Difesa comune europea, la proposta dell’Italia

Nell’attuale scenario continentale, pieno di incertezze sul futuro dell’Unione e di continue minacce dietro l’angolo, uno dei temi ricorrenti è lo stato della difesa europea. Da lungo tempo si dibatte sulla possibile creazione di un esercito unificato a base UE, ma ogni volta le questioni nazionali prevalgono su tutto e si abbandono temporaneamente un progetto del genere, considerato alquanto rivoluzionario. Questa volta, a riaprire le discussioni, sono stati i ministri della Difesa e degli Esteri italiani, Roberta Pinotti e Paolo Gentiloni.

In un editoriale pubblicato sul quotidiano francese Le Monde, e ripreso da La Repubblica, i due ministri hanno fatto appello a un possibile dispiegamento di una forza multinazionale europea, propedeutica a un futuro “Schengen della difesa”. Non dunque un vero esercito comune, perché l’obiettivo non sarebbe quello di riunire tutte le forze nazionali degli Stati membri, quanto piuttosto un coordinamento delle funzioni militari e un mandato condiviso, con meccanismi decisionali e di bilancio comuni. Gentiloni e Pinotti ne descrivono le finalità primarie: «Questo rilancio ci permetterebbe non solo di rafforzare la nostra capacità operativa nelle zone di crisi e nella lotta contro il terrorismo, e di aumentare l’efficacia delle nostre risorse, ma anche di ottenere un impatto politico importante, sottolineando la nostra volontà di appoggiare concretamente il progetto d’integrazione».

Roberta Pinotti - Paolo Gentiloni

Roberta Pinotti e Paolo Gentiloni

In relazione a questa dichiarazione ufficiale, il governo italiano mostra inoltre due percorsi da poter esplorare sul tema della difesa in Europa: il primo ricalca ciò che già i Trattati prevedono, fornendo all’UE più libertà di azione tramite il rafforzamento delle risorse militari comuni e la cooperazione tra Stati membri, oltre a potenziare l’industria della difesa europea. E consentirebbe anche di sfruttare il potenziale inespresso di alcune disposizioni innovative del trattato di Lisbona, per esempio sulle missioni internazionali congiunte (articolo 44) e sulla cooperazione permanente (articolo 46).

La seconda via invece, più audace e ambiziosa, consisterebbe nel creare una “soluzione straordinaria” alle emergenze correnti, mettendo in moto un vero e proprio “Schengen” della difesa: in pratica l’iniziativa di un gruppo ristretto di Stati membri, che darebbe inizialmente l’impulso all’integrazione militare mettendo a fattor comune una serie di risorse, in base a un accordo costitutivo che definisca finalità e modalità operative. Per rendere il progetto più efficace a livello internazionale, queste forze riunite sarebbero anche a disposizione della NATO e delle Nazioni Unite.  Senza ragionarci troppo sopra, molto probabilmente l’idea è quella di far partire l’iniziativa dai paesi fondatori dell’UE, che in un certo senso hanno finora gestito a livello nazionale il vero problema dell’Unione europea, cioè la mancanza di una vera politica estera di sicurezza comune.

La dichiarazione dei due ministri italiani nasce anche dal clima generale di insicurezza verso il futuro europeo, dato dall’esito del referendum sulla Brexit, che ha permesso ai gruppi politici di estrema destra di cavalcare l’onda del cosiddetto “populismo”. Personaggi come Marine Le Pen in Francia e Viktor Orban in Ungheria stanno già sfruttando il momento più critico delle istituzioni UE per spingere verso il ritorno al nazionalismo più rigido, del tutto contrario alle politiche migratorie e “più deciso” a mettere fine al terrorismo. E forse per questo timore, le forze europee stanno tentando di ritrovare un progetto innovativo in cui credere e su cui veicolare nuove speranze nella popolazione del continente.

Del resto, a pensarci bene, anche gli accordi di Schengen del 1995 furono firmati inizialmente da cinque Stati membri, seguiti gradualmente dagli attuali 26 paesi. E se poi dal 1954, data di fallimento della prima Comunità europea di Difesa, si torna a parlare periodicamente della necessità di una forza militare europea, la proposta Gentiloni-Pinotti ha sicuramente fornito un piccolo spunto in più verso una decisione pressoché urgente.

©Futuro Europa®

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