Vietnam, un Paese in crescita

Ho Chi Minh City – A quasi 40 anni dalla fine della guerra del Vietnam, Saigon (oggi Ho Chi Minh City), sembra essere completamente risorta e oggi rappresenta il cuore economico del paese. La vecchia capitale, infatti, forse proprio perché spoglia dell’ingombrante macchina burocratica e governativa che si è spostata a Hanoi, gode di un business environment molto favorevole e attrattivo, specialmente per l’arrivo dei capitali esteri. Con una popolazione di quasi 8 milioni di abitanti e un tasso di crescita del 9.3% lo scorso anno, Saigon è certamente una delle maggiori “capitali economiche” del Sudest asiatico.

L’economia del paese nel suo complesso è cresciuta ad un ritmo incredibile, circa un 7% di media nell’ultimo decennio. Molto lo si deve agli investimenti americani, certamente la pietra miliare è stata la firma dell’accordo bilaterale stipulato tra il governo di Washington e quello di Hanoi nel 2001. Un accordo che ha visto la bilancia commerciale pendere decisamente verso il segno più, con un volume d’affari cresciuto dai $1.5 miliardi del 2001 ai quasi $20 miliardi nel 2012. Inoltre, proprio in questi giorni si è trovato un accordo di massima sul TTP Trans-Pacific Partnership, molto caro a Obama ma anche al governo vietnamita che è uno dei firmatari insieme ad Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Peru e Singapore. Proprio da quest’accordo potrà, infatti, arrivare un ulteriore impulso economico in grado di elevare il Vietnam tra i grandi paesi emergenti di questo secolo.

Oltre agli Stati Uniti, una spinta decisiva all’economia del paese è indubbiamente arrivata dalla vicina Cina, il più grande partner commerciale del Vietnam. Molte fabbriche cinesi hanno, infatti, traslocato la loro produzione in Vietnam, dove la manodopera costa 2/3 in meno che in Cina (sì è possibile!).    Nonostante ciò gli investimenti diretti di Pechino nel 2014 tardano ad arrivare, anche a causa delle recenti tensioni geopolitiche tra i due paesi esplose a causa dell’invasione cinese nelle acque vietnamite per installare una piattaforma petrolifera a 200km dalle coste del paese, che hanno portato a sanguinosi scontri nelle fabbriche cinesi in Vietnam. L’episodio è uno dei molti focolai di guerra che si stanno susseguendo nel Mar Cinese Meridionale.

Ad approfittare dei temporanei scontri diplomatici (e non solo) tra Hanoi e Pechino, sembrano essere stati gli altri giganti asiatici, ovvero Giappone, Sud Corea e Singapore, ma anche l’Europa, grazie in particolare alla propria locomotiva economica: la Germania, infatti, è tra i paesi europei che più ha strizzato l’occhio alle opportunità presenti nel paese. Proprio in questi giorni è in corso la 14.ma edizione della conferenza Asia-Pacific patrocinata dall’APA (AsiaPacific Committee of German Business) dal governo di Berlino, e da due colossi industriali tedeschi presenti nel paese quali BMW e Adidas.

E l’Italia? Questa volta non sta a guardare, infatti, oltre alla recente visita del Premier Matteo Renzi, i rapporti tra i due paesi si stanno intensificando e la prossima settimana è previsto l’arrivo nel paese di una delegazione di oltre 200 imprenditori italiani. L’Europa è anch’essa in procinto di firmare la sottoscrizione di un accordo di libero scambio che secondo gli esperti potrebbe portare il valore degli interscambi commerciali tra Vietnam ed Unione Europea a quasi 100 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni.

©Futuro Europa®

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