Europa

UE, nuove norme per l’automotive più sostenibile

Nel 2023 la Commissione ha presentato una proposta di legge (ora approvata in via definitiva dall’Europarlamento) sui requisiti di circolarità per la progettazione dei veicoli e sul miglioramento della gestione dei veicoli fuori uso, in linea con gli obiettivi del Green Deal e del Piano d’azione per l’Economia circolare.

Il futuro dell’automobile europea non passa soltanto dall’elettrificazione. Passa anche dalla capacità di utilizzare meglio le risorse già disponibili, recuperare materiali, progettare veicoli più facilmente smontabili e riciclabili e ridurre la dispersione di materie prime preziose. È questa la logica delle nuove norme europee sulla circolarità del settore automobilistico, approvate definitivamente dal Parlamento europeo il 18 giugno di quest’anno con 437 voti favorevoli, 112 contrari e 20 astensioni, dopo l’accordo raggiunto con il Consiglio alla fine del 2025. Il regolamento è entrato in vigore il 13 agosto 2026 e sarà applicabile dal 1° settembre 2028.

La portata del provvedimento è significativa: nell’Unione europea circolano circa 285,6 milioni di veicoli a motore e ogni anno circa 6,5 milioni raggiungono la fine del proprio ciclo di vita. La nuova normativa affronta quindi l’automobile lungo l’intero percorso, dalla progettazione alla produzione, fino alla rottamazione, trasformando il fine vita del veicolo da problema ambientale a possibile risorsa industriale. I nuovi modelli dovranno essere progettati in modo da consentire la rimozione agevole del maggior numero possibile di parti e componenti, facilitandone riutilizzo, recupero e riciclaggio. Particolarmente rilevanti sono gli obiettivi sulla plastica: nei nuovi tipi di veicolo dovrà essere utilizzata almeno il 15% di plastica riciclata entro sei anni e il 25% entro dieci anni dall’entrata in vigore delle norme. Almeno il 20% della plastica riciclata dovrà inoltre provenire da veicoli fuori uso o da componenti automobilistici già utilizzati, creando un vero circuito chiuso. La Commissione europea potrà successivamente introdurre obiettivi anche per acciaio, alluminio, magnesio e materie prime critiche.

È un passaggio importante perché sposta il concetto di sostenibilità dalla sola riduzione delle emissioni all’utilizzo delle risorse lungo tutta la catena produttiva. E in un settore come quello automobilistico, fortemente dipendente da materie prime e componenti provenienti da filiere internazionali, il riciclo può assumere anche un valore strategico. Recuperare materiali già presenti nell’economia europea significa infatti ridurre, almeno in parte, la necessità di ricorrere a nuove risorse importate. La normativa introduce inoltre la responsabilità estesa del produttore. Tre anni dopo l’entrata in vigore delle nuove disposizioni, i costruttori dovranno sostenere i costi della raccolta e del trattamento dei veicoli fuori uso in qualsiasi parte dell’Unione europea. La responsabilità industriale viene così collegata non soltanto alla produzione e alla vendita, ma anche alla fase conclusiva della vita del prodotto.

Un capitolo importante riguarda poi il mercato dell’usato e il contrasto ai cosiddetti “veicoli scomparsi”. Quando la vendita avviene attraverso un’impresa dovrà essere dimostrato che il mezzo non è fuori uso oppure dovrà essere presentato un certificato di revisione valido. Per le transazioni tra privati gli obblighi saranno più limitati e scatteranno in circostanze specifiche. La nuova disciplina vieta, inoltre, l’esportazione fuori dall’Unione dei veicoli dichiarati non idonei alla circolazione. L’obiettivo è impedire che automobili non più sicure o funzionanti escano dai sistemi europei di trattamento per finire in circuiti di smantellamento illegale o in mercati dove gli standard ambientali sono differenti.

Ma la vera ricaduta del regolamento si vedrà anche a valle della produzione, nella filiera del riciclo. E qui l’Italia parte da una situazione interessante. Secondo i dati ISPRA relativi al 2024, nel nostro Paese erano operativi 1.409 impianti di autodemolizione e sono state trattate circa 1,2 milioni di tonnellate di veicoli. Il tasso di reimpiego e riciclaggio ha raggiunto l’86,7%, superando già l’obiettivo dell’85% previsto dalla normativa europea vigente. La nuova sfida, quindi, non sarà soltanto riciclare di più, ma riciclare meglio. Per autodemolitori, centri di raccolta, frantumatori e recuperatori italiani questo potrebbe significare investimenti in tecnologie di smontaggio, selezione e trattamento dei materiali, oltre a sistemi più avanzati di tracciabilità. La vecchia automobile dovrà essere considerata sempre meno come un semplice rifiuto e sempre più come una fonte di materie prime seconde e componenti recuperabili.

Non mancano però le criticità. Nel 2024 oltre 154 mila tonnellate di residui della frantumazione dei veicoli, il cosiddetto “fluff”, sono state avviate a smaltimento. È uno dei nodi della filiera: recuperare le parti più facilmente valorizzabili è relativamente semplice, mentre trasformare i residui più complessi in materiali economicamente riutilizzabili richiede tecnologie e investimenti. Per le imprese italiane si apre quindi una fase nella quale nuovi obblighi e nuove opportunità procedono insieme. La responsabilità estesa del produttore potrebbe modificare i rapporti economici tra case automobilistiche, centri di raccolta, autodemolitori e operatori del riciclo, mentre una maggiore domanda di materiali riciclati di qualità potrebbe trasformare il settore in un anello più importante della stessa industria automobilistica.

Secondo la Commissione europea, entro il 2035 le nuove norme potrebbero contribuire a evitare 12,8 milioni di tonnellate di CO₂, aumentare di 3,8 milioni il numero di veicoli fuori uso correttamente raccolti e trattati e consentire il recupero di 5,4 milioni di tonnellate di materiali di maggiore qualità. La Commissione stima, inoltre, circa 22.000 nuovi posti di lavoro collegati alle attività di raccolta, smantellamento e riciclo. La vera partita, in definitiva, non sarà soltanto quanto riusciremo a riciclare di un’automobile, ma quanto valore economico e industriale saremo capaci di recuperare da ciò che oggi consideriamo semplicemente un veicolo arrivato alla fine della sua vita.

I correlatori Jens Gieseke (PPE, Germania), della commissione per l’Ambiente, e Paulius Saudargas (PPE, Lituania), della commissione per il Mercato interno, hanno dichiarato: “Stiamo compiendo passi importanti per sostenere la transizione del settore automobilistico verso un’economia circolare. Rafforziamo la sicurezza delle risorse, proteggiamo l’ambiente e promuoviamo la sostenibilità. Per evitare di gravare eccessivamente sul settore, le nuove norme introdurranno obiettivi realistici, meno oneri amministrativi e una concorrenza più equa”.

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