Migranti e natalità

Il problema dell’immigrazione e quello della diminuzione delle nascite in Italia sono strettamente correlati. Sono problemi obiettivi e seri, che andrebbero discussi seriamente e al lume della ragione, non delle passioni di parte. Purtroppo, né la destra né la sinistra (specie con Elly Schlein) ne sono capaci.

Alla fine, tutto si riduce nella solita rissa di e sulle parole. Giorgia Meloni ha detto che il rimedio sta nel fare più figli (cominci lei, viene voglia di dirle) e aumentare il lavoro femminile. Il Ministro Lollobrigida si oppone alla sostituzione etnica. Chi può dargli torto? Chi non preferisce vivere in un Paese europeo, bianco e di radici giudeo-cristiane? Ma no, apriti cielo! Per la Schlein le parole sono quelle di un suprematista bianco, come se fossimo nell’Alabama di un altro secolo. E per la destra, il PD aprire l’Italia senza controllo e inondarla di gente di colore.

Se si mettessero da parte questi infantilismi e si ragionasse serenamente, si dovrebbe giungere a varie conclusioni di fatto: l’Italia invecchia e la sua popolazione diminuisce e i rimedi indicati dalla Meloni non sono peccaminosi né razzisti. Sono, però, soluzioni di lungo termine e difficili da applicare. Intanto, un milione di posti di lavoro resta scoperto. Il rimedio di riempirli con immigrati è una scappatoia pericolosa. Ci piacerebbe vivere in un Paese che perde il senso della propria identità etnica e culturale?

Nessuno ha soluzioni magiche o unilaterali. Forse dovremmo imitare quello che ha fatto la Svizzera sessant’anni fa: mettere un limite numerico allo “inforestierimento” ma favorire in tutti i modi l’automatizzazione del lavoro.

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