Elisa Trento, Associazione Culturale SHAPE

Abbiamo avuto modo di intervistare Elisa Trento – Presidente dell’Associazione Culturale SHAPE – alla quale abbiamo chiesto di parlarci della sua Associazione, oramai un’istituzione a Bologna, ma non solo.

Ci descrive come è nata e si è evoluta Shape?

Shape nasce nel 2001 come forza promotrice di avanguardie digitali legate alla musica elettronica. L’anno successivo si costituisce come associazione. Sin da subito si pone l’obiettivo di promuovere le attività culturali e di utilità sociale tese alla valorizzazione e allo sviluppo delle arti musicali, visive e figurative. Persegue questo scopo attraverso la fornitura di servizi e l’organizzazione di iniziative culturali fornendo un prodotto che possa rispondere, inizialmente, alla domanda di divulgazione di musica minimale di stampo tedesco. Inizia dunque ad indagare le nuove frontiere della ricerca e della produzione dell’elemento sonoro e si pone una mission che tuttora mantiene: creare, organizzare e promuovere situazioni e iniziative non convenzionali, dove i contenuti fanno da faro pilota in un mondo sfuggente e veloce, fatto di nuovi linguaggi sempre più universali. Negli anni, lo scambio di culture attraverso nuovi canali ha reso tutto più semplice. Diventa dunque importante per SHAPE sforzarsi di sondare nel modo più ampiamente possibile gli infiniti impieghi di macchine e tecnologie in genere, e i solchi che esse tracciano nella contemporaneità. Tra le iniziative organizzate e promosse nel corso degli anni vanno senz’altro segnalati la fortunata serie di appuntamenti targati “Playhouse” e programmati nel club Kindergarten e gli eventi realizzati in prestigiose location del patrimonio artistico e architettonico come l’Ex GAM – Galleria d’Arte Moderna, Palazzo Re Enzo, il Teatro Comunale il MAMBO (Museo d’Arte Moderna di Bologna) ecc. Shape inizia a lavorare alle ibridazioni artistiche tra generi diversi guardando con ammirazione a manifestazioni di richiamo internazionale come il SONAR di Barcellona. Nel 2008 realizza la prima edizione di ROBOT Festival, che nasce dalla necessità di contribuire a conferire a Bologna la paternità di tutto quel mondo legato alle arti digitali, alle label di musica elettronica specializzata, allo sviluppo e divulgazione di linguaggi compositivi e artistici in generale, legati ai nuovi software e programmi. Da molti anni il mondo dell’elettronica si è aperto a nuove forme, luoghi, modi comunicativi diversi, che un tempo erano appannaggio esclusivo dei club. Come tutte le avanguardie “forti”, anche questa si è evoluta in maniera talmente vertiginosa da rendere ormai il perimetro dei club decisamente limitante e riduttivo: ogni forma musicale, infatti, ormai attinge a piene mani dall’elettronica, sia a livello compositivo che in fase di lavoro in studio, come editing, mixaggio, arrangiamenti e quant’altro. L’obiettivo è quello di contribuire, quindi, alla divulgazione delle arti digitali e dell’elettronica non più come musica unicamente da dance floor, ma come linguaggio intrinsecamente e definitivamente legato a forme artistiche multilivello. Forte è la necessità da parte di SHAPE di far convergere le forme collocate su più livelli di questi nuovi linguaggi, di agevolare incontri e scambi tra addetti ai lavori e di fornire un servizio completo a tutti gli appassionati del genere. Per realizzare ciò nel tempo vengono sviluppate una serie di importanti collaborazioni e co-produzioni, come quelle con il MAST e la Biennale di Foto/Industria, la Boiler Room, il Bologna Jazz Festival, e la partecipazione a network di sviluppo e rappresentanza del nostro comparto come Italian Music Festival e Keepon Live. Per legittimare le nuove forme espressive ed artistiche è d’obbligo analizzarne accuratamente tutti i fenomeni. Cosa che continuiamo a fare, a tutt’oggi, principalmente attraverso la realizzazione di ROBOT Festival e dei suoi eventi collegati.

