E-commerce UE, più controlli e sanzioni
La stretta europea sui grandi marketplace dell’e-commerce extra-UE prende forma. Il 26 novembre 2025 il Parlamento europeo aveva adottato per acclamazione una risoluzione non vincolante dopo lo scandalo esploso in Francia sulla piattaforma Shein, dove erano stati individuati prodotti illegali, tra cui bambole sessuali dall’aspetto infantile e armi. Per gli eurodeputati, il caso rappresentava una grave violazione del diritto dell’Unione e metteva in evidenza carenze sistemiche nei controlli. La richiesta era passare dal dialogo all’applicazione più rapida e rigorosa del Digital Services Act e delle norme sulla sicurezza dei prodotti, con sanzioni realmente dissuasive e, nei casi più gravi e sistematici, anche la possibilità di sospendere temporaneamente una piattaforma.
Nel 2026 sono arrivati i primi risultati concreti. Il 17 febbraio la Commissione europea ha aperto un procedimento formale contro Shein, contestando possibili violazioni del Digital Services Act relative alla vendita di prodotti illegali, alla trasparenza dei sistemi di raccomandazione e ad alcune caratteristiche della piattaforma potenzialmente capaci di favorire comportamenti di acquisto compulsivi. L’indagine riguarda anche contenuti riconducibili all’abuso sessuale di minori. Il procedimento è ancora in corso e non equivale a una condanna definitiva.
Il 28 maggio Bruxelles ha invece inflitto a Temu una multa di 200 milioni di euro, ritenendo insufficienti le misure adottate dalla piattaforma per valutare e ridurre i rischi sistemici legati alla presenza di prodotti illegali.
Ancora più pesante la decisione del 20 luglio nei confronti di AliExpress: 550 milioni di euro di sanzione per carenze nella valutazione e nella gestione dei rischi connessi alla vendita di prodotti illegali, non sicuri o contraffatti. Temu e AliExpress raggiungono così complessivamente 750 milioni di euro di multe nel solo 2026. AliExpress dovrà inoltre presentare entro il 20 ottobre un piano per correggere le carenze individuate dalla Commissione.
La stretta europea riguarda anche il gigantesco flusso di merci acquistate online. Nel 2024 sono entrati nell’Unione circa 4,6 miliardi di piccoli invii di valore inferiore a 150 euro, il 91% dei quali proveniva dalla Cina. Un volume che rende estremamente difficile effettuare controlli capillari e mette sotto pressione dogane e autorità di vigilanza. Dal 1° luglio 2026 è quindi entrato in vigore un dazio doganale temporaneo di 3 euro sulle merci contenute nelle spedizioni sotto i 150 euro provenienti dai Paesi extra-UE. Il dazio viene calcolato per categoria tariffaria e non necessariamente una sola volta per ogni pacco, per cui una spedizione con prodotti appartenenti a categorie diverse può comportare un importo superiore. La misura resterà in vigore fino all’entrata a regime del nuovo sistema doganale europeo e punta non soltanto a generare entrate, ma anche a rafforzare i controlli, contrastare le frodi e ridurre le distorsioni provocate dall’enorme quantità di merci a basso valore che arriva soprattutto dalla Cina.
La questione, per Bruxelles, non è impedire ai consumatori europei di acquistare su Shein, Temu o AliExpress. Il punto è garantire che le stesse regole valgano per tutti coloro che vendono nel mercato europeo, indipendentemente dal luogo in cui hanno sede. Dietro prezzi estremamente bassi e un’offerta continuamente rinnovata si concentrano infatti questioni che vanno dalla sicurezza dei prodotti alla contraffazione, dalla tutela della proprietà intellettuale all’impatto ambientale.
La risoluzione del Parlamento del 2025 aveva chiesto anche maggiori risorse per dogane e autorità di vigilanza e una maggiore responsabilizzazione dei marketplace. A nove mesi di distanza, il quadro è cambiato: il procedimento contro Shein e le sanzioni record a Temu e AliExpress mostrano che la Commissione ha iniziato a utilizzare con maggiore incisività gli strumenti del Digital Services Act.
La sfida ora è capire se multe sempre più elevate e controlli più strutturati riusciranno a modificare un modello commerciale fondato sulla velocità e su volumi enormi. Perché la questione non è più soltanto quanto rapidamente arrivino i pacchi nelle case degli europei, ma quanto rapidamente l’Europa riesca a controllare ciò che quei pacchi contengono.
Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione europea per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, ha dichiarato: “La diffusione di abbigliamento contraffatto, giocattoli non sicuri, cosmetici pericolosi e altri prodotti illegali e dannosi non è un costo inevitabile dello shopping online: è una violazione da parte di AliExpress dei suoi obblighi ai sensi del Digital Services Act. Le dimensioni non sono una scusa: i rischi devono essere individuati e affrontati sistematicamente per garantire che i consumatori possano acquistare online in sicurezza. Oggi chiediamo ad AliExpress di rispettare questo standard e di intervenire”.
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