Dazi USA-UE, l’Europarlamento detta le condizioni
L’Unione europea apre alla riduzione dei dazi sui prodotti statunitensi, ma non intende concedere agli Stati Uniti un assegno in bianco. È questo il messaggio politico emerso ora dal Parlamento europeo nell’ambito dell’attuazione dell’accordo commerciale raggiunto nel luglio 2025 a Turnberry tra Donald Trump e Ursula von der Leyen. La partita commerciale transatlantica, che coinvolge due delle economie più integrate del mondo, si gioca infatti su un equilibrio delicato: da una parte l’esigenza di evitare una nuova escalation tariffaria con Washington, dall’altra la necessità di proteggere le imprese, i lavoratori e gli interessi strategici europei. L’intesa del 2025 prevede, tra i suoi elementi centrali, l’eliminazione da parte dell’UE dei dazi sui beni industriali statunitensi e un accesso preferenziale al mercato europeo per una serie di prodotti agricoli e ittici americani. In cambio, gli Stati Uniti si sono impegnati a mantenere un livello tariffario generalmente non superiore al 15% sulle esportazioni europee, con specifiche eccezioni e condizioni. Il rapporto commerciale transatlantico rende evidente la posta in gioco. Nel 2025 gli scambi di beni e servizi tra UE e Stati Uniti hanno superato i 1.700 miliardi di euro, mentre gli investimenti reciproci delle imprese europee e americane ammontavano nel 2024 a circa 4.800 miliardi di euro.
Nel marzo 2026 gli eurodeputati hanno approvato la propria posizione sui due provvedimenti legislativi necessari a dare attuazione alla componente tariffaria dell’accordo. Il primo testo è stato approvato con 417 voti favorevoli, 154 contrari e 71 astensioni; il secondo con 437 voti favorevoli, 144 contrari e 60 astensioni. Memore dei continui cambi di rotta dell’amministrazione statunitense, il Parlamento ha voluto inserire una serie di garanzie e meccanismi di reazione destinati a impedire che le preferenze concesse agli Stati Uniti possano rimanere in vigore qualora Washington non rispetti gli impegni assunti. È la cosiddetta clausola di sospensione, attraverso la quale l’UE può intervenire qualora gli Stati Uniti introducano nuovi dazi, superino il tetto concordato del 15%, discriminino gli operatori economici europei o compromettano gli obiettivi dell’accordo.
Particolarmente significativa è stata l’introduzione della cosiddetta sunrise clause, una clausola di entrata in vigore che lega l’applicazione delle preferenze tariffarie europee al rispetto degli impegni statunitensi. L’UE non vuole necessariamente concedere immediatamente tutti i vantaggi previsti dall’accordo, ma Washington dovrà dimostrare di rispettare le condizioni concordate. Tra gli elementi più delicati figura il trattamento dell’acciaio e dell’alluminio. Il Parlamento ha chiesto garanzie affinché i prodotti europei con contenuto di acciaio e alluminio inferiore al 50% possano beneficiare di un trattamento tariffario non superiore al 15%. Per i prodotti con una componente superiore al 50%, invece, il Parlamento ha previsto un ulteriore meccanismo di pressione: qualora gli Stati Uniti non riducano le proprie tariffe al livello concordato.
Un’altra novità importante riguarda la sunset clause, cioè la clausola di scadenza, che deriva dalla posizione approvata a marzo, in cui il Parlamento aveva indicato il 31 marzo 2028 come termine per le preferenze, subordinando un eventuale rinnovo a una nuova proposta legislativa e a una valutazione approfondita degli effetti economici dell’accordo. Durante i successivi negoziati interistituzionali, tuttavia, la scadenza è stata modificata. Il compromesso raggiunto tra Parlamento e Consiglio ha fissato la fine del 2029 come termine di applicazione del regolamento principale. Il Consiglio ha poi dato l’approvazione definitiva il 25 giugno 2026, completando l’iter legislativo.
Entro il 30 giugno 2029 la Commissione dovrà presentare una valutazione complessiva degli effetti del regolamento sui flussi commerciali UE-USA, sulle entrate tariffarie e sull’economia europea, con particolare attenzione anche alle piccole e medie imprese. L’accordo non si limita dunque a fissare aliquote tariffarie. Il legislatore europeo ha costruito attorno alle nuove concessioni una vera e propria rete di sicurezza. Il meccanismo di salvaguardia consente alla Commissione europea di intervenire qualora un aumento delle importazioni statunitensi provochi, o rischi di provocare, un grave danno all’industria dell’Unione.
Come in ogni accordo, ci sono vantaggi e svantaggi. Per le filiere ad alta intensità di esportazione verso il mercato nordamericano, la stabilizzazione delle tariffe doganali scongiura ritorsioni a catena e tutela quote di mercato consolidate. I settori più interessati sono la meccanica strumentale, robotica e componentistica avanzata; con particolare focus per Germania, Italia settentrionale e Francia. Il settore chimico e farmaceutico in cui l’interscambio di principi attivi, farmaci biologici e polimeri plastici avanzati costituisce una quota primaria dell’export dell’UE verso gli Stati Uniti. La manifattura ad alto valore aggiunto (arredo, moda, automotive d’eccellenza).
Viceversa, i settori più esposti a rischi e concorrenza sono diverse filiere europee che guardano con cautela all’apertura del mercato comunitario a prodotti statunitensi a costi di produzione strutturalmente inferiori. In particolare, si tratta dei settori della siderurgia e alluminio (e derivati a bassa intensità). Il comparto agroalimentare e zootecnia (grani, soia, carni bianche/bovine), dove l’agricoltura americana opera con economie di scala imponenti e costi energetici inferiori. La chimica di base ed energia intensiva, dove le aziende chimiche statunitensi beneficiano del gas naturale a basso costo garantito dallo scisto (shale gas), a differenza dell’industria chimica europea che sconta costi energetici strutturalmente più alti.
Il relatore Bernd Lange (S&D, Germania) ha dichiarato: “Con il voto di oggi disponiamo di un forte mandato per i negoziati con il Consiglio e intendiamo sfruttarlo al massimo. I deputati potranno sostenere i termini commerciali dell’accordo solo se il regolamento conterrà garanzie molto solide e chiare e solo dopo che gli Stati Uniti avranno pienamente rispettato i termini dell’intesa. Intendo difendere fermamente questo mandato nel corso dei negoziati. Le condizioni sono chiaramente definite nella posizione del Parlamento europeo. Esse includono una clausola di entrata in vigore (sunrise clause) che richiede il pieno rispetto da parte degli Stati Uniti prima che il regolamento possa applicarsi, nonché una clausola di scadenza (sunset clause) che garantisce il pieno controllo parlamentare su qualsiasi proroga delle concessioni, nel rispetto delle norme dell’OMC. Qualsiasi ulteriore minaccia tariffaria, oppure il mancato conseguimento di benefici per produttori e consumatori dell’UE, comporterà la cessazione della normativa”.
©Futuro Europa® Riproduzione autorizzata citando la fonte. Eventuali immagini utilizzate sono tratte da Internet e valutate di pubblico dominio: per segnalarne l’eventuale uso improprio scrivere alla Redazione
