L’Europa e gli sbarchi in Italia

L’ennesimo dramma annunciato. Tanto clamore mediatico. Poi calerà l’attenzione e ricadrà tutto nel silenzio dell’oblio fino alla prossima tragica notizia di altre vittime durante gli sbarchi di clandestini che rappresentano le conseguenze di quella famosa Primavera dei Paesi del Nord Africa rivieraschi del Mediterraneo tanto sbandierata fino a qualche mese fa dai nostri palinsesti televisivi. Ovviamente non sono tutti tunisini, egiziani e siriani. Chissà quanti altri ne stanno morendo attraversando a Sud il deserto libico cercando di fuggire dalla guerra, dalle carestie dell’Africa centrale.

Mi chiedo provocatoriamente: perché i nord africani scappano dalle loro Nazioni? Forse perché l’annunciato cambiamento non è tale, visto che continuano a comandare anche se con sempre maggiore difficoltà i generali, i signori, i religiosi che comandavano anche prima?

Per quello che ci riguarda più da vicino la risposta è semplice: ora l’unica verità è che i nuovi-vecchi regimi hanno allentato i pattugliamenti delle proprie coste o azzerato i controlli alle frontiere.
Mentre il Maghreb sta letteralmente implodendo, l’Italia cerca disperatamente di ricompattare quelle alleanze politiche “ad sensum” manifestatesi nella loro unicità in un fronte compatto alla notizia della prima scesa in Politica di Berlusconi già dal 1994. Questa situazione costringe il Governo a limitarsi nel tema dell’Immigrazione, ad adottare misure episodiche e frammentarie che richiederebbero invece l ’impiego di competenze specifiche a 360° proprie di una Agenzia Europea dell’Immigrazione da creare ad hoc come in altri Paesi; infatti quello che oggi accade a Lampedusa riecheggia in Europa domani.

L’ Italia e sopratutto la Sicilia, intanto lasciate sole dalla Unione Europea, ancora una volta restano attonite o tali pretendono di essere, innanzi allo scatenarsi di questa atroce realtà ostinandosi a definirla anacronisticamente e semplicisticamente fenomeno degli sbarchi illegali.

Il nostro Letta non può più procrastinare la programmazione e la gestione dell’immigrazione clandestina trattandola come un fenomeno siciliano endogeno ed episodico: dobbiamo pretendere il coinvolgimento in termini finanziari, programmatici, politici ed economici della Unione Europea alla quale, ancora una volta, chiediamo a gran voce un chiaro segnale proprio mentre l’ennesimo dramma si consuma nel silenzio di quelle vittime immolate al raggiungimento di un miraggio non solo italiano ma per lo più europeo.

©Futuro Europa®

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