L’Algeria verso le Presidenziali

A 77 anni, il Capo di Stato algerino Abdelaziz Bouteflika si presenterà per un quarto mandato alle Presidenziali. Suo principale competitor sarà l’ex Capo del Governo Ali Benflis, ma in molti sono convinti che Bouteflika sia nella posizione ideale per succedere a sé stesso.

La radio pubblica algerina ha riportato mercoledì scorso, che allo scadere della mezzanotte di martedì, data limite per il deposito fissato per il voto del prossimo 17 Aprile, erano state registrate dal Consiglio Costituzionale, un totale di dieci candidature, tra le qual quella del Presidente uscente Abdelaziz Bouteflika. Il Capo di Stato, 77 anni e 15 anni di potere, aveva annunciato lo scorso lunedì alla televisione di Stato  – con un flebile tono di voce –  la sua candidatura per un quarto mandato. Si è trattato delle prime parole dette in pubblico dopo l’ictus che lo aveva colpito il 27 Aprile del 2013. Quello che viene considerato come suo principale competitor, l’ex Capo del Governo (agosto 2000-maggio 2003) Ali Benflis, l’ha depositata martedì. Quest’ultimo, che lo aveva già sfidato nel 2004 ha messo in guardia contro il “furto di voti” agli elettori. Ha evocato “pratiche di bassa lega, sordide e vigliacche che fanno planare il dubbio sulla credibilità delle elezioni Presidenziali”. Nel depositare la sua candidatura,  anche il Presidente di una piccola formazione, Karama, Mohamed Benhamou, ha puntato il dito sulle dichiarazioni di alcuni candidati, che non ha però citato per nome, qualificandole “gravi” e “appelli alla disobbedienza civile con l’obbiettivo di seminare la discordia”. Mohamed Benhamou ha dichiarato che in caso di rifiuto della sua candidatura, avrebbe sostenuto Abdelaziz Bouteflika che rappresenta la “sicurezza e stabilità”.

Tra gli altri pretendenti figurava il Presidente di un altro piccolo Partito, l’Ahd 54 di Ali Fawzi Rebaine. L’operazione di raccolta firme è stata “più difficile” che per le Presidenziali del 2002 e del 2009, si è lamentato dopo aver depositato la sua documentazione. Gli altri aspiranti erano Moussa Touati del Fronte Nazionale algerino, il Presidente del Fornte El-Moustakbel (FM), Abdelaziz Belaid, Presidente del Rassemblement Algerien (RA), Ali Zaghdoud, la Segretaria generale del Partito dei Lavoratori (PT), Luisa Hanoune. E ancora il Presidente del Partito Ennasr El-watani, Mahfoud Adoul e l’ex Ministro del Tesoro (giugno-ottobre 1991), Ali Benouari, che ha chiamato gli algerini a votare “in massa” per assicurare “una transizione pacifica verso una seconda Repubblica”, che sia “liberale”.

Sei candidati hanno visto giovedì sfumare i loro sogni di gloria. Il Consiglio Costituzionale ha infatti invalidato la loro candidatura. Sono rimasti in corsa la Hanoune, Belaid, Touati e Rebaine, tutti leader di piccoli Partiti rappresentati in seno all’Assemblea Nazionale. Per gli osservatori, il risultato del voto non riserverà sorprese. Bouteflika verrà rieletto. Dispone dei mezzi dello Stato e non avrà bisogno di fare campagna elettorale. La legge elettorale non lo obbliga ad andare in lungo e in largo per il Paese, altri lo faranno per lui. Un elezione farsa, penosa per l’Algeria, un grande Paese con una popolazione giovane che sogna di scegliere il suo Presidente. Ma penosa anche per il Presidente stesso, che, fino al 1979, fu un grande Ministro degli Affari Esteri dopo essere stato per 29 anni il più giovane Ministro della Repubblica algerina. Dopo 20 anni di espiazione, è tornato al potere nel 1999 alle sue condizioni ed è rimasto,per molti algerini, colui che ha messo fine alla terribile guerra civile degli anni ’90. Malato dal 1995, e reso abbastanza sofferente dall’ictus che lo ha colpito lo scorso Aprile, dopo aver fatto già un mandato di troppo (grazie ad una modifica della Costituzione che poneva il limite a due mandati) Bouteflika ha deciso di replicare per la quarta volta.

Viene da chiedersi se questa decisione sia frutto della sua unica volontà o se sia stato spinto dall’establishment che non vuole mollare. Difficile da dirsi; ma per alcuni commentatori, questa candidatura ha un lato positivo, quello di mostrare che lo stereotipo (un tempo vero) di un’Algeria dove i militari fanno e disfano i Presidenti non è più una realtà. Ciò non significa che non siano ancora presenti nella “gestione” di alcune posizioni di primo piano. Nel 2014, ad eccezione del generale Gaid-Salah, Capo di Sato Maggiore e vicino al Presidente uscente, né l’esercito né i Servizi volevano un quarto mandato di Bouteflika, che non si è però lasciato “intimidire” per questo.

Primo Presidente civile dell’Algeria, Bouteflika sognava di rimandare i militari nelle loro caserme già al suo ritorno al potere, nel 1999. Ci riesce alla prima rielezione nel 2004 anche se il Capo di Stato Maggiore dell’epoca, con il quale non andava per niente d’accordo, appoggiò alle elezioni di quell’anno,Ali Benflis, oggi nuovamente primo competitor di Bouteflika.  La cosa non funzionò con il Generale Mediene, potente capo del DRS, i Servizi algerini. Per lungo tempo hanno convissuto tra conflitto e pacificazione. Il mese scorso, Mediene ha fatto capire attraverso l’intervista di un generale in pensione, che non auspicava un ritorno di Bouteflika. Ma ha voluto puntualizzare che l’esercito nel suo insieme era fedele, osservante, rigoroso. In poche parole, non sarebbe intervenuto se il Presidente uscente si fosse presentato.

Nonostante la situazione poco trasparente, sembrerebbe che il tempo dei colpi di Stato sia finito. Forse il tempo porterà a vere elezioni democratiche. Un indicatore importante sarà qui il tasso di partecipazione ad una tornata elettorale che si preannuncia movimentata: già si alzano le voci di chi afferma che sia tempo di cambiare il sistema.

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