Valeria Moschet: Google+, alla scoperta di un mix

In occasione di uno degli imperdibili Tolk Tolk della Dora Carapellese presso il Java Caffè di Bologna, abbiamo avuto il piacere di conoscere Valeria Moschet. Esperta in Social Media Marketing,  dopo una consolidata esperienza retail e commerciale nei settori abbigliamento e accessori, è ora un’affermata esperta del settore ed in questa occasione abbiamo avuto modo di porle una serie di domande riguardo al mondo Google+.

Google+ sembra un oggetto un po’ misterioso.

Sembra che sia poco usato, certamente lo è meno di Facebook, ma a livello di utilizzo come social network ci siamo. In Italia siamo 52 milioni, 26 di questi sono su Facebook e di questi il 70% sono mensilmente attivi, il che vuol dire che chi ha un profilo Facebook lo usa. Google+  In Italia ha circa 12 milioni gli utenti registrati e 3.8 utenti attivi mensilmente., quindi parliamo di circa un decimo rispetto a Facebook, ma sono i numeri degli altri social. E’ vero che quando ti iscrivi ad un qualunque servizio di Google, automaticamente ti ritrovi iscritto a Google+, per cui si vede che gli attivi sono poi 1,2 milioni. Certo il numero è inferiore ai 20 milioni attivi di Facebook, ma in linea con gli altri social, per dire Twitter ne ha 2,5 milioni di iscritti.

L’impressione è che Facebook sia molto più user friendly, mentre Google+ abbia uno skill maggiormente professionale.

Il mi piace è diventato di uso comune, cosa che non è il +1 di Google+. Direi che la differenza è data dal fatto che Facebook è diventato di uso comune, tutti conoscono le sue schermate ad esempio, non è tanto un più o meno facile, ma il fatto che uno sia più conosciuto dell’altro.

Pare che uno dei problemi di Google+ sia che non si è ancora esattamente capito a cosa possa servire e come usarlo per averne un beneficio. Ad esempio Twitter sembra essere venuto molto in voga con l’avvento del premier Renzi.

Su Twitter credo ci sia una confusione fenomenale, i social sono percepiti con l’idea che uno debba dire cosa sta facendo. Ogni social ha il suo ecosistema dove tu ti rapporti, quando lo hai capito sai come comportarti. Google+ è un mix tra Facebook e Twitter, dove si possono condividere cose interessanti, ma anche di vita privata. L’attività maggiore su Google+ è la condivisione di foto per dire.

La timeline di Google+ è forse meno intuitiva rispetto a quella di Facebook.

Non c’è l’algoritmo profondo che troviamo in Facebook per cui se tu hai avuto maggiore interazione con una persona quei contenuti sono messi in maggiore evidenza, l’ordine è più cronologico e soprattutto viene posto in evidenza quello che al momento è hot, il trend del momento. Google+ è più cronologico e neutro in questo, non c’è ancora una forma di sponsorizzazione come su Facebook, perlomeno non ancora.

Le cerchie corrispondono ai gruppi di Facebook?

No, le cerchie corrispondono alle liste, mentre i gruppi di Facebook sono su Google+ le community. Le cerchie sono la suddivisione di persone in base al motivo per cui tu hai il contatto. E’ una tua suddivisione, mentre la community o gruppo è la scelta della persona di mettersi in un particolare argomento.

Su Google+ è molto premiata la creazione di contenuti, è giusto? Pare che invece su Facebook ci si limiti, più o meno, a condividere.

Questo è un discorso che attiene particolarmente Google+ per le aziende, dal momento che crei un contenuto vieni molto premiato. Non sono d’accordo che su Facebook si condivida solamente, è che si tratta di un ambiente dove l’azione “condividi” viene facile, in tutti gli articoli e simili il bottone Condividi su Facebook si trova, mentre quello di Google+ non sempre, anche se adesso comincia a diffondersi.

La condivisione di contenuti su Google+ è diversa da quella di Facebook?

Dal momento che inserisci contenuti su Facebook ci sono molti fattori ed algoritmi che influiscono sul fattore di visibilità, mentre su Google+ se l’oggetto è buono e diventa virale, facilmente diventa visibile ad una platea molto ampia. Una foto interessante su Google+ può arrivare a 300 contatti mentre la stessa su Facebook a 30, limitata ai tuoi contatti diciamo.

