Brexit, backstop plan per il confine irlandese

Si parla spesso di ‘hard-brexit’ o ‘soft-brexit’ riguardo l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, ed il 2019 si avvicina rapidamente. Dopo i proclami di Theresa May riguardo una uscita totale e recupero della piena indipendenza da parte del Regno Unito, la realtà e le resistenze interne hanno iniziato a fare breccia nelle convinzioni del premier inglese. Previsioni a fosche tinte riguardo l’impatto di una fuoriuscita senza nessun tipo accordo, previsioni di abbattimento del pil fino all’8% con costi devastanti a carico della Gran Bretagna, sono numeri riservati in mano al governo di sua Maestà, ma che sono trapelati all’esterno.

Uno scoglio fondamentale che era già venuto a galla era la frontiera tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda, in caso di mancato accordo la frontiera dovrebbe essere ripristinata in quanto l’Irlanda fa parte della UE e l’Irlanda del Nord ne sarebbe fuori. Il confine esterno della UE con tutte le sicurezze in ambito alimentare e normative di dazi verrebbe quindi posto sulla linea di frontiera tra le due entità irlandesi, ma questo andrebbe contro l’Accordo di Belfast (accordi di pace del Venerdì santo). Le implicazioni di una tale evenienza sono evidenti e riaccenderebbero attriti e moti, nel dicembre scorso Regno Unito e UE avevano già convenuto, in linea generale, di stabilire un compromesso tra una frontiera fisica e la necessità di salvaguardare i confini della Comunità Europea.

La prima proposta della UE alla May è stata di porre il confine UE al Regno Unito, conferendo all’Irlanda del Nord lo status comunitario, ma il premier inglese ha rigettato tale compromesso. La controproposta del governo inglese è stata di istituire un ‘backstop’ alla frontiera tra le due porzioni d’Irlanda, il tutto allo scopo di evitare l’istituzione di una frontiera fisica. La proposta di Theresa May di u ‘piano B’ è stata accolta positivamente dalla UE, ma il negoziatore UE, Michel Barnier, non ha potuto esimersi dall’esternare alcune perplessità: “Accolgo positivamente la pubblicazione della proposta dl Regno Unito sugli aspetti doganali del backstop Irlanda-Irlanda del Nord, la esamineremo con 3 domande: è una soluzione che funziona per evitare una frontiera fisica? Rispetta l’integrità del Mercato Interno e dell’unione doganale? E’ un backstop per ogni evenienza?”. Decisamente più tranchant il negoziatore del Parlamento europeo per la Brexit, Guy Verhofstadt “Essere dentro e fuori l’Unione doganale e ‘frontiere invisibili’ è una fantasia. Prima bisogna mettere in sicurezza i diritti dei cittadini e sistemare i conti”.

Le lungaggini ed i continui problemi causati dai comportamenti ondivaghi della May rispetto alla brexit, hanno portato ad una rottura con il Ministro per la Brexit, David Davis, che ha minacciato le dimissioni, rilevando la mancanza di una data ben definita per l’uscita del suo paese dall’unione doganale. Sulla questione confine fisico/backstop è particolarmente sensibile il governo irlandese, il cui Ministro degli Esteri, Simon Coveney, ha dichiarato “Rimane vitale che sia trovato un accordo su un backstop legalmente vincolante per dare certezza che, in qualsiasi circostanza, sarà evitata una frontiera fisica”.

Lo status futuro Regno Unito in ambito europeo non esenta dai problemi nemmeno la sinistra all’opposizione, Jeremy Corbyn non è un mistero sia sempre stato favorevole all’uscita dalla UE, contrariamente a buona parte del suo partito. Il suo niet all’attribuzione alla Gran Bretagna di un posto nel SEE (Spazio Economico Europeo), come già per la Norvegia ad esempio, lo ha portato a subire violenti attacchi da alti dirigenti del labour. Il ‘backstop plan’ pensato da Theresa May potrebbe tamponare la situazione temporaneamente, fino alla data fatidica del 29 marzo2019; ma poi?

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