Algeciras, i commenti tra politica e ideologie

Nel pomeriggio di mercoledì scorso, la Spagna è stata segnata da un evento che non ha lasciato indifferenti gli animi. Ad Algeciras, nel sud della Spagna, in provincia di Cadice nella regione dell’Andalusia, un giovane con problemi mentali, ha fatto irruzione in tre chiese, nell’arco di soli 200 metri. Il giovane omicida impazzito ha ucciso a colpi di machete un parroco e ferito altre quattro persone.

La tragedia è stata di grande impatto mediatico in Spagna prima di tutto per la strage compiuta e poi perché vede nello scenario due fedi distinte (quella cattolica e quello mussulmana), che hanno quindi dato adito a commenti e giudizi da parte dei vari movimenti politici e dei media spagnoli.

L’autore del gesto omicida è il venticinquenne Yassine Kanjaa di origini marocchine e di religione musulmana, con precedenti penali in Marocco a causa dei suoi disturbi mentali che lo avevano portato ad essere sottoposto a trattamento psichiatrico, come è stato accertato dal giornale El País, che proprio nella sua città natale Oued El Marsa ha scoperto queste informazioni. Kanjaa viveva in una baracca occupata (in spagnolo “Okupa”) e da poco aveva smesso di fare uso di sostanze stupefacenti e, pare per neutralizzarne gli effetti – a quanto raccontato dai suoi ex coinquilini – aveva iniziato a pregare ed a seguire sempre più la fede jihadista.

Il dubbio resta fondamentalmente se si tratti di un caso isolato (di un “lobo solitario” un lupo solitario, come scrivono i giornali spagnoli) e quindi di un pazzo con problemi mentali, oppure di una cellula jihadista presente in terra spagnola. Il dubbio però, come spesso avviene dinanzi a tragedie simili, ha scatenato subito commenti politicizzati e caratterizzati da discriminazione razziale.

Il presidente del Partito Popolare spagnolo ha subito puntato il dito contro il governo poiché riteneva di dover essere informato in prima persona dell’attacco “terrorista”. Alberto Nunez Feijóo, una volta appresa la notizia, ha subito dichiarato: “Ci sono persone che uccidono in nome di un Dio o di una religione, ma noi, cristiani e cattolici, ormai da secoli, non uccidiamo in nome della nostra religione. Ma è evidente che ci sono alcuni popoli i cui cittadini ancora lo fanno”.

Manuel Gavira Fiorentino, portavoce di Vox nel parlamento della Comunità dell’Andalusia, ha invece espresso con toni leggermente più accesi che “L’islamismo si trova ormai a casa nostra, e stiamo parlando di una cultura incompatibile con la nostra”. Anche Santiago Abascal, presidente di Vox, ha pubblicato un tweet in cui parla dell’omicida: “È entrato illegalmente in Spagna, aveva un ordine di espulsione, era sotto sorveglianza per jihadismo, era un clandestino. Quanti ce ne saranno come lui in Spagna?” ed ha anche sottolineato, attaccando il governo più o meno indirettamente, che “i politici che aprono loro le frontiere e li inondano di sussidi non possono nascondere le loro responsabilità”.

Ione Belarra, Ministra dei diritti sociali nell’attuale governo socialista e leader di Podemos, dichiara come “miserabili” i commenti d’odio verso una comunità, quella musulmana, che rappresenta una grande parte di cittadini di Algeciras. Del resto, commenti del genere non fanno altro che alimentare le disuguaglianze, che invece, si stanno superando grazie al passare del tempo ed all’integrazione sociale. L’obiettivo comune è quello di non alimentare la cultura dell’odio e di non generalizzare segmentando i diversi gruppi etnici.

Difatti, la comunità musulmana di Algeciras si dichiara profondamente dispiaciuta per l’accaduto ed ha espresso ripudio verso l’atto compiuto da Kanjaa e ai funerali di Diego Valencia, il sacerdote ucciso, hanno preso parte molti cittadini mussulmani di Algeciras. Una donna musulmana intervistata al funerale confessa grande tristezza per la perdita di un bravo uomo che aiutava anche cittadini di religioni diverse, senza badare a differenze, ma ammette anche molta paura per eventuali ripercussioni verso la sua comunità, visto che ci sono voluti anni per ottenere una integrazione sociale.

Anche i rappresentanti della Chiesa cattolica si sono espressi a in tal senso; sono state parole pacificatrici quelle dello stesso sacerdote ferito, Antonio Rodríguez, che ha ricordato l’importanza della difesa dei “valori evangelici di pace, armonia, amore e servizio”.

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