Svizzera, Referendum su salario minimo e non solo

Comperare 22 aerei da combattimento svedesi? Istituire un salario minimo di 4000 franchi svizzeri? Impedire il contatto con bambini alle persone condannate per pedofilia? Questi i principali punti sui quali i cittadini svizzeri sono stati invitati a pronunciarsi a livello federale Domenica 18 Maggio. Il dato più impressionante? Il 76% degli svizzeri ha detto no al progetto di salario minimo presentato da sindacati, verdi e Socialisti.

Già colpisce il fatto che il dibattito sul Salario Minimo sia stato affidato ai cittadini e che questo sia avvenuto in modo composto. Colpiscono poi i numeri: tre elettori su quattro hanno detto no all’instaurazione del salario minimo di 4000 Franchi svizzeri (3300 euro). Non ci sarà un Salario Minimo in Svizzera. L’iniziativa popolare, promossa da alcuni sindacati e sostenuta dalla sinistra, proponeva di istituirne uno, pari a 3300 euro al mese. Non male… Ma non è tanto l’ammontare che ha spaventato gli elettori e che riflette in effetti l’elevato livello di vita del Paese. Il senso del voto è chiaro: gli elettori hanno considerato che un salario minimo rigido, avrebbe potuto rivelarsi inadatto per alcune aziende, e rendere più difficile l’accesso al lavoro ai giovani. E’ una questione che va discussa nei negoziati sociali, nelle imprese e nei vari settori industriali. Gli svizzeri hanno dei valori ben saldi, come lo sono le loro montagne. Lavorano molto, 2000 ore l’anno. Non conoscono le 35 ore e riduzione del tempo di lavoro. Non hanno che 4 settimane di ferie l’anno e hanno votato nel 2012, con il 66% delle preferenze, contro il passaggio a 6 settimane. Qui c’è un generale consenso per una società basata sulla libertà e sulla responsabilità. Gli stipendi sono alti, ma si lavora sodo. Le assunzioni sono facili, non c’è una legge sul lavoro  composta da norme complesse e farraginose.  E le separazioni sono semplici e rapide: farsi licenziare generalmente non è un dramma, perché si ritrova facilmente lavoro, essendo il tasso di disoccupazione del 3% (5% nella Svizzera Romanza). Questo debole tasso di disoccupazione è sicuramente il risultato del buon funzionamento del mercato del lavoro, molto flessibile, ma anche per l’apprezzabile sistema di formazione, che trova la sua parte fondamentale nel praticantato, come in Germania.

Se l’economia elvetica sta molto meglio di quella della Penisola, lo deve in gran parte al suo sistema politico, molto decentralizzato, e in particolare all’utilizzo democrazia diretta. La popolazione viene consultata molto di frequente e per questo si informa per capire a fondo le strategie e gli obbiettivi messi in gioco nei dibattiti pubblici, e le scelte politiche che fa sono spesso a favore delle imprese e del Paese. Anche sui soggetti più controversi, come quello delle remunerazioni esose di alcuni manager. In Svizzera si sa che per riuscire bisogna lavorare, e che il merito viene ricompensato. Lo spirito imprenditoriale e la responsabilità nei confronti della società, dimostrano grande coscienza della realtà: non ci si può aspettare  tutto dallo Stato. Qualcuno sottostima questa virtù importante della democrazia diretta: incitare i cittadini al dibattito, alla riflessione e a prendere posizione sulle questioni importanti. In Italia se provate a porre la questione sul legame tra salario minimo e disoccupazione, venite subito additati come liberisti infrequentabili.  Si potrebbe obiettare: ma questi svizzeri, che hanno votato qualche tempo fa i contingentamenti per l’immigrazione e il divieto dei minareti sono reazionari ed egoisti. Questi sono solo i rischi che si corre nell’applicazione democrazia diretta, ma ci sono anche delle spiegazioni ad alcuni comportamenti. Per quanto riguarda l’immigrazione è comprensibile che gli svizzeri non possano assorbire ogni anno tanti immigrati quanti, per esempio, la Germania. Per i minareti la decisone è stata simbolica. Gli svizzeri sono un popolo molto radicato a radici e cultura, e il messaggio per tutti coloro che si recano in Svizzera è quello dell’integrazione totale. E’ ammirevole vedere come un semplice strumento come quello della democrazia diretta, faccia si che un popolo sia più cosciente della vita del proprio Paese e si interessi attivamente delle sue sorti, sia informato e si informi. Essere sottomessi ad un casta dirigente, che ha tutto l’interesse di mantenere la sua gente nell’ignoranza, va contro la dignità personale.

Tornando ai referendum, se gli svizzeri sono stati così sicuri nel votare contro il salario minimo, si sono dimostrati un po’ più divisi sull’acquisto di 22 aerei da combattimento svedesi Gripen: il rifiuto è stato sancito dal 53,4% dei no.  Importante anche la risposta all’”iniziativa della Marcia Bianca”, che chiede che i pedofili condannati non possano più lavorare con i bambini. Una larga maggioranza dei votanti ha stimato che privare automaticamente e definitivamente del diritto di esercitare un’attività professionale o benevola  all’autore di abusi sessuali sui bambini fosse una giusta sanzione. Il fronte avversario a questa iniziativa, fondata essenzialmente sulla nozione di proporzionalità dai contorni un po’ vaghi anche per i giuristi, e la necessità concomitante di lasciare alla giustizia l’ultima parola, caso per caso, non ha avuto presa.

Certo, la Svizzera è un piccolo Paese, organizzare e gestire è probabilmente più semplice. Ma la cultura della sussidiarietà impregna la sua popolazione, e se questa cultura prendesse un po’ di più anche noi, sarebbe già un piccolo passo avanti.

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