La crisi di Forza Italia

Quello che sta avvenendo in Forza Italia – l’addio di un fedelissimo come Paolo Bonaiuti, la fronda sempre più evidente che  fanno i “duri” come Brunetta a Berlusconi per ostacolarne il dialogo con Renzi, le beghe sulle candidature alle europee – è il sintomo manifesto di una crisi che non dovrebbe rallegrare neppure i più strenui avversari dell’ex-Cavaliere, nel momento in cui questi si afferma, male o bene, come l’inevitabile co-garante di un cammino di riforme necessario per il Paese. E le previsioni (spero esagerate), che danno FI in grave calo alle europee, dovrebbero preoccupare tutti.

La democrazia dell’alternanza sulla quale è nata la Seconda Repubblica e alla quale dichiara di ispirarsi la Terza, si fonda sull’esistenza di due poli, di centro-destra e di  centro-sinistra, capaci di offrire una proposta di governo coerente e credibile. Già l’irrompere dei grillini come terza forza aveva alterato profondamente questo schema, che ora si cerca di ricostituire con la nuova legge elettorale. Ma il primo requisito è che ambedue abbiano una linea politica, chiara,con una leadership che la incarni in modo identificabile. Nel PD questa linea esiste, malgrado le resistenze e i colpi bassi degli sconfitti che non mandano giù la propria esclusione. In FI la linea dettata da Berlusconi non era mai stata messa in dubbio e chi vi si è ribellato nel tempo ha dovuto lasciare il partito.

Tutti abbiamo criticato il verticalismo eccessivo, la mancanza di democrazia e di dibattito interno, e sono convinto che essi abbiano fatto alla lunga più male che bene allo stesso Berlusconi, ma se l’alternativa deve essere una sostanziale anarchia, che renda incerta l’identità del partito e allontani i suoi fedeli, allora meglio tornare alla guida unica. Le ragioni sono ovvie. Forza Italia, nelle sue successive metamorfosi, ha saputo intercettare e dare una casa comune a quelli che con qualche approssimazione si sogliono definire “i moderati”. Un’area il cui peso elettorale può essere alle volte maggioritario ma è comunque sempre rilevante.

Anche nel febbraio 2013, quell’area ha dato a Berlusconi e alla coalizione che a lui faceva capo un terzo dei voti, pochi decimali in meno del PD e quattro punti in più del trionfalistico Grillo. Se vi si aggiunge il 10% di Scelta Civica, è facile constatare che l’area moderata rappresenta un vitale 40% dell’elettorato, che può aumentare recuperando una parte dell’astensione di gente che normalmente appartiene a quell’area ma non si ritiene rappresentata dalle forze che vi si richiamano. È più che abbastanza, sommato alle forze della sinistra democratica, per mettere l’Italia al riparo dal rischi del populismo, dell’antipolitica, della pura e semplice eversione. Ma se la tenuta di quest’area viene meno, allora il pericolo non lo corrono solo i moderati, ma l’intero Paese. Questo timore è vero soprattutto in vista delle prossime elezioni europee. Se il Movimento 5Stelle dovesse confermarsi secondo partito, relegando FI a uno scomodo ed esiguo terzo posto, lo scossone sarebbe forte per tutti e sarebbe peggiore se l’alleanza di centro che si richiama al PPE non riuscisse ad avvicinarsi al risultato di Scelta Civica nel 2013. Può accadere? Si, se molti elettori moderati, delusi e turbati dal visibile declino di Berlusconi e dalla crisi di Forza Italia, ma non propensi a passare dalla parte di quelli che molti considerano “traditori”, si rifugiassero in una colpevole astensione, lasciando il campo libero agli altri: al centro-sinistra, sì, ma soprattutto alle orde dei barbari grillini.

Non vi sarebbero conseguenze immediate sul Governo, forse, ma a breve o medio termine molte cose andrebbero riviste: avrebbe ancora politicamente un senso accordare le riforme con un leader smentito dall’elettorato? E non andrebbe seriamente ripensata una legge elettorale basata sul dato di due forze, centro-destra e centro-sinistra, che si confrontano? Non andrebbero percorse altre strade, magari tornando a quell’uninominale a doppio turno che costituisce una garanzia ben più seria dell’esclusione delle forze dell’antipolitica (lo abbiamo visto anche nelle recenti elezioni francesi, malgrado la conclamata vittoria, a chiacchiere, del Fronte Nazionale)?.

Ma una riflessione va fatta sin da adesso da parte di tutti. Il PD deve davvero mettercela tutta, senza personalismi meschini e risse interne, per sostenere compatto la linea del Segretario-Premier e cercare di mantenere o superare il risultato del 2013. Chi si comportasse con ambiguità, nel calcolo che una vittoria troppo netta rafforzerebbe il detestato Renzi, si assumerebbe una responsabilità gravissima. La Giustizia, talvolta miope e “burocratica”, deve permettere che Berlusconi faccia senza vincoli o limitazioni assurde la campagna elettorale a cui lui e suoi seguaci hanno diritto. I moderati si devono render conto che, abbandonando in massa Forza Italia a favore, non di un’alternativa di centro-destra, ma dell’astensione, renderebbero solo un immenso servizio all’antipolitica e compirebbero un vero e proprio suicidio.

L’alleanza di centro deve per parte sua condurre una campagna forte, aggressiva, portando sulle piazze senza complessi e distinguo le ragioni dell’Europa. Chi in questo periodo, pur in perfetta buona fede e con le migliori intenzioni, va parlando più dei difetti attuali dell’Unione che dei suoi permanenti benefici, forse pensa di rincorrere qualche voto, ma sbaglia. Ha fatto bene il Capo dello Stato, nel programma di Fazio, a ricordare a tanti immemori o ignoranti che l’integrazione europea ha portato la pace sul Continente, ma non credo sia questo un argomento sufficiente a convincere chi della tragedia delle guerre fratricide non ha neppure il ricordo e ritiene la pace attuale come un dato scontato. Ha fatto bene anche ad evocare l’auspicio (per ora utopico) di un Presidente dell’UE eletto dal popolo, per rimediare alla carenza di legittimità popolare delle istituzioni europee (ma non del Parlamento). Ma non basta! Si vada sulle piazze, nei giornali, in TV, a ricordare i decenni di progresso economico, culturale, civile, dovuti all’integrazione, la straordinaria avventura di un Continente in cui circolano liberamente persone, merci, idee; si vada a spiegare perché l’Europa è necessaria in un mondo globale, perché l’euro ci ha portato vantaggi che largamente compensano gli svantaggi, si parli dei tassi d’interesse ridotti al minimo, del risparmio di miliardi di euro sul debito, della sicurezza garantita dalla BCE, Si spieghi che fuori dell’Europa saremmo deboli, esposti a tutti i venti dei mercati, nani tra giganti, come altri Paesi europei, a rischio di scivolare verso una condizione “mediterranea”. Poi, si, si dica pure che qualcosa va cambiata, com’è giusto, naturale, fisiologico che sia in ogni costruzione umana e che siamo impegnati a cambiarla.

Ma le nostre ragioni siano dette con voce forte, in chiaro, con cifre, dati, senza timidezze o paure. L’avvenire dei nostri figli in un’Europa più unita, forte e prospera è troppo importante per piegarsi agli sberleffi dei saltimbanco di turno.

©Futuro Europa®

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