Qual è lo skill di età relativo a Google+?

Contrariamente a quello che si pensa la fascia di età su Google+ è più giovane rispetto a quella di Facebook, esattamente 25-34, la seconda fascia utilizzatori è 34-45, rispetto a Facebook che è 35-45. I giovanissimi non sono nemmeno su queste piattaforme, sono su piattaforme diverse da questi social, vanno su Snapchat e Wechat piuttosto che Whatsapp, preferiscono gli instant messengers. Le statistiche sui social infatti includono anche questi luoghi virtuali in quanto il marketing delle aziende deve tenere conto che i giovanissimi sono su queste piattaforme.

Oggi un’azienda deve essere presente sui social?

Deve starci assolutamente, le aziende devono avere una pagina Facebook e quelle che hanno un luogo fisico sicuramente anche su Google+, il 70% delle aziende che hanno un brand importante ci sono, il 2014 ha dato una svolta definitiva per il marketing su Google+.

Il ruolo di una Specialist Media Marketing come te quale è in questo ambito?

E’ importante guidarle nel capire lo strumento che dovrebbe essere una parte dello strumento di promozione, quindi sapere cosa fare.

E’ vero che per voi Specialists risulta più agevole avere a che fare con aziende che hanno un referente interno piuttosto che uno esterno in outsourcing.

Questo è sicuramente vero, di solito io imposto il lavoro poi lo passo a qualcuno all’interno dell’azienda in quanto queste attività hanno bisogno di una quotidianità che difficilmente può trovarsi con un referente esterno. In seconda battuta se un referente è interno questi ha la cultura aziendale, prima si lavorava in modalità push, comprami questo prodotto. Noi abbiamo l’approccio di promuovere, ma senza vendere, accompagniamo il processo di vendita, se questo sentire non è parte della cultura aziendale il tutto diventa più difficile.

In rapporto all’Europa come si pone Google+?

Quello che mi stupisce sempre guardando i dati è che in Italia la penetrazione di internet è molto bassa rispetto all’Europa, in Italia siamo al 38% contro una media UE del 68%. Però i dati cambiano totalmente sui social, contro una media del 40% noi siamo al 42%, il che vuol dire che pur avendo poco internet lo usiamo molto per i social. Anche la misurazione del tempo passato sui social è molto più alta in Italia che in Europa, io addebito tale situazione al fatto che siamo un popolo da bar, da chiacchiera, quindi su questi luoghi facili ci troviamo molto bene. Il che porta che anche su un social come Google+ siamo al terzo posto in Europa, contrariamente a quello che si potrebbe pensare.

L’importanza dei social in Italia mi fa pensare che questo porti ad essere ancora più importante essere presenti, per le aziende, sui social nel nostro paese vista la profonda penetrazione di questi strumenti.

Rimango sempre molto stupita dalla poca sensibilità di molti, soprattutto PMI, al fatto di essere presenti sul web e sui social, molte non hanno nemmeno un sito o una pagina Facebook.

Ci sono dei Fondi Europei su questo tema?

Certamente, ci sono fondi per la formazione e la digitalizzazione, inoltre per il 2015 è stato emesso un bando con cui vengo dati € 10.000 per il settore hotel e simili, non solo per implementare il wi-fi ad esempio, ma anche per la formazione nel web marketing. E’ notizia recentissima che per il 2016 Google investirà 25 milioni di euro per la formazione nelle PMI europee.

In confronto agli Stati Uniti l’Europa come si pone?

Lì Google+ è utilizzato in maniera massiccia, addirittura è al secondo posto e le aziende lo usano come canale fondamentale per la propria promozione e attività, anche gli utenti sono abituati ad usare questo canale nel rapporto con le aziende. Ma lì c’è un approccio totalmente diverso verso i consumatori, mentre noi abbiamo sempre teso a tenere a distanza il consumatore, lì ha un concetto di customer service totalmente diverso. Se scrivi alla Coca-Cola per dire, sicuramente ti rispondono. D’altronde anche il rapporto dei politici con gli elettori negli Stati Uniti è completamente diverso, mentre qui si fa sempre tribuna politica, lì si tanto ascolto. D’altronde lo scopo del social media marketing è fare ascolto, se apri un sito o una pagina devi anche rispondere.

©Futuro Europa®

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