Cronache dai Palazzi

Per Palazzo Chigi la “priorità assoluta” del governo è “dare ai cittadini una giustizia giusta e veloce”, un impegno che l’esecutivo è “determinato a mantenere nel più breve tempo possibile”.

Dopo giorni burrascosi, voci di dissidi con Fratelli d’Italia e a proposito di eventuali dimissioni, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, assicura che “ogni futura riforma, prima di essere affidata alla valutazione del Parlamento sovrano, si comporrà attraverso l’ascolto di tutte le voci del sistema giustizia, dall’avvocatura all’accademia, e alla magistratura”. Nordio ha inoltre ribadito che l’autonomia e l’indipendenza della magistratura costituiscono “un pilastro della nostra democrazia”, si tratta di “principi inderogabili, che hanno accompagnato la mia lunga attività professionale. Se non credessi nella loro sacralità, non avrei rivestito la toga, come spero di aver fatto con dignità e onore”, ha sottolineato il Guardasigilli.

Con la medesima incisività il ministro Nordio ha inoltre confermato l’impegno a “conferire al servizio giustizia un volto nuovo. In sintonia con le trasformazioni rapide, e talvolta repentine dei nostri tempi”. L’impegno prevede inoltre “l’applicazione delle riforme già varate e la progettazione di nuove”. Il ministro della Giustizia assicura anche un “monitoraggio” e “interventi tempestivi” sulle difficoltà di applicazione della riforma Cartabia. L’obiettivo è far coesistere “sicurezza e diritti” e “le doverose risposte alle richieste di tutela dei cittadini con un rigoroso rispetto delle garanzie proprie dello Stato di diritto”.

Ciò che emerge è in definitiva uno “spirito di leale collaborazione” rimarcato anche dal presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Santalucia, che però, nel contempo, a proposito di un’eventuale riforma delle intercettazioni afferma: “Siamo ancora a livello di intenzioni. Se si vuole impedire l’abuso sono d’accordo, ma bisogna dare concretezza”. La necessità di attuare dei rinnovamenti nel campo della Giustizia viene rimarcata anche dal primo presidente della Corte di Cassazione, Pietro Curzio, che sottolinea: “L’ordinamento giuridico ha assunto in molti tratti le sembianze di un labirinto. La tecnica legislativa ha subito un’involuzione, il ritmo legislativo è divenuto incalzante, spesso spaesante”. Tutto ciò alla luce delle “criticità” per l’attuazione della riforma Cartabia. Curzio rimarca inoltre che mancano 1.458 magistrati, in quanto rispetto alla media Ue di 22 ogni 100 mila persone in Italia ne abbiamo 12. Altri numeri importanti riguardano inoltre i femminicidi, 122 nel 2022 su un totale di 310 omicidi e circa 2,9 milioni di processi civili pendenti rispetto al 2021.

“Dovranno parlare i fatti”, ha affermato il nuovo vicepresidente del Csm, l’avvocato Fabio Pinelli, un componente “laico” indicato dalla Lega. In particolare, il Consiglio superiore della magistratura “dovrà dare piena attuazione alla leale e proficua collaborazione tra le Istituzioni del Paese”. In questo contesto Pinelli ha rimarcato che “al proprio ruolo politico-costituzionale di organo di garanzia dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura, capace di dialogare su un piano di parità con gli altri organi e poteri dello Stato, il Csm non può e non deve venire meno”.

L’impegno a “favorire la coesione” del Consiglio è stato rimarcato anche dal capo dello Stato, Sergio Mattarella, presidente dell’organo di autogoverno di giudici e pm, che ha definito il Csm “presidio dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura. “Le decisioni condivise rendono più autorevole e efficace” il lavoro del Csm. Il presidente della Repubblica ha inoltre sottolineato che i componenti laici e togati si differenziano “solo nella provenienza”, e tutti devono essere “rappresentati, ascoltati e garantiti dal vicepresidente nell’esercizio delle loro funzioni”, escludendo qualsiasi indirizzo di parte, che non deve manifestarsi all’interno del Csm né all’interno della magistratura in generale.