L’evento più noto di Shape è il Robot Festival, un evento che ha assunto rilievo internazionale, un grande successo non trova?

Sì, nelle sue tredici edizioni realizzate, ROBOT si è collocato all’interno di un panorama internazionale assieme ad altri festival, guidati dal filo conduttore della promozione di proposte artistiche di avanguardia nell’ambito della musica elettronica contemporanea. Negli anni inoltre il festival ha ospitato molti artisti internazionali di assoluto prestigio, per citarne alcuni: Ryūichi Sakamoto & Alva Noto, Jon Hopkins, Moderat, Apparat, Yann Tiersen, Carl Craig, Pan Sonic, Trentemoller, Laurent Garnier, Floating Points, Kruder & Dorfmeister, Squarepusher, James Holden, Ricardo Villalobos, Lorenzo Senni, Alessandro Cortini, Caterina Barbieri e molti altri… La costante attività di ricerca e approfondimento del nostro direttore artistico Marco Ligurgo, la fiducia e stima sviluppata negli anni con le agenzie e lə stessə artistə, la partecipazione a conferenze e altri festival internazionali come il CTM a Berlino, l’Unsound a Cracovia, il Sonar a Barcellona… hanno permesso di portare a Bologna un’iniziativa che ha sempre cercato di guardare oltre i propri confini nazionali selezionando il meglio della scena musicale più recente. In ambito internazionale ROBOT ha anche realizzato due fortunate edizioni a Buenos Aires, grazie alla forte sinergia fra le due Capitali della Cultura e le loro rispettive Università. Per un festival così longevo essere, in un periodo di così veloci trasformazioni, ancora un punto di riferimento è senz’altro la dimostrazione del suo successo.

Non c’è solo il Robot tra gli interessi di Shape, quali altre iniziative culturali mette in atto l’Associazione?

Terrace, Textures, Music in Motion, This is Bologna, Art Night, Boiler Room sono solo alcune delle varie iniziative che l’Associazione Shape ha creato in questi anni sempre con l’obiettivo di portare la propia mission culturale in luoghi non convenzionali. Shape inoltrel è una delle 5 realtà assieme a Covo Club, DumBO, Estragon Club e TPO che hanno ideato e producono “NOVA”, rassegna che da tre anni ospita a Bologna un cartellone di concerti di artisti emergenti ed internazionali. Nato come progetto in piena pandemia nel 2020, NOVA rappresenta un modello nazionale di rete di soggetti che cogestiscono e coproducono una rassegna musicale internazionale. L’idea di NOVA intende segnare un passo rispetto alla ripartenza della musica dal vivo con un ragionamento più complessivo di mutualismo e scambio di competenze e percorsi, per creare e allestire un polo che dia un forte segnale rispetto al tema della produzione di eventi, della socialità e della ripartenza dopo le chiusure dei club e dei locali che ospitano storicamente concerti dal vivo. Da tre anni inoltre SHAPE è partner di Zeugma, collettivo nato per valorizzare musicisti e sound artist italiani che operano nell’ambito della musica di ricerca e dei suoni non convenzionali. Assieme ad altre realtà come Università, festival e luoghi di cultura promuovere la call LANDSCAPE rivolta a video artist e sound artist internazionali. In linea con la sua ragione giuridica, inoltre, nelle sue attività Shape ha sviluppato una sensibilità e un’attenzione particolare verso due temi che dal mio punto di vista sono più che rilevanti nel panorama della produzione culturale contemporanea: l’inclusione e la sostenibilità ambientale. L’organizzazione del festival è da sempre molto attenta ai principi di gender equality e inclusiva di ogni identità. Avviate nel 2021, sono state rafforzate due importanti partnership: Shesaid.so/Equaly – rete globale di donne nell’industria musicale e Anfass Onlus – Associazione Nazionale Famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale. Oltre a realizzare durante ROBOT Festival laboratori e talk di approfondimento su queste tematiche, in linea con il principio del ‘non lasciare nessuno indietro’ e abbattere così le barriere architettoniche ed intellettive, stiamo sviluppando una nuova pratica di inclusività ed accessibilità da mettere in campo per la prima volta in Italia, che funga così da modello verso altri eventi culturali. Nell’ambito dell’ultima edizione del festival abbiamo inoltre lavorato, mettendo in pratica una serie di azioni in ottica di sostenibilità, per ottenere l’attestato Eco-Ections: Ecoevents di Ambiente e Salute, realtà nata dalla partnership con Legambiente Nazionale e impegnata nella diffusione di una cultura sostenibile nel mondo di tutti gli eventi. Mi preme citare anche l’iniziativa che da anni organizziamo per l’ampliamento del nostro pubblico a bambine, bambini e famiglie: ROBOT Kids, il modulo creativo ed educativo dedicato alla conoscenza delle tecnologie digitali per la creazione artistica.

