Renzi e Prodi a confronto sull’Europa

Bologna – La nostra testata è stata invitata da Nomisma, presso la Johns Hopkins University School of Advanced International Studies – SAIS Europe Bologna Center, per partecipare ad una blindatissima Conferenza stampa su “Quale Europa dopo le Elezioni in Francia ?”. Il tema: ”In un’Europa devastata dai dubbi sul proprio avvenire, le elezioni presidenziali francesi del 7 maggio aprono nuove prospettive. Il nuovo inquilino dell’Eliseo rilancerà il processo di integrazione politica ed economica, o al contrario darà un grosso colpo di freno? Quali politiche adotterà per lottare contro la frattura sociale e lo scetticismo verso le élites che attanagliano la Francia? E quali sono le conseguenze per l’Italia e la politica italiana?”. Il Panel era composto da Michael G. PLUMMER, Director, Johns Hopkins SAIS Europe, Andrea GOLDSTEIN, Managing Director Nomisma, Marc LAZAR, Professore di storia e sociologia politica Sciences-Po Paris e LUISS, Romano PRODI, Presidente (2001-06) Commissione Europea, Matteo RENZI, Segretario, Partito Democratico ed ex Presidente del Consiglio (2013-16).

Ad aprire il fuoco delle domande è il Presidente Prodi, che con una invidiabile comprensione dei meccanismi mediatici moderni, unita alla sua proverbiale sagacia, commenta l’istruzione data ai giornalisti di presentarsi con nome e testata, che “oggi le testate non esistono più”.

LA REPUBBLICA: è appena uscito un editoriale di Lazar che mostra le evidenti similitudini tra Macron e Renzi, cosa ne pensa Presidente Prodi?

Prodi: ma veramente mi chiede di un articolo che non ho letto, mi dica cosa diceva, anzi lasciamo rispondere Lazar visto che è qui.

Lazar: si tratta di uno studio che mi è stato chiesto da Le Figaro in formato stampa, dalla mia analisi si vede che i riferimenti sono sulla necessità di fare riforme, di modernizzare il mercato del lavoro, già da ministro Macron aveva seguito quella che in Italia avete chiamato Jobs Act. La necessità di fare politiche sociali, ho invece sottolineato come da parte di Macron non ci fossero critiche verso l’Unione Europea, che sono invece presenti in maniera forte dalla parte di Renzi. Tra le differenze ho invece messo il percorso seguito, Macron ha avuto una esperienza di università, l’Ecole Nationale d’Administration, funzioni di alta amministrazione pubblica. Ho insistito anche sul fatto che Macron ha creato un suo movimento personale, mentre Renzi ha cercato di prendere due volte il Partito Democratico con le primarie, e trasformarlo in un movimento personale, il PDR, il partito di Renzi. Come terzo punto mostravo le grandi differenze sociali, culturali, economiche tra i due paesi, difficilmente paragonabili a quanto succede in Italia.

Prodi: mi pare Vangelo, il Vangelo secondo Lazar! La sfida è comune riguardo gli scollamenti europei e la crescita economica, provenienza  e situazione politica interna sono completamente diverse. Purtroppo anche l’ultima affermazione è vera, la Francia e l’Italia sono profondamente diverse.

FUTURO EUROPA: il movimento di Macron, En Marche, è nato da poco, completamente slegato dai partiti tradizionali, così come il Movimento 5 Stelle in Italia ed altri in giro per l’Europa. Questo fatto è un bene o un male? E può essere una spinta ai partiti tradizionali a rinnovarsi?

