Pen ha conquistato il 29,7% dei voti, affermandosi come primo partito del Paese, davanti ai Repubblicani di Sarkozy e ai socialisti di Hollande. È in testa in sei regioni, relegando i socialisti a sole due regioni. È un risultato largamente previsto nei sondaggi. Gli attentati di Parigi vi hanno senza dubbio contribuito, ma il malcontento popolare  veniva  da più lontano. Da tempo amici francesi (non certo estremisti di destra) mi dicevano di non sentirsi più padroni a casa loro. Dovunque, anche in piccoli centri, erano continuamente confrontati dall’ostilità sorda o manifesta degli abitanti arabi e spesso dalla loro insolenza, dalla loro visibile tendenza a considerarsi essi sì a casa propria e liberi di fare tutto quello che pareva loro. La sensazione era che le Autorità, tanto centrali quanto locali, specie di segno socialista, fossero deboli o compiacenti di fronte a queste situazioni, più preoccupate di non offendere i colpevoli che di proteggere le vittime. Credo che, accanto al crescente senso di insicurezza, la radice del malcontento dei francesi stia qui, in mille episodi quotidiani, mille prepotenze subite, che non giungono a rappresentare crimini perseguibili dalla legge ma rendono la vita spiacevole. Me ne sono stati raccontati molti che non sto a riferire qui (personalmente ne ho vissuto almeno uno in Belgio, che ha problemi molto simili a quelli della Francia) e vari gesti di membri del Governo – specie nel settore della Giustizia – hanno contribuito spesso a questa sensazione di impunità per gli immigrati arabi.

È contro tutto questo che un terzo dei francesi si è ribellata. Naturalmente, la vittoria del FN al primo turno non è definitiva: occorre aspettare i ballottaggi di domenica prossima, per i quali i sondaggi indicano un successo dei Repubblicani di Sarkozy  a favore dei quali i socialisti hanno ritirato i propri candidati nelle regioni come l’Alsazia e la Provenza dove il FN ha una maggioranza più alta.  Ma, cifre alla mano, la destra, nelle sue due componenti, anche se non omologabili tra loro,  rappresenta oggi la maggioranza in un  Paese che pochi anni fa votava socialista. Frutto di errori della sinistra, di una pervicace incomprensione delle preoccupazioni e dei sentimenti popolari. Una lezione per tutti gli scriteriati della nostra sinistra radicale, per i Vendola, i Fassina, e tutti quelli che si ostinano in politiche che alla prova dei fatti giocano nelle mani della destra, non più solo quella moderata e presentabile di FI, ma quella estremista della Lega e compagnia.

Dopo il voto francese,  due considerazioni possono farsi. La prima riguarda la lotta al terrorismo, non solo quello spettacolare che viene dall’ISIS ma quello quotidiano, minore, ma altrettanto pesante per i cittadini. Se i socialisti francesi non vogliono scomparire, devono adottare una politica ferma in questo campo. Francois Hollande ha preso la testa dell’azione volta a sconfiggere l’ISIS e ad assicurare la sicurezza interna, e ciò forse ha evitato perdite elettorali ancora peggiori, ma non basta. È ora di condurre una vasta azione di bonifica, coi mezzi che a un grande Paese come la Francia certamente non mancano. La seconda considerazione riguarda un altro aspetto della politica lepenista, in queste elezioni apparsa un po’ in seconda linea, ma tuttora ben presente: l’antieuropeismo. Questo è un aspetto che ci riguarda tutti. Se a Parigi prevalesse una linea nazionalista e isolazionista, sarebbe una tragedia per gli stessi francesi, perché salterebbe il rapporto speciale con la Germania, ma tutta l’Unione Europea entrerebbe in una fase di disgregazione e in Europa ritornerebbero i vecchi demoni che qualche scriteriato alla Salvini o alla Grillo ciecamente si ostina a non vedere. C’è questo rischio? Il FN controlla un terzo dell’elettorato. Gli altri due terzi restano fedeli ai partiti tradizionali, dichiaratamente europeisti. Va da sé che niente accadrà finché Hollande e i socialisti controlleranno governo e Parlamento. È probabile che ad essi subentrerà la destra. Speriamo che sia quella civilizzata ed europea dei Repubblicani di Sarkozy e dei loro alleati di centro. Non fasciamoci quindi la testa prima del tempo. Ma l’Europa si svegli: è il momento di mettere da parte burocrazia soffocante e politiche da ragionieri. Seguendo l’esempio di Mario Draghi, l’UE sia veramente il centro motore di una nuova impetuosa crescita economica e la reghiosta di una politica di immigrazione finalmente seria.

In Venezuela, il partito chavista guidato del Presidente Maduro ha avuto nelle elezioni legislative una clamorosa sconfitta e l’opposizione unita controlla ora la maggioranza del Parlamento.  Maduro, che aveva preannunciato fuoco e fiamme in caso di sconfitta, ora dichiara di accettarla, probabilmente perché correrebbe altrimenti il rischio molto concreto di ribellione aperta nel Paese e di isolamento all’estero. Cosa accadrà adesso? Non credo che Maduro e i militari che lo sostengono  accetteranno facilmente di farsi da parte, ma il meccanismo democratico si è messo in marcia sotto l’attento sguardo del mondo

Che cosa hanno in comune le elezioni  venezuelane con quelle francesi? Si può dire che il Venezuela “va a destra”? Non è proprio così. Chi ha votato contro il regime ha espresso la sua protesta contro un populismo colpevole di  clamorosi errori nella conduzione economica, che hanno portato a un’inflazione altissima, scarsezza di beni di consumo, corruzione diffusa e di veri e propri crimini politici (oppositori in prigione, giornali soppressi e così via). Visto accanto alle difficoltà che attraversa Dilma Roussef in Brasile e alla vittoria di Macri in Argentina e ai cambi in atto a Cuba, il declino del chavismo permette forse sperare che si avvicini per l’America Latina il ritorno a condizioni democratiche normali e a politiche di sviluppo razionali ed efficaci.

©Futuro Europa®

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