Cuba, non solo mare e Pigna colada

L’Avana – Non si pensi di arrivare a Cuba e trovarvi solo un mare incantato con spiagge bianchissime, di sdraiarsi e bere Pigna colada con Rum di 7 anni e ballare agli angoli delle strade. Non c’è solo questo, c’è molto altro perché l’isola è in grande fermento; numerosissime le iniziative culturali che vengono seguite non solo dai cubani ma anche dai tanti stranieri che si trovano in visita.

E’ appena terminata la VII edizione di “Arte e Moda” che ha visto il suo clou nella sfilate che da giovedì 13  sono state realizzate nel cortile dell’Edificio d’Arte cubana del Museo Nazionale delle Belle Arti. Per questa speciale occasione si sono uniti in una forma di consorzio virtuale, tre artisti, uno stilista, un pittore e un fotografo per unire i loro talenti e mostrare al pubblico vestiti straordinari pieni di colori realizzati con materiali disparati  e il pubblico numerosissimo li ha gratificati con applausi fragorosi.

Oltre la moda, la musica a Cuba è una parte integrante del tessuto sociale;  tutti o quasi tutti i cubani sanno suonare almeno uno strumento e la loro cultura musicale comincia già da molto piccoli. L ’Orchestra Sinfonica Nazionale (OSN) è una realtà molto importante e in questi giorni è stato il 55 anniversario di questa istituzione. Per l’occasione il Generale  Raúl Castro ha mandato loro un messaggio che è stato letto prima dell’inizio del concerto commemorativo che si èsvolto nella cornice del  XXVII Festival de L’Avana di musica contemporanea

Il pubblico ha avuto l’opportunità di ascoltare l’esecuzione in prima mondiale di “Sinfonia insulare” di Jorge López Marín, diretta dall’autore  e d’apprezzare l’intensità dell’accompagnamento dell’orchestra al baritono Eleomar Coello, con la direzione di Roberto Valera,  in “ Escenas”, un commovente ciclo sinfonico vocale di Carlos Fariñas, con i testi del  salvadoregno Roque Dalton e del cileno Ariel Dorfmann. Un momento di grazia, in un contesto di grande suggestione.

©Futuro Europa®

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2 Comments

  • Lei ha ragione: il mio ricordo di Cuba coincide con la sua esperienza. E’ un popolo allegro, generoso, aperto alle novità, e il regime mostra attenzione alla cultura (come era tipico dei paesi dell’est), purché sia addomesticata e politicamente neutra. La facciata a uso dell’élite privilegiata o degli stranieri copre una realtà fatta di povertà, e oppressione poliziesca. Restano nelle carceri centinaia e forse migliaia di prigionieri politici, non c’è ombra di libertà di stampa (come in tutti i regime del genere, il solo diritto che resta è quello del mugugno) e chi vuole lasciare quel paradiso (sono migliaia ogni anno) deve ottenere il permesso del Governo. Esattamente come a Berlino Est dei vecchi tempi. E stia sicura che durante il suo soggiorno nell’Isola è stata discretamente sorvegliata, come accadde a me (non fu difficile accorgersene). Parlando di cultura non addomesticata, menzionerei alcuni scrittori cubani di prim’ordine, come Leonardo Padura, che da tempo e appassionatamente denunciano il regime e per questo hanno pagato con l’ostracismo, il carcere o l’esilio. Se vuol capire cos’è Cuba, cerchi i suoi libri.
    Le cose, apparentemente, hanno cominciato a cambiare ed è riapparsa timidamente un po’ di economia privata. Ma fino a che la famiglia feudale dei Castro occuperà il potere (senza elezioni vere) il paese non conoscerà vera libertá né vero progresso. E i concerti o le sfilate resteranno, come ho detto sopra, una facciata.

  • Il paese Cuba ha la libertà e il progresso che gli ha permesso almeno di non essere pieno di mendicanti e drogati come il resto dei Caraibi o di ricchi spietati e, agli angoli delle strade, poveracci. Se libertà e democrazia vuol dire Rom che ti rubano in casa, giovani che si drogano e muoiono sulle strade il sabato sera, scioperi generali e truffe statali… mille volte meglio essere miserabile ma dignitoso a Cuba, avere un servizio sanitario di prim’ordine gratuito e accessibile a tutti e ottima possibilità di scolarizzazione.

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