Lazar: Sicuramente il movimento En Marche è una invenzione personale di Emmanuel Macron, molto personalizzato,  ma con una forte struttura orizzontale ed una grande partecipazione a livello di base. Al momento non si capisce bene cosa farà di questo movimento, se lo dovrà trasformare o no. L’altra grande verità dei queste elezioni francesi è la grande e profonda crisi dei partiti tradizionali, mortale forse per il partito socialista. Grave crisi anche per il partito repubblicano, fondamentale sarà vedere il risultato delle elezioni legislative in giugno. Lì si vedrà il loro stato di salute, ma la lezione per il futuro è che sicuramente dovranno profondamente cambiare; i due partiti principali sono stati eliminati al primo turno per la prima volta.

Prodi: credo che anche i nomi siano importanti , un partito che si chiama En Marche, In Cammino, vuol dire che si è liberato di tutte le ideologie e non ha messo barriere , si è proiettato vero il rinnovamento. In italia siamo al Partito Democratico, ancora… [NdR: il Presidente appunta il tono sull’ultima parola e Lazar commenta “è una notizia” ridendo]

LEONARDO NESTA Agenzia: Negli ultimi decenni la grande divisione nello scenario politico è stato tra progressisti e conservatori , in Francia è stato tra europeisti e anti-europeisti, credete sia un modello che in futuro potrà attecchire anche in altri paesi o sia invece un episodio della politica francese non destinato a ripetersi?

Prodi: non è proprio cosi semplice, è un poco più complesso, è anche tra globalisti e sovranisti; la crisi economica ha massacrato i nostri paesi, aumentato le divisioni, ipartiti si orientano in base a queste cose. La vera differenza è tra coloro che si sentono ‘in’ e coloro che si sentono ‘out’. L’Europa è in mezzo a questa grande divisione che va oltre l’Europa, c’è stato in Spagna, in Italia, solo in Germania resistono i partiti tradizionali. Lì si fa ancora carriera come una volta, consigliere provinciale, regionale, poi parlamento. In Francia, Italia, Spagna questa struttura si è rotta.

Lazar: non sono d’accordo con la sua domanda, almeno per la Francia, non parlo dell’Italia, la frattura principale storica era tra sinistra e destra, Macron ha scommesso sul fatto che questa clivage era in via di esaurimento, lo verificheremo alle elezioni francesi del 11 e 18 giugno. L’idea dell’opposizione tra progressisti e conservatori l’ha portata lui, oltre l’opposizione tra destra e sinistra. Lui si è definito progressista e quindi con la possibilità di stringere alleanze, perché il progressismo non è esattamente la stessa cosa di destra e sinistra.

Prodi: mi pare ne abbia preso atto anche la Le Pen che con le sue ultime dichiarazioni delle scorse settimane, ha in parte abbandonato le tipiche ideologie della destra prendendo atto di questa realtà.

IN MEZZORA – Rai: Lazar ha parlato di crisi mortale dei partiti, per lei Prof. Prodi la schiacciante vittoria di Renzi alle primarie è un argine o una accelerazione alla crisi dei partiti?

Prodi: lo chieda a Renzi! [A questo punto arriva Renzi, NdR]

SKY: Usciamo da un periodo di crisi che ha visto accrescere la differenze tra ricchi e poveri, un mercato del lavoro che ha visto perdere diritti per i lavoratori, quale futuro ci aspetta da questo punto di vista?

Prodi: Se continua cosi non può che finire in mano al populismo, la disperazione di chi è fuori, soprattutto la paura , anche in Francia siamo tutti contenti che abbia vinto Macron, ma il fronte populista si è allargato in modo enorme, andando vicino al 50%. Un sistema elettorale, fortunatamente intelligente, ha evitato la vittoria del populismo, ma il clivage si è ampliato in maniera abnorme. Finché il lavoro finisce ed il capitale si muove in modo del tutto incontrollato, è evidente che diventa impossibile fare una riforma del mercato del lavoro che abbia pieno effetto e non crei problemi al sistema economico.

QUOTIDIANO NAZIONALE – CARLINO: l’Italia oggi si può considerare un paese instabile? Considerando che le previsioni sulla crescita italiana non sono promettenti e manca la legge elettorale? A Matteo Renzi volevo chiedere che effetto le fa stare seduto con Prodi allo stesso tavolo.

