Rivoluzione di genere

Ho deciso di comprare una squadra di calcio. Però, oltre a essere sicura che i giocatori siano in grado di tirare calci a un pallone, di spintonarsi e tirarsi per la maglia, sputare in terra e urlare contro gli avversari, chiederò loro e mi accerterò che sappiamo stirare e fare da mangiare.

Insomma, ragazzetti di casa, non vorrei avere sorprese dopo averli portati a cena fuori. Queste considerazioni becere al limite del ridicolo sono sintomo di forma mentis comune di uomo di mezza età. Mi spiego meglio.

In una recente intervista il Direttore sportivo di una squadra di calcio ha cercato di spiegare i trasferimenti falliti, utilizzando una metafora basata su stereotipi di genere. La frase è questa: «Si cerca di sbagliare il meno possibile, poi di errori se ne fanno tanti. Uno prende un calciatore pensando sia la “fidanzata” giusta, poi te la metti in casa e capisci che non fa da mangiare, non lava, non stira…».

Dissolvenza. Ecco questo tipo qua non ha fatto altro che esternare pensieri che sono comunissimi in individui di quella età. La fidanzata che stira un po’ come una garanzia che sia una a posto.

Io adesso ho davvero voglia di menare le mani. Mi sono ampiamente rotta di un sistema mondiale androcentrico che è fallimentare; guardate tutta questa guerra, queste tragedie: sono tutti uomini a farle e a pensarle. Non sarebbe ora di cambiare sistema? Di inserire donne capaci nei processi di pace?

Le donne hanno doti straordinarie e sono sottoutilizzate. Credo sia tempo per un nuovo Sessantotto ma un ‘68 di pace e speranza; penso sia ora che le donne mettano mano dove gli uomini hanno fallito.

Serve ancora altro? E non la menate con la nostra Premier o con la capo dell’opposizione. Non stiamo cantando Morandi con Una su mille ce la fa, qui stiamo parlando al plurale di tante tantissime donne che potrebbero e dovrebbero fare la differenza in questa desolazione al testosterone.

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