Davos, alla ricerca di una economia globale

Continuare a focalizzare l’attenzione sull’economia di breve termine pregiudica uno sviluppo concreto e sostenibile. Mentre in Italia siamo alle prese con la riforma della legge elettorale e su come gestire i deboli segnali di ripresa, cercare nuovi ministri e rivotare una fiducia ad un esecutivo stanco, a Davos, in Svizzera, i Grandi (o presunti tali) della Terra cercano di condividere modelli, strategie e piani economici per ridare un orizzonte al futuro dell’economia globale. Le ambizioni del World Economic Forum sono elevate: “rimodellare il mondo”. E ridare una visione dopo la crisi.

Il percorso è una vera e propria attività di governo globale. I 2500 partecipanti, fra cui 40 fra capi di stato e di governo, si confrontano sino a tutta la giornata di oggi su temi che vanno dai percorsi per superare la crisi, ai prossimi passi per le economie emergenti, allo sviluppo del continente africano, dalla politica economica giapponese alle sfide e ai rischi della digitalizzazione.

Papa Francesco ha rivolto al Forum di Davos un messaggio che è allo stesso tempo chiaro e profetico: “Vi chiedo di fare in modo che la ricchezza sia al servizio dell’umanità e non la governi”. Il Papa teme che gli approcci (apparentemente) inclusivi, delle scelte economico finanziarie, che tengano in “considerazione la dignità di ogni persona umana e il bene comune, possano diventare un’aggiunta per completare un discorso”. La tentazione del breve termine, quindi, causata non solo dalla finanziarizzazione eccessiva dell’economia ma dalla sostanziale perdita di senso della responsabilità verso le Persone, sembra affliggere le decisioni globali. La necessità di riscrivere le regole del gioco in Europa e nel Mondo è necessaria per cambiare ma anche per prevenire crisi ancora più nefaste di quella del 2008. Il Premio Nobel per l’Economia Robert Shiller non suona ancora l’allarme “ma in molti paesi i prezzi delle azioni sono alti, e in molti mercati immobiliari i prezzi sono saliti fortemente, potrebbe finire male”. Anche l’economista Nouriel Roubini teme un eccesso di rialzo delle Borse internazionali, mentre Kenneth Rogoff teme una spirale deflazionista in Europa che potrebbe far diminuire ancora di più il peso specifico dell’Ue.

I delegati al World Economic Forum sono pronti a parlare di povertà e di inclusione, ma dovrebbero anche essere capaci di prendere decisioni in grado di innescare circoli virtuosi per disinnescare la minaccia mondiale costituita dall’eccessivo divario fra fasce ricche e povere della popolazione. Christine Lagarde, direttore del Fondo Monetario Internazionale, qualche giorno fa, richiamava l’attenzione sulla minaccia all’economia globale costituita dagli squilibri di ricchezza, ampliati ancora di più dalla crescente mancanza di fiducia nella politica, nelle istituzioni. La fiducia deve ricominciare ad essere un elemento fondante non solo delle relazioni economiche, ma anche nelle relazioni umane.

Non bisogna aver paura di fare le riforme, ma certo quelle necessarie per eliminare le disuguaglianze e ridare fiducia, solo così chi ha il potere dimostrerà veramente di saperlo esercitare.

©Futuro Europa®

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