Prodi: ci sono tre persone intermedie tra di noi.

Renzi: comunque Romano per una volta io sono alla tua sinistra, questa è una notizia!

Prodi: [girandosi con il corpo, NdR] bisogna vedere uno come si volta… l’Italia è un paese stabile, che penso andrà alle elezioni al momento giusto e previsto, il problema è se prima di quel giorno si sarà riusciti a fare una legge elettorale, questa non deve fotografare il paese, ma per dare al paese un governo stabile che duri possibilmente 5 anni. Altrimenti con il proporzionale e tanti partiti il problema si apre prima e non dopo, come tutti hanno sempre detto, compreso Matteo.

Lazar: la sua domanda presume che in Francia sia tutto risolto, ma ci sono le elezioni di giugno, se lui avrà la maggioranza avrà il potere di cambiare, anche a livello europeo. Ma avrà bisogno dell’Italia come ha sempre detto, ma bisogna vedere chi governerà l’Italia. Se non ci sarà un governo stabile avrà un problema. C’è anche l’ipotesi che non abbia la maggioranza, quindi con un presidente dotato di molto potere, ma con un parlamento che lavorerà in modo diverso, con una coalizione di destra e sinistra; oppure una maggioranza relativa dovendo cercare le maggioranze di volta in volta. Le isitituzioni francesi sono molto forti ma la V. Repubblica , secondo me, è molto forte e stabile, dovremo aspettare l’11 e soprattutto il 18 giugno.

Prodi: comunque penso che anche se arriva vicino alla maggioranza  assoluta, 230-240 posti, avrà molto potere di attrazione, il problema è se resterà sotto i 200.

Renzi: sul lavoro, le considerazioni di Prodi sono ampiamente condivisibili e sono il grande tema della discussione europea. Noi abbiamo affrontato tutto il discorso dei parametri europei, del fiscal compact,  tutto il tema della social union è stato messo in secondo piano.  Sul tema del lavoro punto molto sul progetto svedese cui il governo Gentiloni ha dato il massimo appoggio ed a novembre ci sarà un importante evento. Penso che il tema del mercato del lavoro in Francia, dopo la dibattuta Loi du travail di Valls sotto il governo Hollande, sarà da riprendere, su questo tema può darsi che il Jobs Act funga da riferimento per Macron. Concordo sulle elezioni ed in ordine alla legge elettorale, scusatemi se parlo a nome del PD e non personale, con il no al referendum si è persa una occasione straordinaria. Noi siamo per la stabilità, siamo per un sistema che la assicuri, ricordo che quando lo proponemmo noi ci accusarono di deriva autoritaria, ho invidia per Macron che con il 23% al primo turno potrà governare. La brexit è un fatto straordinario, ci saranno vantaggi per l’Italia e la Francia, è la prima volta che succede che un paese se ne va; a mio giudizio Lazar ha totalmente ragione. Per rilanciare l’Europa ci abbiamo provato 3 volte, in soldoni è fallita, Berlino, Bruxelles, Ventotene. In quei 4 mesi si pensò possibile una iniziativa a 3, non penso che il sacrosanto asse Francia-Germania, che se vanno d’accordo è bene per tutti, di per sè sia sufficiente. Per rilanciare l’Europa ci vuole un grande potere attrattivo, spero che tutte le forze politiche sosterranno in questo il governo Gentiloni e quelli che seguiranno, qualunque governo ci sarà, avrà un ruolo fondamentale.

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Un Commento

  • Se in professor Prodi, quando fece aderire l’Italia all’euro, avesse operato un preventivo “hair-cut” al debito statale, invece di tradurlo in una moneta forte e renderlo sostanzialmente ingestibile, almeno metà dei problemi attuali non ci sarebbero.
    Mai nessuno che ammetta “sono stato un irresponsabile”?

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