Anfipoli, il sepolcro di Alessandro Magno

Tra mille leggende e disquisizioni, emerge la presunta sepoltura di Alessandro Magno a Kasta, nei pressi dell’antica Anfipoli, nella Macedonia greca. Durante gli ultimi 2 anni, gli scavi iniziati negli anni ’60 del ‘900 hanno vissuto un momento di rilancio, sotto la spinta della Soprintendenza alle Antichità Preistoriche e Classiche. Si riscontrano dei progressi all’interno degli scavi; è questione di settimane l’entrata nell’ambiente sepolcrale, che sancirà definitivamente il risultato della ricerca.

Gli scavi hanno scoperto un sito in condizioni di buona conservazione, nonostante l’occupazione romana e le incursioni dovute ai saccheggi, come rivela un buco nel muro e i segni di un ingresso forzato oltre all’anticamera con volta a botte. Riportata alla luce una scalinata di 13 gradini che discende tra i muri monumentali, è giunto il momento di abbattere il muro alle spalle delle due sfingi acefale, poste alla guardia e in garanzia della quiete. La stessa circonferenza di mura in marmo di Thasos, che racchiude e protegge l’intera struttura funeraria per un totale di 497 metri, ha permesso la datazione tra il 325 e il 300 a.C. e l’attribuzione all’architetto Dinocrates di Rodi.

Non si sa ancora chi riposi in questo luogo, ma deve trattarsi di qualcuno di importante. Il leone, scoperto già agli inizi del ‘900, alto 5,2 metri, collocato sopra i 30 metri della collina del tumulo ipogeo, fa pensare a un generale. Si sa però che Alessandro Magno è morto nel 323 a.C., a 32 anni, e che Dinocrates era il suo architetto personale. In quel periodo Anfipoli, città tracia alla foce del fiume Strimone, fondata come colonia ateniese nel 437 a.C., ma conquistata nel 357 a.C. da Filippo II di Macedonia, padre di Alessandro, era uno dei centri più floridi del Regno di Macedonia e la residenza della seconda moglie dell’Imperatore Alessandro il Grande, Roxane, e di suo figlio Alessandro IV.

L’archeologa a capo del cantiere, Aikaterini Peristeri, e il premier Antonis Samaras, assieme al ministro alla Cultura Costas Tasoulas, per quanto entusiasti, non possono illudere il loro pubblico. Non sarebbero gli unici a pensare che le spoglie del Conquistatore, che in soli 12 anni dalla salita al trono (nel 336 a.C.), creò uno dei più grandi imperi del mondo antico, i cui confini si estendevano dal Mar Ionio fino all’Himalaya, a un certo punto sono state trasportate in terra macedone. Il Sovrano invictus sarebbe morto a Babilonia, odierno Iraq, molto probabilmente per un attacco di pancreatite acuta, prima di poter portare a compimento il suo piano di invasione dell’Arabia.

Il corpo di Alessandro III, il Re, allievo di Aristotele fino all’età di 16 anni, l’anno della sua acquisizione del titolo di reggente, dopo la morte di Filippo II, secondo le leggende sarebbe stato inumato in un sarcofago d’oro pieno di miele. Sarebbe stato prima portato a Menfi e poi ad Alessandria d’Egitto. Fatto sta che è ancora un giallo dove risieda il suo corpo, poiché alla sua morte, i diadochi, i 12 generali designati suoi successori, fecero a gara per avere il suo corpo cosicché da sentirsi ognuno di loro degno successore del Condottiero, un po’ come avviene per Maometto.

I ritrovamenti continuano con 2 cariatidi a mezzo busto. Potrebbe essere la tomba di uno dei generali di Alessandro; o della donne barbare amate da Alessandro, ovvero la madre principessa epirota Olympias e la moglie battriana (nell’odierno Afghanistan) Roxane; o di Roxane e del figlio Alessandro IV, entrambi avvelenate dal generale Cassandro; o, meno plausibile, della tomba destinata ad Alessandro prima che Tolomeo, uno dei diadochi, si impadronisse del corpo. Le evidenze architettoniche riconducono al cerimoniale funebre macedone. I 13 gradini portano a un dromos, un corridoio, largo 4,5 metri, i cui muri affrescati. In fondo al percorso un arco incornicia le 2 sfingi, un tempo colorate.

Si tratta ora di rimuovere quanto riempie il dotto al di là delle sfingi per arrivare nel corso di 6-7 metri al muro della/e stanza/e funeraria/e, con i relativi sarcofagi, le urne cinerarie, il corredo funebre, le offerte votive e i letti funerari. È possibile che di nascosto da Tolomeo, il corpo del grande Stratega, sia stato traslato ad Anfipoli dal suo fedelissimo Perdicca, reggente dell’Impero  alla morte di Alessandro? Ed è possibile che la tomba fosse segnalata nell’antichità solo da un enorme leone, mentre il resto del tumulo era nascosto sotto terra per occultarne l’ingresso? E perché Roxane e Alessandro IV furono confinati proprio ad Anfipoli? A distanza di 37 anni dalla scoperta della tomba di Filippo II di Macedonia a Verghina, nella Macedonia greca, da parte dell’archeologo Manolis Andronikos, forse siamo vicini ad una nuova straordinaria scoperta.

Ci sono testimonianze ininterrotte sulla presenza del corpo di Alessandro in Egitto almeno fino ai tempi di Caracalla. Mentre veniva trasportato in Macedonia, Tolomeo si impadronì del corpo portandolo a Menfi, in Egitto. Diodoro Siculo descrive la tomba di Alessandro a Menfi e Strabone racconta come il figlio di Tolomeo trasportò poi il corpo ad Alessandria. Se mancano descrizioni storiche della sua sepoltura in Macedonia, a causa della distruzione della Biblioteca di Alessandria, sono però documentati 2 tentativi macedoni per recuperare il corpo. Il corpo di Alessandro, sepolto originariamente in Egitto, potrebbe essere stato definitivamente recuperato e trasportato in Macedonia ai tempi del re Antigonos Gonata, salito al trono nel 277 a.C.

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