Cronache dai Palazzi

Tornano in scena i tagli alle tasse che dovranno essere di qualità, ponderati sul programma di riforme e sulla sostenibilità delle misure. Bruxelles detta in pratica le sue condizioni e Renzi annuncia un piano da attuare in autunno, prevedendo un riduzione delle tasse di 50 miliardi in cinque anni, sulla casa, sulle imprese, sull’Irpef. Il ministro del l’Economia Pier Carlo Padoan assicura inoltre che “ridurre le tasse non è alternativo al rafforzamento della lotta all’evasione. Sono cose complementari”. Il progetto di tagliare prima le imposte sulla casa, poi quelle alle imprese e alle famiglie corrisponderebbe in pratica ad un piano ben preciso fondato sul “tipo di relazioni che si innescano tra queste misure nella loro successione”.

Per il momento la Commissione europea frena un ulteriore ricorso alla flessibilità, auspicato dal premier italiano, e richiama al rispetto delle “regole”, mentre il  commissario agli Affari Economici Pierre Moscovici ammonisce: “È presto per una reazione dettagliata, non c’è stato nessuno scambio con il governo italiano”. L’ultima comunicazione tra Italia e Europa risale al 13 gennaio 2015 in cui la Commissione europea precisava: “Un Paese che si trova nel braccio preventivo del patto di Stabilità e che investe deve essere incoraggiato”. Ed ancora: “Un Paese che fa riforme strutturali può ottenere più tempo”. È necessario, infine, tener conto del ciclo economico, ossia gli sforzi richiesti non sono generalizzabili.

Nella legge di Stabilità 2016, che l’Italia presenterà entro metà ottobre, sarà inserito il tanto richiesto pacchetto di coperture al taglio delle tasse ovviamente tenendo conto dei vincoli europei e senza dimenticare l’ingente debito pubblico pari a 2.184 miliardi (Eurostat), 135,1% del Pil nel primo trimestre 2015 e ben al di sopra del 60% previsto dai parametri di Maastricht. Solo la Grecia ha superato l’Italia nella lista dei Paesi Ue con un debito pubblico da record. L’Italia è inoltre il primo Paese che in primavera ha beneficiato del bonus da 1,6 miliardi sfruttando la clausola di flessibilità del patto di Stabilità e impegnandosi, nel contempo, ad attuare delle riforme che in parte sono arrivate ma in gran parte devono ancora essere completate. Il giudizio delle istituzioni europee non è quindi scontato e l’autunno sarà decisivo. Bruxelles sottolinea per di più che la qualità del taglio delle tasse non è seconda alla quantità, senza dimenticare la sfida economica che l’Italia si prefigge. La riduzione delle tasse sul lavoro, ad esempio, è strettamente legata alla crescita di occupazione e all’incremento della competitività. In definitiva la Commissione europea valuterà la compatibilità di ogni manovra con l’equilibrio generale e al centro del dibattito restano le privatizzazioni, raccomandate da Bruxelles anche per allungare il raggio d’azione del Bel Paese.

All’Europa Renzi ricorda comunque di “preoccuparsi di dare una mano a chi vuole ripartire e non essere soltanto la maestrina con la matita rossa e blu”. Al suo partito, invece, sottolinea di dover assolvere un impegno preso con gli italiani”: “Buttar giù le tasse”. Davide Zoggia, senatore pd, riassume in poche parole la posizione della minoranza dem: “Come si fa a essere contro il taglio? Mica lo boicotteremo, non gli facciamo questo regalo a Renzi. Però la sensazione è di una dichiarazione ad effetto, di uno spostare l’attenzione. Non dovevamo dare una risposta ai pensionati, alla scuola, alla sanità? E il reddito di cittadinanza? Le grandi socialdemocrazie non procedono con questi annunci, come quello di Renzi”. Di certo la sinistra italiana mal digerisce una riduzione del peso dello Stato e, oltretutto, Renzi non ha ancora chiarito come si arriverà alla riduzione delle imposte, se a debito o tagliando la spesa.

Pareri contrastanti all’azione di governo arrivano comunque anche da altre aree. Intervenendo a “L’aria d’estate” su La7, il presidente dei Popolari per l’Italia, Mario Mauro, sottolinea che “la più grande riduzione di tasse della storia italiana sarebbe annullare gli aumenti delle tasse fatte da Renzi”. Mauro rivendica a Renzi un atteggiamento del tutto propagandistico – come del resto fanno diversi esponenti della minoranza dem – e ammonisce: “Il presidente del Consiglio vuole abbassare le tasse per 50 miliardi perché le ha aumentate per 75 miliardi”.

Il presidente Mauro elenca infine “alcuni degli aumenti che questo governo ha gentilmente offerto agli italiani” tra cui “la Tasi (aumento dello 0,8 per mille su tutti gli immobili), la Tari, l’aumento della tassazione sul risparmio dal 20% al 26%, l’ampliamento delle categorie di imprese soggette all’Irap, la riduzione delle detrazioni Irpef per i redditi superiori a 55 mila euro, l’aumento della tassazione sui Fondi Pensione dall’11% al 20%. E ancora: le clausole di salvaguardia con un aumento della pressione fiscale per 51,6 miliardi in tre anni, l’introduzione della tassazione dei proventi corrisposti ai beneficiari di polizze vita e l’aumento della tassazione del Fondo Tfr (dall’11 al 17%) e delle tasse aeroportuali”.

Matteo Renzi avrebbe quindi preso la ricorsa, tantoché anche il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, suggerisce prudenza al governo. Più che chiedersi se il taglio delle tasse sia di destra o di sinistra sarebbe opportuno porsi come primo obiettivo quello di far “ripartire” l’economia. Meno spettacolarità del cambiamento, quindi, e una maggiore profondità dello stesso che corrisponda ad un’Italia saldamente inserita in un’Europa che punta all’“unione politica” spinta fino all’idea che “una difesa unica sarebbe persino più efficace, per certi versi, di una moneta unica”.

In un’Italia devastata dall’“arretratezza tecnologica”, caratterizzata da un vasto tessuto di piccole e medie imprese che investono non molto in ricerca e innovazione e dove, infine, è famosa la “fuga di cervelli”, la parola magica è “produttività” e non “tasse”. Produttività e capitale umano devono procedere su binari paralleli. “Uno Stato di qualità richiede – ammonisce Visco – capitale umano di maggiore qualità. Servono investimenti su scuola, università, ricerca”. I tagli alla spesa vanno bene ma, nella pratica dei fatti, tutto ciò non dovrebbe comportare ad esempio una giustizia civile e una pubblica amministrazione sempre più inefficienti, ossia quel “contesto sfavorevole alle imprese” che purtroppo ci caratterizza, depotenziando per l’appunto la produttività del Bel Paese.

Annunciare un taglio delle tasse non equivale infine a tagliarle davvero. Inoltre occorre interrogarsi su quanto certe misure siano effettivamente praticabili – ponderando quindi le coperture necessarie – e se simili annunci non siano parte integrante dello storytelling renziano, in attesa di superare l’estate e rimandando i problemi più scottanti all’autunno.

©Futuro Europa®

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