Green Economy: sostenibilità e crescita

Vi fu il tempo dell’Ambiente. Prima ancora quello della Natura. Oggi viviamo il tempo della Green Economy, che unisce già nella definizione significati contrastanti per l’ambientalismo prevalente nel secolo scorso. La Green Economy è nata dalla penetrazione di principi derivati dall’ambientalismo all’interno dei sistemi produttivi. Nei sistemi, appunto: non solo nei prodotti, ma anche nei metodi di produzione. E oggi condiziona in modo massiccio l’aggiornamento e il futuro di tutto il sistema economico: ne sono un esempio le politiche dell’Europa per lo sviluppo ecocompatibile, segnate dai principi di sostenibilità, efficienza, recupero delle materie prime, difesa del benessere dei cittadini.

L’Europa è in prima linea sul fronte delle economie green, come dimostrano norme ambientali tra le più rigorose al mondo, la strategia dell’UE per la crescita contenuta in ‘Europa 2020’, gli oltre 200 atti prodotti a tutela dell’Ambiente, ma anche e soprattutto i sostegni per la ricerca e le eco-innovazioni, il programma LIFE, il premio Natura 2000 per le best practice europee, le imposte e sussidi per orientare in senso ‘eco’ le produzioni e le linee guida per la gestione efficiente delle risorse.

Ma il resto del mondo non sta a guardare. A spingere verso la Green Economy, soprattutto in materia di Energia, e verso le fonti rinnovabili, sono in primo luogo, fattori strategici: primo fra tutti il desiderio di alcuni Paesi ad economia avanzata di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, i cui giacimenti sono collocati in prevalenza nei Paesi ad economia emergente e di controllare allo stesso tempo il ‘facile’ sviluppo delle economie fondate sul termoelettrico facendo leva con i trattati da Rio a Kyoto sul bilancio mondiale delle emissioni di CO2 e su quella che, secondo una  definizione usata in un commento al The Guardian dall’ex vicepresidente degli Stati Uniti Al Gore, è la ‘distribuzione della colpa’ dell’inquinamento atmosferico mondiale e dei conseguenti cambiamenti climatici. Altro fattore strategico è la consapevolezza del prossimo esaurimento dei giacimenti, problema al quale proprio l’inesauribilità delle ‘rinnovabili’ sembra la logica risposta. Fatto è che, a cominciare dal settore strategico dell’Energia, la Green Economy condiziona la nostra civiltà e il nostro tempo a qualsiasi livello, dalla politica internazionale alla vita di ognuno di noi.

In questo quadro l’Europa gioca un ruolo fondamentale con le sue politiche per lo sviluppo e con quelle nazionali di alcuni suoi Stati membri, primo fra tutti la Germania. Dopo la Germania, però, e in molti settori prima, viene l’Italia, che oggi è un fertilissimo vivaio di Green Economy, grazie alla lungimiranza di alcune sue storiche élite forgiate dall’annoso problema dell’approvvigionamento energetico, ad un tessuto imprenditoriale rapido nell’aggiornare in senso ecosostenibile le produzioni tradizionali del Made in Italy e alla sensibilità ormai largamente diffusa verso i temi ‘Green’. Fattori che nel nostro Paese hanno messo in moto una macchina potente, fatta molto anche di comunicazione e di politica ma soprattutto di economia, una macchina che mira a presentarsi in ottime condizioni all’appuntamento internazionale di Expo 2015 ‘Nutrire il Pianeta. Energia per la Vita’ che proprio noi ospiteremo.

Green Economy: non solo energia, con i temi correlati della gestione dei rifiuti e del riciclo, ma anche agroalimentare, enogastronomia, agriturismo e promozione del paesaggio, dei Parchi, dei beni culturali e dei borghi intermedi. Per l’Italia si tratta di numeri importanti, in termini di Pil e di posti di lavoro: tre milioni di ‘green jobs’, i lavoratori della Green Economy, che operano in 328mila aziende italiane; il 22%, dell’industria e dei servizi con almeno un dipendente che dal 2008 hanno investito o stanno investendo in tecnologie green per ridurre l’impatto ambientale e risparmiare energia. Da queste aziende è arrivato nel 2013 il 38% di tutte le assunzioni programmate nell’industria e nei servizi: 216mila e 500 su un totale di 563mila e 400. Cento miliardi di euro di valore aggiunto prodotto nel 2012, pari al 10,6% del totale dell’economia nazionale, esclusa la componente imputabile al sommerso secondo il rapporto annuale 2013 di Unioncamere e Fondazione Symbola sulla Green Economy nel nostro Paese. E gli investimenti ‘Green’ hanno ripagato le aziende anche in termini di esportazioni.

Insomma, superata la sua precedente visione antagonistica, l’Ambiente è ormai parte della vita di ciascuno di noi. E’ al centro della nostra futura Economia. Ed è promessa di sviluppo duraturo e sostenibile per tutti, ma soprattutto per il nostro Paese.

©Futuro Europa®

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