Rassegna stampa estera

Non possiamo non analizzare ciò che all’estero è stato scritto – e tanto – sul “caso Renzi-Berlusconi”. Il giovane Renzi è riuscito a rompere quello che molti hanno definito il “Cerchio Magico” o “l’Incantesimo”, questo è un primo dato di fatto, o almeno, è riuscito a scuotere dal torpore la classe politica. Forse ora, temendo veramente di uscire dai giochi, chi deve condurli questi giochi si deciderà a guardare il futuro con maggiore pragmatismo, producendo programmi lineari ed attuabili. Per essere credibile il Paese deve essere stabile. Ci ricorda Guy Dinmore, dal Financial Time, che in Italia ci sono stati 60 Governi dal 1945 ad oggi. Come non dare torto a chi non ci giudica affidabile? Un dovuto accenno va dato alla notizia che non ha scioccato solo noi, ma il Mondo intero: la disumana uccisione del piccolo Nicola Campolongo. Al di là del rivoltante comportamento nei confronti di un innocente, le mafie in Italia fanno ancora molta, troppo paura. Investitori compresi.

Scrive Le Figaro:” Il corpo di un bambino di 3 anni e quello di altre due persone sono stati ritrovati in Italia in una macchina bruciata. Un triplo omicidio legato alla mafia italiana Ndrangheta (…) Questo omicidio sarebbe collegato alla Ndrangheta, molto presente nella regione (…)  La droga è il comune denominatore che collega i membri della famiglia Ianicelli su più generazioni (…) La Calabria è la roccaforte della Ndrangheta, una delle mafie più pericolose d’Italia. Ha un ruolo di primo piano nella circolazione della Cocaina tra l’Europa e l’America Latina.” (Le Figaro, Le meurtre mafieux d’un enfant de 3 ans révolte l’Italie, 20 Gennaio 2014)

Melanie Longuet su TF1 titola il suo pezzo: L’Italie révoltée après le meurtre mafieux d’un enfant de trois ans. “Un bambino di tre anni è stato ucciso insieme a suo nonno e della compagna di quest’ultimo nell’incendio della loro macchina in Calabria, nel Sud dell’Italia. Questo decesso, che ha commosso l’Italia, sarebbe legato alla mafia (…) La Calabria è la roccaforte della Ndrangheta, considerata essere come la più potente e pericolosa delle quattro mafie italiane.” (…) ( Melanie Longuet, TF1, 20 Gennaio 2014)

Arriviamo alla lunga sequenza di commenti sul patto Berlusconi-Renzi, o forse è meglio definirlo Renzi-Berlusconi. Dominique Dunglas, corrispondente da Roma di Le Point, parla nel suo titolo di “ressurezione” di Berlusconi. “Incontrando il Segretario Nazionale del Partito Democratico per cambiare la legge elettorale, l’inaffondabile Cavaliere ritorna ancora al centro del gioco politico.” (…)  Ma , prosegue Dunglas “ fare delle riforme con Berlusconi rappresenta una scommessa ad alto rischio per Renzi. In passato, due leader di sinistra, Walter Veltroni e Massimo d’Alema, avevano anche loro tentato questa strada e sono stati messi in ridicolo per le promesse non mantenute del Cavaliere. Il Cavaliere da parte sua ha già raccolto i dividendi di questo colpo di teatro. Ha diviso la sinistra (…) Ha riconquistato i suoi vecchi amici che avevano abbandonato il PdL (…) Infine, si è riposizionato al centro della vita politica.” (…) (Dominique Dunglas, Italie: La résurrection de Silvio Berlusconi, Le Point, 20 Gennaio 2014)

Pierre de Gasquet su Les Echos analizza le frizioni nate immediatamente dopo l’accordo Renzi-Berlusconi. “Prima nota falsa dopo il ‘Blitz’ di Matteo Renzi sulla riforma elettorale: il Presidente del PD, Gianni Cuperlo, ha annunciato oggi le sue dimissioni al fine di mantenere la ‘sua libertà’ (…) Di fronte alle critiche che l’accusano di aver ‘resuscitato’ con questa mossa Silvio Berlusconi  – malgrado la decadenza dal suo mandato da Senatore, votata lo scorso 27 Novembre – Matteo Renzi ricorda che il ‘Cavaliere’ rimane, ‘di fatto’, il leader in carica della destra italiana, anche se un terzo degli eletti di Forza Italia hanno raggiunto il Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano (…) Anche se non mettono in causa il processo di riforme, le dimissioni di Gianni Cuperlo traducono bene le tensioni e le resistenze che possono ancora emergere in seno al Partito Democratico. ( Pierre de Gasquet, Premières frictions sur la réforme électorale du Tandem Renzi-Berlusconi, Les Echos, 21 Gennaio 2014)

L’editoriale del 21 Gennaio di Financial Time appoggia in qualche modo l’accordo Renzi-Berlusconi  affermando che “bisogna dare a Roma una possibilità” perché “l’accordo tra Renzi e Berlusconi è un male necessario. La crisi dell’eurozona ha portato alla luce le grandi lacune che hanno portato alla paralisi della non riformata economia italiana. Tuttavia, un fattore spesso trascurato è che molti di questi difetti trovano le loro radici nell’asseto costituzionale del Paese, che ha reso praticamente impossibile per i Governi che si sono succeduti scuotere le istituzioni economiche dell’Italia (…) Certamente la strategia di Renzi è piena di rischi. Il più significante è la decisione di negoziare con Berlusconi, l’uomo politico meno affidabile d’Italia (…) Tuttavia, dato che le altre parti politiche hanno mostrato scarso interesse a far passare una legge elettorale che garantisse maggioranze praticabili, Renzi non ha avuto molta scelta, se non quella di trattare con Berlusconi”.  Anche l’articolo di Guy Dinmore, sempre per la stessa testata, sottolinea come questo patto, per quanto azzardato,  possa finalmente ridare stabilità, e quindi credibilità, al Paese. “L’astro nascente della politica italiana ha ottenuto un importante assist,nei confronti di un Silvio Berlusconi calante, nel definire le basi di un pacchetto di riforme radicali salutato ora anche da commentatori solitamente scettici come la migliore possibilità per porre fine a decenni di instabilità politica del Paese  (…) Tuttavia, le dinamiche politiche sono state improvvisamente capovolte da un patto siglato tra Renzi e Berlusconi, ancora influente leader di centrodestra,nonostante la sua espulsione dal Parlamento a seguito di una sua condanna per frode fiscale.” (…) ( Financial Time, Give reformes in Rome a chance, 21 Gennaio 2014; Guy Dinmore, Italian politics turned on its head with Renzi-Berlusconi pact, 21 Gennaio 2014)

Di questa situazione hanno parlato anche il Libanese Naharnet, l’iraniano Tasni News e il maldiviano Haveeru. Dire che il Mondo ci osserva è un “eufemismo”. Il Paese a questo punto non ha più scuse per cominciare a cambiare. Renzi può avere tanti difetti, si possono approvare o meno le sue mosse, ma una cosa bisogna riconoscergliela: il pragmatismo che forse manca a tutti gli “altri”.

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