Siria, negoziati in stallo

Il mediatore Lakhdar Brahimi ha messo fine alle discussioni ormai ferme nell’impasse totale da tre settimane. Ha voluto scusarsi per questo con il popolo siriano.

Quindici giorni dopo un primo fallimento, un secondo giro di colloqui a Ginevra tra l’opposizione e il Governo siriano non ha permesso di fare nessun passo avanti per trovare una via d’uscita al conflitto. Il mediatore delle Nazioni Unite, Lakhdar Brahimi, ha detto essere “molto dispiaciuto” e si è scusato con “il popolo Siriano le cui speranze erano grandi”. Ha messo fine alle discussioni, nell’impasse da tre settimane, e non ha fissato nessuna data per la loro ripresa. “Penso sia meglio che ogni parte in causa rientri e mediti sulle sue responsabilità, e dica se vuole che questo processo vada avanti o meno”, ha dichiarato Brahimi alla stampa. Era già previsto che questo secondo ciclo di negoziati finisse sabato scorso, ma il mediatore, d’accordo con le due delegazioni, doveva fissare una data per la nuova riunione.

Il conflitto in Siria ha causato la morte di più di 140mila persone in questi tre anni, secondo quanto riportato da una ONG siriana (Osservatorio Siriano per i Diritti dell’Uomo ) che si appoggia ad una vasta rete di fonti mediche e di militari sparsi nel Paese. Dopo il rifiuto di seguire l’ordine del giorno da parte della delegazione del Governo siriano, Brahimi ha scelto di rimandare a casa tutti senza data di ritorno per dare ad ognuno il tempo di riflettere. L’ultima riunione a Ginevra tra l’opposizione e il Regime era a sua volta fallita, ma aveva aperto uno spiraglio di speranza perché per la prima volta i nemici si erano “parlati”. Questa volta, nessun progresso è stato registrato dopo discussioni particolarmente difficili. Il mediatore ha spiegato che le due parti avevano assunto posizioni molto poco compatibili. “Il Governo considera che la questione più importante sia il terrorismo, l’opposizione considera che la priorità sia l’autorità governativa di transizione”, ha detto Brahimi, puntualizzando che aveva proposto di accennare prima alla “violenza e terrorismo” per passare poi al problema dell’”autorità governativa”. “Purtroppo, il Governo ha rifiutato, provocando nell’opposizione il sospetto che non vogliano assolutamente parlare dell’autorità governativa di transizione”, ha aggiunto il diplomatico. “Spero che le due parti riflettano meglio e ritornino per applicare il comunicato di Ginevra”, adottato nel Giugno del 2012 dalle grandi potenze come piano di regolamentazione politica di questo conflitto che dura da ormai troppo tempo. “Spero che questa pausa di riflessione conduca il Governo a tranquillizzare l’altra parte sul fatto che quando parlano di applicare il comunicato di Ginevra, capiscono che l’autorità governativa di transizione deve esercitare i pieni poteri esecutivi. Certamente, combattere la violenza è indispensabile”, ha aggiunto Lakhdar Brahimi. L’esercizio dei “pieni poteri esecutivi” vorrebbe dire privare il Presidente Bachar al Assad dei suoi poteri, anche se questo non è esplicitamente scritto nel comunicato, da qui il veto di Damasco su questo punto. Un terzo round di negoziati con il Governo siriano senza parlare di transizione politica sarebbe una “perdita di tempo”, ha specificato il portavoce della delegazione dell’opposizione Louai Safi. “Il Regime non è serio (…) non siamo qui per negoziare il comunicato di Ginevra, ma per applicarlo”, ha aggiunto riferendosi al piano di regolamentazione politica in Siria adottato dalle grandi potenze.