C’è anche una collaborazione con l’Università di Bologna per un master, di cosa si tratta?

Per noi è davvero importante coinvolgere giovani studentesse e studenti nella nostra attività: sono loro le leve del futuro. Dal 2020 SHAPE è partner del Master di primo livello di Alma Mater Studiorum – Università di Bologna in “Produzione e promozione della musica’’. Nello specifico, Shape conduce degli interventi all’interno dell’offerta didattica di case history del Master e accoglie studenti del Master per lo svolgimento di un tirocinio di 500 ore, nell’ambito delle attività realizzate. Siamo inoltre partner dello IAAD – Istituto di Design di Bologna, accompagnando alcuni dei suoi tesisti nello sviluppo di proposte in linea con il nostro festival e accogliendo momenti di approfondimento curati da IAAD all’interno della nostra programmazione. Lo scorso anno inoltre abbiamo portato delle lecture all’interno dei corsi internazionali di Management of Cultural Events al Master MaBAC della Ca’ Foscari Challenge School di Venezia e alla LUMSA di Roma. Lo scorso anno infine, durante la settimana di realizzazione del festival, abbiamo ospitato uno studente dottorando all’Università di Granada (Spagna) e all’Università di Padova che sta lavorando a un progetto di ricerca internazionale sui festival di arti digitali ed electronica in Europa.

La collaborazione con le istituzioni comunali pare importante, con la messa a disposizione di luoghi di grande pregio, una sinergia con il Comune importante?

Sin dalla prima edizione del festival il Comune di Bologna ci sostiene dimostrando interesse e volontà di coinvolgimento. Attualmente abbiamo in attivo una Convenzione triennale per gli anni 2022-2024 attraverso cui il Comune contribuisce economicamente al nostro operato. Quello che facciamo attraverso il festival e altre nostre attività si inserisce in un’azione continuativa di valorizzazione territoriale: ROBOT ha sempre lavorato per stimolare la presenza e rappresentanza non solo di pubblico, ma anche dei media nazionali e internazionali. Tale presenza negli anni è stata agevolata grazie all’accordo sviluppato con Bologna Welcome, il Convention & Visitors Bureau di Bologna metropolitana che si occupa dello sviluppo e della gestione delle attività di accoglienza turistica, nonché della promozione di Bologna e del suo territorio a livello nazionale e internazionale. Attraverso l’esperienza del festival che tocca luoghi della città di particolare prestigio assieme a location non convenzionali, si è in grado di raccontare la città e il territorio. Questo approccio di marketing territoriale ha premiato negli anni la valenza turistica e la capacità attrattiva del festival, che di anno in anno ha portato nella città di Bologna diverse decine di migliaia di fruitori. Nelle sue 13 edizioni, ROBOT Festival vanta un afflusso complessivo di pubblico attorno alle 160 mila persone, di cui in media il 10% è proveniente dall’estero e il 40% da fuori regione.

Ci ha incuriosito la Boiler Room, di cosa si tratta esattamente?

