Matteo, non basta un tweet!

L’Associazione Nazionale Magistrati boccia senza mezzi termini il progetto di riforma della giustizia del Governo presentato recentemente a Palazzo Chigi dal premier Matteo Renzi e dal Guardasigilli Andrea Orlando. Ma lui, come di consueto ha fatto spallucce ed ha comunicato che si va avanti, non indietro.

Scontentare tutti sembra oramai inevitabile per il Governo. L’ANM, pur riconoscendo la grave crisi di efficienza e funzionalità, ha replicato che gli interventi previsti “non toccano il tema centrale delle risorse, quello che condiziona in larga misura l’efficienza della macchina giudiziaria” e sono “destinati a produrre risultati assai inferiori alle attese”.

Il sistema giudiziario italiano versa in una grave crisi di efficienza e di funzionalità, un vero malato cronico  che con la sua malattia genera una crisi di credibilità della Giustizia, con una ricaduta sul principio di legalità e di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Secondo l’ANM bisognerebbe fare forti investimenti in risorse di personale amministrativo e di mezzi ma anche in riforme coraggiose della normativa civile e penale.

In base ai dati statistici elaborati dal CEPEJ (Commissione europea per l’efficacia della giustizia) del Consiglio d’Europa, la magistratura italiana nell’anno 2010 ha definito 2 milioni 834 mila procedimenti civili contenziosi (la Francia ne ha definiti 1 milione 793 mila, la Germania 1 milione 586 mila) e 1 milione 288 mila cause penali (la Francia ne ha definite 600 mila, la Germania 804 mila): con questi numeri la magistratura italiana si pone al primo posto per produttività in Europa nella materia penale e al secondo posto in quella civile, seconda in questo caso solo alla Russia, che peraltro conta ben altro numero di magistrati.

I ripetuti annunci diffusi dal nuovo Esecutivo circa l’imminente riforma della giustizia e l’intensa attività che ha impegnato l’intera estate hanno generato molte aspettative e speranze. Purtroppo, le notizie finora diffuse sono molto deludenti.

E Matteo delude anche gli imprenditori; l’OCSE (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha presentato uno studio sulle PMI italiane. L’Italia non ha materie prime; al contrario di nostri illustri vicini come Francia e Germania, non abbiamo energia nucleare, quindi le nostre risorse sono umane e sono le piccole e medie imprese, ovvero le aziende con meno di 250 dipendenti, che di fatto rappresentano la spina dorsale dell’economia italiana: queste sarebbero la soluzione alla crisi, se fossero aiutate dall’esecutivo; perché l’impresa produce, crea posti di lavoro, perché gli italiani sono competitivi, innovativi; ma le nostre imprese soccombono ad una tassazione esagerata, a costi del lavoro esorbitanti.

E allora, scontentati per scontentati, mi chiedo: ma questi (Matteo&Co.) che realtà vivono? Cosa aspettano ad agire sul serio? Quando abbandoneranno i proclami da 140 caratteri per affrontare con vere soluzioni questi problemi? Manchiamo solo noi in Europa; quasi tutti i paesi hanno riscritto il piano di politica industriale e le loro economie già percepiscono alcuni miglioramenti.

Matteo, cosa aspetti?

©Futuro Europa®

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