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Il prezzo dell’affetto sintetico

Nel 2025 il mercato globale delle App di compagnia artificiale supererà i 120 milioni di dollari. Chi paga? Da una parte anziani che parlano con Alexa perché nessuno li chiama più. Dall’altra adolescenti che si confidano con Replika perché nessuno li ascolta davvero. Due generazioni agli estremi opposti della vita, un solo vuoto: quello umano. E nello spazio che si è aperto tra loro, le interfacce hanno fatto il loro ingresso. Non come invasori, ma come surrogati. Silenziosi, pazienti, sempre disponibili.

Un mercato in espansione vende oggi quello che un tempo era gratuito: la compagnia umana. Dispositivi come Echo Show, Alexa o il robot ElliQ offrono conversazione su abbonamento. Sessantanove dollari al mese per una voce che ricorda i farmaci, legge le news e fa domande come farebbe un parente. Secondo uno studio dell’Advanced Geriatric Medicine Research Group, dopo sei mesi di utilizzo l’indice di solitudine degli anziani utenti è sceso da 47 a 36 punti. Un risultato positivo, certo. Ma costruito su una relazione che non esiste. Dall’altra parte non c’è un nipote, un amico, un vicino di casa. C’è un software che simula presenza. Il dato ci dice che funziona. Ma ci dice anche altro: che molti anziani non hanno più nessuno che bussi alla loro porta.

Tra i giovani il fenomeno assume contorni diversi. Qui la compagnia artificiale non è una toppa su una solitudine preesistente, ma diventa la prima forma di relazione. App come Replika, RomanticAI o Anima vendono presenza emotiva: rispondono sempre, ascoltano senza stancarsi, rassicurano senza giudicare. Non servono solo a riempire un vuoto, ma insegnano come funziona un legame. E il modello che propongono è semplice: zero conflitto, zero attesa, zero sforzo. L’algoritmo non si offende se scrivi alle tre di notte. Non ti contraddice. Ti conferma. Sempre. Uno studio su npj Mental Health Research ha intervistato oltre mille studenti americani che usano Replika: il 3% ha dichiarato che l’app gli ha impedito di compiere gesti autolesivi. Non credo si possa dire che Replika salvi vite, ma il dato è chiaro: molti adolescenti sono drammaticamente soli. E stanno imparando che l’affetto si riceve senza chiederlo, che la comprensione arriva senza fatica, che stare bene con qualcuno significa non essere mai messi in discussione. È un’educazione sentimentale a basso rischio. Ma le persone vere non funzionano così.

Ottantenni e sedicenni: due generazioni che non si incrociano più. Ma entrambe cercano la stessa cosa. Qualcuno che ascolti. Qualcuno che ci sia. E quando non lo trovano, si rivolgono a interfacce che non si stancano mai. Non perché la tecnologia sia migliore delle persone, ma perché le persone si sono ritirate. È questo che chiamo sonnambulismo digitale: vivere connessi ma assenti, delegare senza accorgersene, sostituire senza decidere. La compagnia artificiale non invade. Raccoglie semplicemente quello che abbiamo smesso di dare: tempo, presenza, attenzione. Cose che prima erano relazioni ora sono funzioni. E noi continuiamo a considerare tutto questo normale.

Se un ottantenne parla con un robot e un sedicenne impara l’amore da un chatbot, la domanda non è più se l’AI ci sostituirà. È cosa ci resta, se continuiamo a sottrarci.

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