Boiler Room è un format di live streaming per eccellenza della musica elettronica internazionale, un’emittente musicale online e un promotore di club con sede a Londra, che commissiona e trasmette sessioni musicali in tutto il mondo. Ospita prevalentemente eventi di musica dance incentrati su generi underground, in location internazionali e trasmette gli spettacoli in diretta su Internet. Fondata 2010, produce circa 30-35 nuovi spettacoli ogni mese in tutto il mondo. Con Shape nel 2019 Boiler Room è stata portato per la prima volta a Bologna nel cuore medievale della città nella meravigliosa cornice di Palazzo Re Enzo. Abbiamo ospitato i live della musicista internazionale nata a Bologna Caterina Barbieri e della compositrice Kali Malone, oltre ai dj set di Bambounou, Silvia Kastel & Nazira.

Tanti artisti di grandissima rilevanza hanno partecipato agli eventi Shape, un ricordo o aneddoto particolare?

Su questa bella domanda abbiamo coinvolto il nostro Direttore Artistico Marco Ligurgo. Mi sembra doveroso lasciare la risposta a colui che gli artisti li ha ricercati, selezionati e programmati in tutti questi anni. Marco: “in un percorso di ormai tredici edizioni e tanti eventi collegati è difficile soffermarsi su un solo ricordo o aneddoto. Provo a raccontare quelli più immediati. Ricordo le difficoltà, nella prima edizione e con noi un poco acerbi, di riuscire a soddisfare le esigenze audio dei PanSonic in una venue complicata come Palazzo Re Enzo: durante il loro soundcheck ci chiesero di sostituire l’impianto e cosi facemmo ma potete ben immaginare. Ricordo con gioia le forti emozioni e lacrime che suscitarono il live di Jon Hopkins al Link nell’edizione 06: mi ero preso il rischio di metterlo in line up come set di chiusura del Festival, invece di terminare con il dj set come di solito si usa… l’effetto fu sconvolgente e vincente. Uno degli aneddoti più divertenti è stato vedere, nell’edizione 07 in Fiera, Moodymann e compagna salire dopo il set negli autoscontri (che avevamo montato in Fiera) e giocarci divertiti con i fan come in un qualsiasi luna park. Nella stessa edizione anche l’emozione più grande credo, ossia il boato del pubblico al concerto dei Moderat, la consapevolezza di aver costruito un’edizione indimenticabile. E’ bello ricordare il passaggio di tanti artisti ora enormi che però da noi sono arrivati emergenti, Hopkins, Seth Troxler, NuGenea, Peggy Gou, Sbtrkt, Thundercat per citarne alcuni. La stessa Caterina Barbieri giovanissima nelle prime file del pubblico alle prime edizioni del Festival per poi diventare una delle artiste principali dell’ultima edizione. Molto bello anche il ricordo dell’ultima edizione e la piacevole consapevolezza che da Pantha Du Prince a Lyra Pramuk, da Carmen Villain a Phelimuncasi e Miss Kittin, tutti volevano viversi il Festival in tutto il weekend, diventando oltre che artisti anche pubblico. Questo ci fa sentire che il ROBOT è diventato anche una famiglia per questa tipologia di artisti. L’ultimo ricordo vorrei dedicarlo ad un grande che ci ha lasciati ahimè e che è stato un vero resident del Festival, ossia il caro Andrew Weatherall, persona squisita e grande maestro, parlare con lui tra una sigaretta e l’altra nel backstage è stato molto bello”.

Il sostentamento di Shape su cosa si fonda?