“Nessuno è rimasto sorpreso di costatare che le discussioni sono state difficili (…) ma dovrebbe essere chiaro a tutti che l’ostruzionismo del Regime Assad ha reso i progressi ancora più difficili”, ha dichiarato il Segretario di Stato americano John Jerry. Ha anche pesantemente criticato le esazioni perpetrate da Damasco sul terreno contro la popolazione civile, soprattutto per mezzo di barili di esplosivo lanciati dagli elicotteri. Nel frattempo, il Consiglio Militare Superiore, che controlla la coalizione ribelle, ha annunciato che il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Siriano Libero, Selim Idriss, è stato congedato Domenica scorsa. E’ stato sostituito con Abdel al Ilhal al Bachir. Questo rimpasto è stato giustificato dalla necessità di “ristrutturare lo Stato Maggiore”, e “le difficoltà che incontra la rivoluzione siriana” nel confrontarsi con il Regime di Assad. Selim Idriss, uno dei fondatori dell’ASL, era visto come molto vicino agli americani. Ricopriva quell’incarico dal 2012. Sempre a proposito dei negoziati di Ginevra, Kerry ha lodato l’opposizione per il suo “coraggio” e la sua “serietà” e, in una allusione appena velata alla Russia, ha chiamato i sostenitori del Regime “a fare pressione su Damasco per mettere fine alla sua intransigenza nei colloqui e ai suoi metodi brutali sul terreno”. Da pare sua il Ministro degli esteri tedesco, Krank Walter Steinmeier, ha dichiarato che il Regime siriano non era “seriamente interessato dai negoziati” per questo è urgente che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite agisca e adotti una Risoluzione per mettere fine ai crimini di guerra che “incidono sulla situazione umanitaria in Siria”.

Cosa pensa Damasco? Qualche ora più tardi, Damasco ha fatto sapere quale fosse il suo punto di vista sull’esito dei negoziati. Il Capo della Diplomazia Walim Mouallem ha affermato che i colloqui avvenuti a Ginevra non erano un fallimento e che “si potevano registrare importanti progressi”. “Il secondo round non è fallito, contrariamente all’analisi dei media e alla reazione dei Ministri degli Esteri francese e Inglese”, ha dichiarato il Ministro durante il suo viaggio di ritorno da Ginevra e ripreso dall’Agenzia ufficiale siriana Sana. “Il secondo round ha permesso di fare un passo importante: la Siria ha approvato l’ordine del giorno proposto dal mediatore Lakhdar Brahimi, a cominciare dal primo punto, che è la questione della violenza e la lotta al terrorismo”. Ma dalla Siria le notizie che arrivano sono inquietanti. I ribelli si sono ritirati dal campo palestinese di Yarmuk a sud di Damasco, sotto assedio da parte dell’esercito da più di 200 giorni. Nella città strategica di Homs, l’evacuazione dei civili è stata interrotta. Il Governatore della Provincia ha accusato i ribelli di aver impedito, sabato scorso, il proseguimento delle operazioni gestite dalle Nazioni Unite e dalla Mezzaluna Rossa siriana grazie ad una tregua umanitaria che è scaduta quel sabato sera senza che venisse annunciata nessuna proroga. Quasi 200mila Siriani sono ancora senza assistenza umanitaria. Il Capo dell’Hezbollah sciita libanese, Hassan Nasrallah, il cui Partito combatte i ribelli siriani accanto al Regime di Bachar al Assad, ha promesso ai suoi simpatizzanti “la vittoria nei confronti dei gruppi estremisti, è solo questione di tempo”.

Con questo ennesimo flop, mai i rischi di deflagrazione regionale sono sembrati così grandi. Obama ha evocato la messa in atto di altri mezzi di pressione su Damasco con il Re Abdallah II di Giordania. Il monarca teme più di tutto la presa di potere degli islamisti sul suo territorio, favorita dalla caduta di Assad e l’infiltrazione sempre crescente di combattenti stranieri. L’appello di Brahimi alle potenze esterne di investire maggiormente sul terreno diplomatico si concretizzerà almeno in un rinforzo in armi destinate all’insurrezione? “Non illudiamoci di regolare il conflitto siriano a breve” ha dichiarato Barack Omana. Una ennesima ammissione di insuccesso. Le critiche si concentrano su Assad, ma non dimentichiamo che nell’ombra la Russia, La Cina e l’Iran sostengono la repressione del padrone di Damasco.

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