Etichette alimentari, in Europa si cambia

A partire dal 13 dicembre la Commissione europea ha reso effettive le nuove normative in materia di etichettature alimentari, che d’ora in avanti presenteranno una nuova struttura più leggibile e con maggiori informazioni a beneficio del consumatore. La nuova legge comunitaria va a sostituire la vecchia direttiva CEE 79/11, con l’obiettivo di uniformare i sistemi di etichettatura in vigore nei vari paesi europei. Approvata nel 2011, questa legge ha consentito agli stati di adeguarsi ai nuovi standard nel corso di tre anni.

Le nuove regole impongono una maggiore trasparenza nel riportare i dati nutrizionali, affinché gli utenti possano rendersi maggiormente conto del contenuto alimentare e del suo processo produttivo: le etichette saranno più chiare, accurate e anche più comprensibili graficamente. In particolare, le indicazioni obbligatorie dovranno rispettare una dimensione minima di 1,2 mm, o di 0,09 mm per le confezioni più piccole.

Grande rilievo è stato posto nel comunicare la presenza di allergeni nei cibi: sostanze come i latticini o i derivati del grano possono scatenare intolleranze per la presenza di lattosio e di glutine in alcune fasce di soggetti, che dovranno essere avvertiti già al momento dell’acquisto tramite l’uso del grassetto o di sottolineature in evidenza sullo scatolo del prodotto. Tra le varie categorie di esercenti, questa norma interesserà anche i ristoratori e tutte le attività ricettive di somministrazione di cibi e bevande, con una revisione dei menù attraverso nuovi supporti ben in vista nei locali.

Le etichette saranno strutturate secondo una precisa tabella nutrizionale composta da sette elementi: valore energetico, quantità di grassi, acidi grassi saturi, proteine, carboidrati, sali e zuccheri, relativi a 100 grammi o 100 millilitri di contenuto. La data di scadenza dovrà essere indicata non soltanto sull’involucro esterno, ma anche in ognuno delle singole porzioni preconfezionate, per una maggiore sicurezza a lungo termine.

Ma una delle novità più dibattute e controverse riguarda l’indicazione di origine dei prodotti alimentari. Se infatti già da anni le confezioni riportano in etichetta il luogo di nascita, allevamento e macellazione delle carni bovine, dal 2015 ciò sarà obbligatorio anche per il pollame, le carni suine e ovine. A ciò si aggiungono dettagli sull’eventuale congelamento avvenuto prima della vendita, per cui il prodotto verrà etichettato sul bancone come “decongelato”. Sarà obbligatorio inoltre riportare su tutti gli alimenti non solo l’indirizzo legale del produttore, ma anche la sede effettiva dello stabilimento, cioè il luogo fisico dove vengono prodotti: questa manovra serve a scoraggiare il fenomeno dell’italian sounding, cioè di quei cibi creati all’estero ma presentati come made in Italy. In questo modo il consumatore potrà privilegiare la scelta di alimenti a “chilometro zero”, la cui filiera nasce e si sviluppa interamente sul territorio italiano.

Secondo il segretario dell’Ordine nazionale dei biologi, Luciano Atzori, «Il nuovo regolamento europeo porterà a una maggiore responsabilità degli operatori alimentaristi, e a una crescente consapevolezza dei consumatori su ciò che mangiano». Sicuramente un buon auspicio verso la valorizzazione della cultura alimentare in Italia e in Europa, durante la prossima Expo 2015 di Milano.

©Futuro Europa®

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