Front National, relazioni pericolose

Pochi giorni dopo le elezioni dipartimentali francesi, in cui il Front National di Marine Le Pen ha aumentato il suo consenso senza sfondare come voleva, è tornata di nuovo a occupare le cronache giornalistiche la questione dei dubbi finanziamenti al partito dell’estrema destra francese.

Continua, infatti, la polemica sui fondi russi a sostegno del Front National: Le Monde, citando un articolo pubblicato su Mediapart, che a sua volta si rifà alle rivelazioni del gruppo di hacker russi “Anonymous International”, racconta di uno scambio di messaggi tra “un responsabile del Cremlino e un personaggio vicino a Vladimir Putin” a proposito del sostegno del Front National alle posizioni russe in Crimea e sulla questione ucraina. Questo scambio fa pensare a un “ringraziamento” che i russi dovevano ai frontisti di Marine Le Pen. Questi messaggi, infatti, sarebbero precedenti al tanto discusso finanziamento (11 milioni di euro, secondo Mediapart, 9 secondo Le Monde) che il Front National ha ottenuto dalle banche russe, quando quelle francesi rifiutavano di darne. Le Pen, guarda caso, è una strenua sostenitrice di Putin. Ha fatto diversi ‘viaggi di amicizia’ a Mosca e da quando è iniziato il conflitto in Ucraina, si è sempre opposta alle sanzioni europee contro la Russia.

Secondo Mediapart, l’associazione Cotelec, presieduta dal presidente onorario del FN, Jean-Marie Le Pen, avrebbe ricevuto, il 18 aprile scorso, un prestito da due milioni di euro da parte di una società cipriota finanziata con fondi russi. La Le Pen si è difesa affermando che le posizioni pro-Russia del suo partito non sarebbero legate ai fondi ricevuti, a cui anzi preesisterebbero di molto.

A fine settembre scorso, il partito anti-euro ha ottenuto un altro prestito da 9 milioni di euro dalla First Cezch Russian Bank (FCRB). La Le Pen, tuttavia, ha sempre giustificato quel prestito internazionale, dichiarando che le banche francesi si erano rifiutate di finanziare il suo partito. Altri esponenti dell’estrema destra francese rispondono, anzi, rammentando la vicenda dei presunti fondi illegali offerti dal libico Gheddafi per la campagna presidenziale del 2007 di Nicolas Sarkozy, oggi di nuovo esponente di punta della destra gollista.

Per il Front National, le cose non vanno bene nemmeno da un punto di vista elettorale. L’estrema destra francese, alle amministrative di marzo, non ha conquistato neanche un dipartimento. Svanisce, dunque, l’obiettivo principale del Front National di conquistare per la prima volta nella storia del Paese un dipartimento nazionale. Nella Vaucluse, la regione di Avignone dove è stata eletta la nipote di Marine Le Pen, Marion Marechal, non c’è maggioranza: 6 cantoni vanno alla sinistra, 6 al centrodestra gollista, mentre il FN ne ha conquistati solo 5. I dati definitivi di marzo confermano che il centro-destra dell’ex presidente Nicolas Sarkozy è risultato nettamente lo schieramento più votato, ottenendo il 45,03% dei voti, seguito dal 32,12% della ‘gauche’ e dal 22,23% del Front National. L’affluenza è stata nella media, con un tasso d’astensione al 50,2%.

Secondo il presidente Hollande, il Front National ha avuto “un risultato fin troppo elevato” – pur non avendo vinto in nessun cantone – e ha sottolineato che le forze democratiche devono “denunciare le soluzioni pericolose” che il FN propone. Marine Le Pen mastica amaro, ma festeggia “un risultato storico” che, dice, sarà “la base per la vittoria di domani”.

Infine, un altro scandalo finanziario si abbatte sul Front National: Frédéric Chatillon (amico di vecchia data di Marine Le Pen) alla guida di una società che gestisce la comunicazione e la propaganda elettorale per il partito, è stato incriminato dalla giustizia francese nell’ambito di un’inchiesta su frodi supposte, relative alle ultime campagne del Front National. Da quando è diventata presidente del partito, nel 2011, la Le Pen è riuscita ad accrescerne il seguito portando avanti una politica di “dédiabolisation”, ossia di ripulitura della sua immagine, legata al passato nazional-fascista del padre Jean Marie. Tuttavia, proprio la presenza di Chatillon nel circolo dei consiglieri della Le Pen, è stata considerata da tanti osservatori come la prova che quella strategia non è stata così sincera. Sulla scia delle ultime novità, la donna ha confermato la sua fiducia nei confronti del personaggio, sottolineando che “un’incriminazione non è ancora una condanna”. Si attendono ulteriori sviluppi.

©Futuro Europa®

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