Rassegna stampa estera

Anche questa settimana è caratterizzata dal one man’s show Renzi. Come non giustificare la grande curiosità o interesse della stampa estera intorno alla figura del giovane nuovo Presidente del Consiglio? Quello che viene fuori dalla lettura dei numerosi articoli che sono stati scritti in questi giorni è una sensazione di grande scetticismo nei confronti del programma del Premier, spesso definito “a buchi”, e del suo modo di agire giudicato essere troppo impulsivo.

Scrive Frida Dahmani su Jeune Afrique: “Renzi va troppo veloce. A forza di spingere troppo, il motore rischia di ingripparsi”. Pierre de Gasquet fa una lunghissima analisi su Les Echos su come e perché Renzi sia arrivato così in alto, definendolo “l’uomo che voleva governare a qualsiasi prezzo” e snocciola tutta la serie di “solidi appoggi” che può vantare l’ex Sindaco di Firenze, dal Vaticano, agli ambienti finanziari ed economici, i suoi “sponsor” De Benedetti e Dalla Valle, Serra, all’influenza di Marco Carrai, che il giornalista francese dipinge essere uomo dell’Opus Dei, “lobbista toscano di trentotto anni, considerato come l’eminenza grigia di Matteo Renzi”. Richard Heuzé su Le Figaro rimprovera a Renzi di aver sacrificato la politica estera nel suo discorso davanti al Parlamento e si chiede se questa sia stata una “negligenza” o la volontà deliberata di prendere le sue distanze con un’Europa che impone i suoi comandi all’Italia. Di diverso avviso Deutsche Welle  che descrive come “il nuovo Premier abbia sottolineato l’importanza dell’UE per l’Italia e viceversa”.  In molti sono rimasti colpiti per la sua decisione di fare il primo viaggio in Tunisia e non a Bruxelles o Berlino come di consuetudine. Ma la consuetudine non fa parte del modus operandi di Renzi. Al di là dei pareri più o meno benevoli, le conclusioni sono per tutti unanimi alla domanda che si pone Lloyd su Reuters: “cos’altro è rimasto da provare all’Italia?  Il fallimento sarebbe di più che un occasione per una rinnovata gioia maligna. Sarebbe un disastro”. Per riprendere un commento che conclude l’articolo di Michelle Padovani su Le Nouvel Observateur: “angosciante”.

L’inchiesta di Pierre de Gasquet scritta per Les Echos si intitola Matteo Renzi, l’homme qui voulait gouverner à tout prix. Scrive de Gasquet: “Ultimo ricorso di una classe dirigente italiana paralizzata dall’immobilismo o avventuriero divorato dall’ambizione, a trentanove anni, il più giovane Primo Ministro della storia italiana dovrà rendere di conto molto presto. Senza cadere nel neo cesarismo populista di un ‘Berlusconi di sinistra’ (…) Machiavelli putchista? Agli occhi di molti, Matteo Renzi sarebbe piuttosto ‘l’anti Machiavelli’: impulsivo, impetuoso, combattivo. Appoggiato da una larga maggioranza della Direzione del suo Partito Democratico, il suo putch da leader di Partito rimane perfettamente costituzionale nel sistema italiano. Malgrado ciò, agli occhi di molti, dovrà far dimenticare presto il ‘peccato originale’ del suo ‘Blitz di Velluto’ su Palazzo Chigi.” (…) (P.de Gasquet, Les Echos, 24 Febbraio 2014)

Scrive Frida Dhamani su Jeune Afrique: “All’inizio dello scorso anno non era che Sindaco di Firenze. In Dicembre, ha fatto man bassa sul Partito Democratico. Il 13 Febbraio, ha spodestato Enrico Letta dalla Presidenza del Consiglio. Aiuto, è tutto troppo veloce! Non gli è bastato che il suo Partito dominasse il Governo, voleva l’Italia. Lui, e nessun altro. E’ ormai cosa fatta. Al termine di una manovra degna dei Medici, suoi lontani antenati fiorentini, l’ambizioso Matteo Renzi è riuscito a far cadere Enrico Letta, suo ‘amico’ democratico cristiano, dalla Presidenza del  Consiglio (…) Ma prima di passare all’offensiva, Renzi si è assicurato di avevre il sostegno di importanti figure del suo Partito e quello di grandi industriali, spesso toscani, come l’influente Diego Della Valle (…) E non ha esitato, lui, capofila del centrosinistra, di cominciare dei negoziati con Silvio Berlusconi, l’ex Capo del Governo in una posizione molto delicata con la giustizia del suo Paese (…) Ha venduto la sua anima al  diavolo, o almeno alla destra? (F. Dahmani, Matteo Renzi à tombeau ouvert, Jeune Afrique, 25 Febbraio 2014)