L’esistenza e il sostentamento di Shape si fondano in primis sulla passione, la resistenza e il lavoro prevalentemente volontario dei suoi soci più attivi. Grazie ad esso, Shape esiste e opera continuativamente da più di 20 anni. L’associazione ha affrontato diversi momenti di difficoltà e di crisi (la pandemia solo per citarne uno), ma in ogni occasione ha cercato di rialzarsi, continuando a progettare. Uno dei modi in cui ha cercato di rialzarsi, ad es. è stato quello di decidere di investire maggiormente su sé stessa strutturandosi e dandosi maggiore continuità assumendo personale fisso. Molto rilevante per la nostra associazione è l’attività di fundraising verso le istituzioni. Come già citato, il Comune di Bologna ci sostiene con una convenzione triennale. Da molti anni inoltre abbiamo il supporto economico della Regione Emilia-Romagna, attraverso la linea di finanziamento legata alla legge 37/94 per la promozione culturale. Vi sono poi alcune iniziative specifiche all’interno del nostro festival come ad esempio ROBOT Kids, che ha ottenuto il finanziamento della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. Dal 2021, inoltre, ROBOT Festival è stato ufficialmente accredito tra festival di musica contemporanea finanziati dal Ministero della Cultura attraverso il FUS – Fondo Unico per lo Spettacolo. Il pericolo di un’attività che si regge esclusivamente o quasi sul sostentamento pubblico è quello di soccombere ai primi cambiamenti politici, motivo per cui in tutti i nostri progetti abbiamo sempre adottato un approccio anche ‘imprenditoriale’, che prevedesse delle entrate differenti provenienti principalmente dalla vendita dei biglietti e dall’attività di somministrazione attivata di volta in volta. In generale, il festival che organizziamo ha un costo considerevolmente più elevato rispetto alle entrate che riceviamo attraverso i finanziamenti pubblici. Questo ci pone a dover prendere in considerazione molto attentamente una serie di variabili che possono condizionare l’affluenza del pubblico come ad esempio le altre iniziative musicali e le fiere organizzate in ambito territoriale e non solo, le condizioni climatiche ed il necessario bilanciamento tra pura sperimentazione e offerta di nomi maggiormente conosciuti e di elevato richiamo in ambito internazionale. La scelta dell’ammontare del prezzo del biglietto da richiedere al pubblico è sicuramente una componente che influenza molto l’andamento economico delle nostre attività. E’ però vero al contempo che la nostra policy in questo senso è quella di mantenere sempre dei prezzi bassi e non ‘elitari’. Un ambito che sicuramente intendiamo implementare, e su cui stiamo lavorando negli ultimi mesi, è l’attività di fundraising verso aziende e privati cittadini. Intendiamo infatti sviluppare campagne dedicate in questo senso ed ampliare la nostra rete di donatori e sponsor. Per far comprende i meccanismi virtuosi che si possono sviluppare in tal senso, basti citare il fatto che un’azienda che decide di effettuare un’erogazione liberale alla nostra attività può, grazie allo strumento dell’Art Bonus, usufruire di una detrazione fiscale al 65%.

Progetti futuri?

Per il 2023 puntiamo da un lato a consolidare il festival nel suo format ‘diffuso’ sulla città di Bologna, dall’altro ad intensificare la nostra attività di internazionalizzazione già avviata attraverso una presenza e un dialogo costante con gli altri addetti ai lavori ai più importanti eventi del nostro settore. Stiamo attualmente lavorando allo sviluppo di un nuovo network in ambito europeo volto all’internazionalizzazione attraverso la co-produzione di live performance e di residenze artistiche. Tra i nostri progetti vi è infatti anche quello di sviluppare una rete di festival volto all’internazionalizzazione delle carriere e alla mobilità degli artisti, oltre che alla realizzazione e promozione di nuove produzioni artistiche attraverso performance multidisciplinari, installazioni, residenze. L’obiettivo è quello di creare una rete di attori che possano dialogare attraverso scambi artistici di produzioni speciali, best practice, formazione, per sviluppare nel lungo termine una rete internazionale. Riteniamo sia importante, oltre a produrre contenuti nuovi per i nostri cartelloni, anche promuoverli in rete per creare occasioni di mobilità e di scambio artistico. Nei prossimi mesi inoltre lavoreremo molto all’implementazione della nostra comunicazione, per dare maggior risalto alla nostra storia, a ciò che siamo e a ciò che vogliamo essere. Particolare attenzione inoltre sarà data allo sviluppo di nuove pratiche di sostenibilità e di accessibilità, con Anffas Onlus e con altre realtà per rendere sempre più inclusivi i nostri eventi seguendo il principio del ‘non lasciare indietro nessuno’. Inoltre stiamo lavorando allo sviluppo di progettualità legate a live performance immersive sulla spazializzazione del suono. Per il nostro ‘core business’ non punteremo ad un unico evento sempre più grande, bensì proporremo sempre più iniziative targate ROBOT durante tutto il corso dell’anno, che avranno nel Festival il loro culmine.

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