Emergenza immigrazione, nuove misure UE

Nelle scorse settimane, le immagini strazianti del corpo di un bambino siriano, depositato dalle onde lungo le coste della Turchia, hanno riacceso con forza il dibattito sul dramma migratorio in Europa. Tale immagine simbolica conferma la gravità di un fenomeno che sta dilaniando il nostro continente: in questi giorni ben 23mila migranti hanno raggiunto le coste greche, un numero doppio rispetto agli sbarchi della settimana precedente.

In risposta a tale emergenza, l’Unione europea sta decidendo un piano di azione per fronteggiare le future crisi migratorie e regolare la situazione attuale dei rifugiati. Durante il suo primo discorso ufficiale sullo stato dell’Unione, lo scorso 9 settembre, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha sottolineato le carenze dell’UE in tema di solidarietà ai migranti, in uno scenario in cui gli stati membri si accusano a vicenda o puntano il dito contro Bruxelles.

Tra gli snodi principali della riforma, è prevista la redistribuzione di 120mila immigrati già presenti in Italia, Grecia e Ungheria, da ricollocare in altri stati dell’UE in base a criteri prestabiliti: un 40% rispetto al volume della popolazione, un 40% sul valore del Pil, un 10% per i livelli di disoccupazione e un 10% sulla media delle domande di asilo ricevute in passato. Tale manovra si affianca a un blocco di finanziamenti pari a 780 milioni di euro provenienti dal bilancio dell’Unione per supportare i paesi che si faranno carico degli immigrati.

La Commissione prevede dunque d’ora in avanti la costituzione di un meccanismo di redistribuzione dei profughi, da adottare immediatamente in futuro non appena uno stato UE si trovasse in serie difficoltà di gestione delle migrazioni. Non sono previste eccezioni per i paesi dell’Unione, con sanzioni economiche per chi fosse non in grado di affrontare l’accoglienza: se per giustificati motivi uno stato membro dovesse declinare la richiesta di ricollocamento, sarà tenuto a pagare una quota al bilancio UE pari allo 0,002% del Pil nazionale.

Alle misure d’emergenza si affianca tuttavia una strategia d’azione a lungo termine, che prefigura una revisione del Trattato di Dublino per la creazione di una vera politica d’asilo. Secondo Juncker «C’è bisogno di più Europa nella politica UE per i migranti. Tutti dovremmo ricordarci che in Europa quasi ciascuno di noi, prima o dopo, è stato un rifugiato». Allo stesso modo, sottolinea come sia necessario un impegno maggiore per salvaguardare l’area Schengen e i privilegi della libera circolazione in ambito europeo, rafforzando il controllo dei confini esterni.

Si tratta di gestire un sottile equilibrio tra l’apertura delle porte alla solidarietà nazionale, accogliendo gente in serie difficoltà con la creazione di canali di immigrazione legali, e allo stesso tempo evitare di alimentare il mercato dei trafficanti di esseri umani. Il vicepresidente della Commissione UE, Frans Timmermans, ha annunciato a proposito la creazione di centri di identificazione dei migranti presso i porti di Grecia e Italia, in cui la polizia locale e gli agenti di Frontex ed Europol potranno lavorare a stretto contatto per distinguere dal principio i veri rifugiati politici dagli immigrati illegali. Il controllo del flusso migratorio potrà essere controllato anche grazie a una lista di paesi d’origine considerati sicuri, che rispettano i principi di democrazia e diritti umani, da cui le popolazioni hanno meno urgenza di fuggire.

Secondo il ministro degli affari esteri Paolo Gentiloni, le decisioni del piano Juncker hanno lo spirito giusto ma non sono sufficienti, in quanto non abbracciano il carattere permanente della sfida migratoria che l’Europa dovrà affrontare nei prossimi decenni; a suo parere, l’UE non deve soltanto finanziare il riposizionamento dei profughi entro i propri confini, ma facilitare e gestire il rimpatrio, operazione spesso molto più costosa ed elaborata.

©Futuro Europa®

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