Die Deutsche Welle spiega che “nonostante il nuovo Premier abbia enfatizzato l’importanza delle relazioni con i vicini europei dell’Italia, ha fatto una grande strappo della prassi che si manifesta nella scelta della destinazione per il suo primo viaggio all’estero (…) Infatti sarà Tunisi, e non Bruxelles o Berlino, il primo porto che visiterà ‘nella speranza che il Mediterraneo ritorni il centro della scena’, ha dichiarato.” (…) (AP, AFP, Reuters per Deutsche Welle, In Italy, Renzi gives pro-EU assurances, while also looking south, 25 Febbraio 2014)

“E’ una ‘dimenticanza’, una ‘colpevole negligenza’ o la volontà deliberata di prendere le distanze con un’Europa che impone i suoi comandi all’Italia, all’avvicinarsi delle elezioni europee che dovrebbero essere caratterizzate da una fiammata eurofoba, come il Paese non ha mai visto fino ad oggi?” Si chiede Richard Heuzé sulle pagine di Le Figaro.”Sta di fatto che Matteo Renzi, nei discorsi pronunciati lunedì e martedì davanti al Parlamento durante il dibattito di investitura del suo Governo, ha deliberatamente sacrificato la politica estera e, in particolare, il cordone ombelicale che collega l’Italia all’Europa (…) Come prima visita all’estero ha scelto di andare la settimana prossima, non ha Berlino o a Bruxelles come hanno fatto i suoi predecessori, Mario Monti e Enrico Letta, ma a… Tunisi. Un modo per mostrare che la Penisola guarda pià al bacino del Mediterraneo che verso la grande Europa.” (…) (R. Heuzé, Renzi “oublie” l’Europe, Le Figaro, 26 Febbraio 2014)

Joh Lloyd descrive nel suo articolo scritto per Reuters, In Italy, enter the wreckers, il nuovo modo di fare politica in Italia. Non solo Renzi, Lloyd mette tra i rottamatori (o forse qui sarebbe più giusto usare l’altra traduzione per wrecker, ossia sabotatore) i suoi competitor: Berlusconi e Grillo. “A partire da questa settimana, Matteo Renzi è il terzo Primo Ministro italiano nel giro di un anno. Arriva dopo Mario Monti (Novembre 2011-Aprile 2013) e Enrico Letta (Aprile 2013-Febbraio 2014). A 39 anni, Renzi è assurdamente giovane per gli standard italiani, dove in politica a 60 anni si è considerati apprendisti e a 70 pronti per la fioritura. Renzi è pieno di piani riformisti, come i suoi predecessori. Non ha esperienza di governo nazionale, ma neanche Silvio Berlusconi ne aveva quando divenne Primo Ministro nel 1994. La novità sta in come Renzi, il cui soprannome è rottamatore, voglia cambiare il modo di fare politica e affari, e come amministrare il Paese. Un’altra novità, forse maggiore, è che questo lo vogliono anche i suoi cmpetitor.” (…) (John Lloyd, Reuters, 25 Febbraio 2014)

Sempre pungente Marcelle Padovani, che scrive di un Matteo “sognatore”. “Il nuovo Presidente del Consiglio italiano moltiplica le sue costose promesse, senza precisare come potrà finanziarle (…) E’ un programma pieno di buchi quello del neo Presidente del Consiglio italiano. Ma Matteo, in uno slancio di sincerità, ha ammesso pubblicamente la sua propensione a ‘sognare’, la sua passione per il ‘coraggio’ e il suo amore per il ‘rischio’.” La Padovani riporta nel suo articolo le parole di Cacciari che smonta totalmente i sogni di Renzi, ponendolo di fronte alla cruda verità: se fallisce per noi è un disastro. Chissà se questa volta il cocktail sogno, coraggio, rischio porterà nel giusto verso. (M. Padovani, Le programme à trous de Matteo le reveur, Le Nouve Observateur,  26 Febbraio 2014)

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