Maledetto petrolio

La Nigeria è una terra bellissima, divisa in tre regioni dai fiumi Niger e Benue, che percorrono il paese da nord-est a sud-ovest, per poi confluire al centro del paese, non lontano dalla nuova capitale federale Abuja. A questo punto i due fiumi uniti scorrono verso sud in direzione dell’oceano Atlantico, al cui incontro creano il famoso Delta del Niger.

Il 50.4% della popolazione nigeriana aderisce all’Islam (soprattutto Sunniti). Il Cristianesimo è praticato dal 48.2% della popolazione (74.1% Protestanti, 24.8% Cattolici, 0.9% altri Cristiani). Aderiscono all’Animismo e ad altri religioni l’1.4% della popolazione.

Ora però le cose stanno cambiando per mano di Boko Haram (da una locuzione che letteralmente significa «l’educazione occidentale è peccato») che è un’organizzazione terroristica jihadista diffusa nel nord del paese; questi gentiluomini hanno iniziato un percorso di conversione dei cristiani da far impallidire le gesta dei preti in Sudamerica nei secoli delle prime Missioni.

Questo povero paese, ricchissimo di materie prime, ha attirato (come il miele le mosche)  compagnie petrolifere internazionali quali ENI, Shell, Total, Chevron, Exxon Mobil che tramite Joint Venture in cui il partner di maggioranza è il governo Nigeriano hanno cominciato a sfruttare queste ricchezze. Costoro non si sono per niente preoccupati e la loro coscienza ha lasciato tranquillamente che, in nome del progresso, siano stati causati disastri ambientali. Alcune ONG – come Amnesty International che ha prodotto un importante studio sull’impatto ambientale) e anche in seno al Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente oltre a varie inchieste giornalistiche, hanno denunciato come in Nigeria sia stato devastato il Delta del Niger a causa delle fuoriuscite di petrolio dagli oleodotti che hanno contaminato falde acquifere, corsi d’acqua, foreste, mangrovie e campi coltivati dai quali le comunità locali traggono il proprio sostentamento (e che talvolta sono aggravate dai ritardi nella bonifica dei siti inquinati). Nello stesso Paese le compagnie petrolifere praticano il gas flaring, un processo fortemente inquinante per l’atmosfera, che crea un’enorme quantitativo di anidride carbonica. La disastrosa situazione ambientale e sociale in cui versa il delta del Niger viene ribadita dalla sentenza della Corte di Giustizia della Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale che ha ritenuto queste grandi compagnie responsabili di tutto ciò con la copertura del governo nazionale.

In quest’ottica, a chi volete che importi se questi terroristi vogliano tutti convertiti oppure che trattino le donne come bestie, che le usino solo per scopi turpi? Vi potevate indignare prima, quando i potenti utilizzavano a man bassa risorse che dovrebbero di diritto spettare agli abitanti.

Invece, come spesso la storia ha dimostrato, specialmente in quelle latitudini, i poveri restano poveri e anzi se possibile impoveriscono; i ricchi arricchiscono e qualsiasi gruppo armato magari guidato da un portatore sano di ignoranza e crudeltà, decidendo di avere Dio dalla sua parte, dà fuoco a una miccia che porterà ancora più morte e disperazione.

Un paese di morti, senza speranze. Legati alle loro tradizioni tribali fino a portarle con loro nelle città industrializzate; e allora perché indignarsi se poi si legge di nigeriani che hanno infibulato le figlie? Chi ha mai potuto insegnare loro che tutto questo è orribile? Chi ha investito per alfabetizzare e aiutare la popolazione più indigente a smarcarsi da questa sudditanza che alimenta solo povertà e disperazione? Ma ormai è tutto inutile:  ci penserà Boko Haram. E sarà la fine per tutti.

©Futuro Europa®

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Un Commento

  • Conosco abbastanza bene la Nigeria, dove sono stato Ambasciatore d’Italia negli anni Ottanta, ed è verissimo che lo sfruttamento del petrolio e del gas nel delta del Niger, che ho visitato più volte, ha provocato, come altrove nel mondo, gravi danni ambientali, che sono purtroppo le cose che, se usate correttamente dal governo, avrebbero da tempo dovuto portare prosperità a tutto il popolo (come accade, ad es., nei Paesi del Golfo). Ma i mali del paese sono altri: enorme diseguaglianza sociale, corruzione a un grado impensabile, disprezzo per la vita umana, odio razziale. A questo si aggiunge, da qualche anno, una jihad feroce che mira a convertire all’islam più fanatico i cristiani e mette dunque in grave pericolo la coesione nazionale. Non si faccia dunque confusione tra problemi diversi l’uno dall’altro e non facciamo dell’Occidente e delle sue compagnie, che di colpe ne hanno abbastanza per conto loro, i responsabili di mali che sono antichi, radicati e fanno parte della storia e della “cultura” di quelle popolazioni. ENI e Shell fanno danni? Può darsi, ma Haram è un mostro, con i danni ambientali non ha nulla a che vedere, né certo sarebbe un rimedio alla povertà generale. Va combattuto e distrutto, senza remore e senza pietà, perché è una vergogna per la razza umana.

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