Torino e le mille luci di Monet

La celebre città natale del Gianduiotto ha aperto le porte della Galleria d’Arte Moderna ad uno dei più illustri rappresentati dell’impressionismo Claude Monet. La mostra (inaugurata lo scorso 2 ottobre e aperta sino a fine gennaio) raccoglie oltre quaranta opere del maestro provenienti dalla collezione del Musée d’Orsay; una monografia che affronterà le tappe fondamentali della crescita artistica di Monet. Nata all’interno della proficua collaborazione tra la Città di Torino con il sodalizio Musée d’Orsay e gruppo Skira, l’esposizione è corredata da un ricco catalogo che consentirà di prolungare la propria visita al museo e rivivere le stesse emozioni a casa propria.

Monet, nato a Parigi, si scoprì da subito appassionato di pittura, già da bambino riusciva a guadagnare un po’ di soldi grazie alla vendita delle sue caricature. Fu però grazie al suo primo maestro Boudin che si decise ad intraprendere la carriera di pittore. Allo stesso Boudin si deve l’immensa produzione di paesaggi e esterni cittadini che Monet ci ha lasciato, fu infatti attento fautore della pittura en plein air, fuori dal monotono e chiuso studio d’arte. Come ogni artista visse perfezionando la sua arte studiando e viaggiando molto, condusse una vita relativamente agiata, tranne qualche momento di difficoltà superato grazie alla vicinanza e la stima riscontrata tra galleristi e colleghi. Soprattutto Manet, impressionista come lui, fu un suo grande sostenitore.

Il vero protagonista dei quadri di Monet non è tanto il paesaggio in sé, ma la luce nelle sue varie sfumature; la sua attenzione era focalizzata sulla restituzione dell’oggetto cosi come colpito dalla luce. Il motivo per cui troviamo spesso ritratto lo stesso oggetto/soggetto non è la ricerca della perfezione nel definire i dettagli ma il tentativo di catturare la luce in ogni momento, in ogni stagione. Proprio questo voler fermare su tela le proprie impressioni lo distingue come capofila degli impressionisti. Attraverso i suoi quadri dunque si possono ammirare vari paesaggi e conoscere paesi differenti, ma soprattutto ci si può immergere negli sconfinati panorami marini dove la linea dell’orizzonte si fonde tra mare e cielo restituendo un senso di infinito e al contempo affascinando con la sua misteriosa bellezza.

Un destino bizzarro quello di Monet, quasi commovente, la sua grande passione e costante studio delle varie sfumature della luce vennero, verso la fine dei sui anni, lentamente offuscate da una malattia agli occhi che non gli permise più di afferrare i bagliori di luce. Esempio di questi anni sono i dipinti che ritraggono le Ninfee del suo giardino di Giverny, Il ponte giapponese e La casa dell’artista dove i colori si confondono e le forme sono quasi irriconoscibili, opere che vennero giustificate come studio dell’astrattismo, ma in realtà sono il prodotto della sua malattia.

©Futuro Europa®

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