Etiopia, sepolcro svela antichissimo commercio tra Aksum e Roma

Nell’antica città di Aksum, nel Nord dell’Etiopia, una spedizione di archeologi britannici ed etiopi ha portato alla luce un sepolcro di 2 mila anni fa, pieno di tesori dell’Impero Romano. Sembra che gli scambi commerciali della capitale del regno Aksumita, esistito tra il 100 e il 940 d.C. e un tempo stimato essere governato dalla leggendaria Regina di Sheba, con Roma risalgano a un periodo precedente rispetto a quanto reputato.

Durante una campagna di scavo durata 6 mesi, è stata scoperta la sepoltura di una donna sicuramente di alto rango, all’interno di una serie 11. Gli studiosi hanno deciso di umanizzare il ritrovamento, soprannominandola la “bella addormentata”, in relazione al modo in cui il corpo è posizionato. Come spiega Louise Scofield, ex-curatrice al British Museum e supervisore dello scavo: “Era rannicchiata su un lato, con il mento appoggiato su una mano, che indossava un anello in bronzo.”

A lato e davanti al suo viso, era stato posto uno specchio bronzeo romano, leggermente corroso. Un omaggio alla sua bellezza, una critica alla sua vanità, o ancora un accesso al regno dell’oltretomba, in una sorta di realtà raddoppiata? A mo’ di corredo, un cucchiaio sempre in bronzo, finemente decorato, contenente un prodotto di cosmesi, kajal nero per il trucco degli occhi. Seguono recipienti in vetro di fattura romana, due coppe per bere e una boccetta per contenere le lacrime dei morti. Infine, una brocca di argilla, che potrebbe aver contenuto cibo per accompagnarla nel viaggio ultraterreno.

Lo scheletro è adornato con una cintura e una collana di perline. In un altro sepolcro, giacciono i resti di una donna con una collana costituita da 1.065 perle di vetro colorato e una fiaschetta di vetro per il profumo. Le altre sepolture sarebbero di guerrieri, che indossano grandi bracciali in ferro, uccisi nei vicini campi di battaglia.

Il sepolcro della “bella addormentata” risulta intatto grazie al fatto che, ricoperto di sola terra, fosse stato tagliato in una roccia, che ha appunto isolato e permesso la preservazione del contenuto. Non senza polemiche, gli oggetti, databili tra il primo e il secondo secolo, verranno rimossi dal sito del ritrovamento ed esposti in un museo nella città di Wukro, in Etiopia, sovvenzionato dal governo tedesco. Il polo espositivo verrà inaugurato a ottobre e ospiterà i reperti, con il contributo di 9 specialisti. All’interno dello stesso progetto promotore della cultura e della sostenibilità regionali, gli scavi sono stati finanziati dalla Headley Trust della famiglia Sainsbury e dalla Tigray Trust.

Al suo apogeo, rintracciabile tra il terzo e il sesto secolo, rappresentava il più grande mercato dell’Africa nord-orientale. I suoi mercanti commerciavano fino ad Alessandria e al di là del Fiume Nilo. È dunque plausibile che l’oro estratto dalle miniere del regno venisse esportato a Roma e a Gerusalemme –  del resto, si dice che Aksum sia il luogo in cui risiede l’Arca dell’Alleanza. Nel quarto e nel quinto secolo, quando adottarono il Cristianesimo nel regno, è certo che gli scambi con Roma fossero avviati; i Romani vi cercavano zanne d’elefante, incenso e metalli.

©Futuro Europa®

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