Donne nel Mondo, i Paesi più pericolosi

La Fondazione Thomson Reuters ha stilato una classifica dei dieci Paesi dove è più pericoloso vivere per una donna. Gli Stati Uniti occupano il 10° posto.

Ci sono Paesi dove nascere femmina non è una cosa bella. Si stima che nel mondo, una donna su tre sarà vittima di violenza fisica o sessuale. La Fondazione Thomson Reuters nel 2011 aveva redatto una classifica nella quale figuravano cinque Paesi: l’Afghanistan, la Repubblica Democratica del Congo, il Pakistan, l’India e la Somalia. Dopo sette anni pubblica una nuova classifica allungando la lista a dieci Paesi, tra i 193 che sono membri delle Nazioni Unite, con una sorpresa. In decima posizione dove si trova l’unico Paese Occidentale: gli Stati Uniti. Per la classifica del 2018 sono stati esaminati cinque settori ritenuti fondamentali: le cure mediche, le discriminazioni, le tradizioni culturali, le violenze o le molestie sessuali, le violenze diverse da quelle sessuali e il traffico di esseri umani. Almeno 550 esperti mondiali nello studio della situazione femminile sono stati interpellati seguendo questa metodologia.

Secondo la Fondazione, è l’India il Paese più pericoloso per le donne. Dallo stupro collettivo e il barbaro omicidio di una studentessa avvenuto su un autobus a New Delhi nel 2012, il Paese viene regolarmente citato sulle pagine dei giornali per nuovi abusi perpetrati sulle donne, in maggioranza abusi sessuali. I dati rilasciati dal Governo indiano, citati dalla Fondazione Thomson Reuters, mostrano che i crimini contro le donne denunciati alla polizia sono aumentati dell’83% tra il 2006 e il 2016, quatto casi di stupro vengono segnalati ogni ora alle forze dell’ordine. Le indiane devono anche affrontare usanze ereditate da secoli di pratica come il matrimonio concordato, gli attacchi con l’acido o l’infanticidio delle bambine. Infine, l’India è il Paese dove, secondo gli esperti interpellati dalla Fondazione, le donne corrono il maggior rischio di essere ridotte in schiavitù (lavoro forzato, schiavitù domestica o sessuale).

In seconda e terza posizione troviamo l’Afghanistan e la Siria. Due Paesi nei quali i diritti delle donne sono particolarmente compromessi per via delle guerre in corso. Le donne afghane vengono molto ostacolate nell’accesso al mondo del lavoro o nella possibilità di avere un bene di proprietà così come esiste un grande limite nell’ottenere cure mediche. Non sono solo vittime della guerra che devasta il loro Paese, ma anche facile preda di violenza domestica. Stessa sorte tocca alle donne siriane. “Le donne vengono abusate sessualmente da parte delle stesse forze governative”, afferma Maria Al Abdeh, direttrice esecutiva di Women Now for  Development, una struttura che aiuta i centri per le donne in Siria dove la violenza domestica e i matrimoni tra bambini sono in aumento, così come le morti per parto. “Questa tragedia è lontana dall’essere finita”, sottolinea Maria Al Abdeh.

Questi tre Paesi vengono seguiti dalla Somalia e dall’Arabia Saudita. La monarchia, dove le donne hanno il diritto di guidare solo dallo scorso 24 Giugno, è sotto i riflettori per i recenti arresti di difensori dei Diritti delle Donne e per il suo sistema di tutoraggio delle donne che non possono lavorare o viaggiare senza il nulla osta del loro tutore maschile. Seguono nella classifica il Pakistan e si suoi delitti “d’onore”, la Repubblica Democratica del Congo devastata dalla violenza endemica, lo Yemen che sta subendo la peggior crisi umanitaria del pianeta, la Nigeria per il traffico di esseri umani e lo sfruttamento sessuale e infine gli Stati Uniti. La presenza di un Paese occidentale al decimo e ultimo posto di questa triste può sorprendere visti i Paesi che li precedono.

Nel dettaglio della classifica studiata categoria per categoria, gli Stati Uniti sono addirittura il terzo Paese maggiormente citato per quello che riguarda molestie sessuali, violenze sessuali o coercizione sessuale ed è sesto per quello che riguarda la violenza non sessuale. Una posizione che la Fondazione Thomson Reuters attribuisce alla viralità del movimento #MeToo, essendo stato inviato il questionario dopo le rivelazioni che hanno colpito il produttore Harvey Weinstein e la conseguente ondata di libertà di parola su tutto ciò che riguardava stupri, aggressioni e molestie sessuali. Per la Fondazione, è anche la posizione molto particolare che occupano gli Stati Uniti sullo scenario mondiale ad influenzare la classifica. Tutto ciò che lì accade viene immediatamente posto sotto i riflettori mediatici senza pietà, prova ne è il caso #MeToo la cui ondata non ha lasciato scampo a nessuno.

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