Il vicepresidente Pinelli ha a sua volta assicurato a tutti i consiglieri “la garanzia dell’ascolto per il fine superiore dell’unità del Consiglio, in modo che sia sempre alla ricerca di scelte condivise e orientate anche secondo le diverse posizioni di ciascuno”, e evitando ovviamente ogni tipo di contrapposizione tra destra e sinistra.

Pinelli ha rimarcato di essere “una figura non politica e indipendente”. Eventuali divisioni di stampo politico minerebbero in maniera evidente la credibilità e l’autorevolezza del Csm. Tra il 17 e il 20 gennaio il Parlamento ha eletto i dieci membri laici del Csm. La riforma Cartabia prevede 33 componenti, di cui tre di diritto: il capo dello Stato e due alti magistrati di Cassazione. Il Consiglio superiore della magistratura vigila su promozioni, assunzioni, trasferimenti e carriere. Il Csm si occupa inoltre degli aspetti disciplinari relativi ai magistrati; in base alla Carta costituzionale è presieduto, di diritto, dal capo dello Stato mentre un plenum del Consiglio stesso sceglie il vicepresidente tra i membri laici eletti dal Parlamento.

Occorre garantire un Csm “credibile, trasparente e mai obliquo nell’interesse del Paese”, ha affermato il neovicepresidente Pinelli. A proposito delle riforme da attuare nel campo della Giustizia Fabio Pinelli ha espresso un giudizio cauto, sia sul tema delle intercettazioni sia sulla separazione delle carriere e l’obbligatorietà dell’azione penale. Prima di strutturare delle nuove riforme occorrerebbe sperimentare le riforme approvate di recente, in quanto “senza un’adeguata ‘pausa di applicazione’, appare concreto il rischio di una destabilizzazione del sistema giudiziario e di una compromissione del percorso di ricostruzione del rapporto di fiducia tra politica, magistratura e cittadini”. La separazione delle carriere di giudici e pm (una proposta di alcuni deputati di Forza Italia che hanno presentato un disegno di legge costituzionale) è nello specifico uno degli argomenti più divisivi, e quasi la totalità dei magistrati non condivide la proposta.

Il colloquio tra la premier Meloni e il Guardasigilli Carlo Nordio ha per ora scongiurato ulteriori crepe all’interno della maggioranza e le photo opportunity diffuse da Palazzo Chigi sono servite per mettere a tacere eventuali “gufi” e “malelingue”. Per il presidente del Consiglio occorre evitare lo scontro con le toghe, blindare il Guardasigilli e rilanciare un “cronoprogramma”. La premier, impegnata a costruire il giusto dialogo tra i garantisti e i giustizialisti della coalizione, ha infine ribadito l’essenzialità dell’uso delle intercettazioni per reati gravi come mafia e terrorismo ma occorre fronteggiare un eventuale “uso distorto degli ascolti che ha prodotto fughe di notizie senza rilevanza penale, la gogna mediatica e processi sommari nei confronti di persone non indagate”. Nel frattempo la premier blinda il ministro Nordio e cerca di frenarne gli entusiasmi per non bruciare le tappe. L’obiettivo di Palazzo Chigi è realizzare una “giustizia giusta” e, nella pratica, il Guardasigilli sembra aver accettato la richiesta di affrontare i temi più divisivi “più avanti, nell’arco del mandato”. Nel frattempo prosegue la lotta contro la criminalità diffusa, la depenalizzazione dei reati contro la pubblica amministrazione e il rafforzamento delle carceri per assicurare la certezza della pena. Come ha affermato il ministro Nordio intervenendo all’apertura dell’anno giudiziario, “ogni futura riforma” si concretizzerà solo dopo aver prestato ascolto “a tutte le voci” che compongono il sistema della Giustizia; in questo contesto occorre procedere in maniera cauta come ad esempio a proposito di intercettazioni e separazioni delle carriere.

Sul fronte della Difesa, il ministro Crosetto ha incontrato il suo collega transalpino Sébastian Lecornu, un incontro che riapre i rapporti tra Italia e Francia dopo i dissidi sulla questione migranti dei mesi passati. Oggetto dell’incontro non solo gli impegni comuni nel mar Mediterraneo – compresa l’attività di sorveglianza e di coordinamento delle politiche di difesa nel Mediterraneo più esteso, potenzialmente fino al Medio Oriente – ma anche attività coordinate navali e terrestri e una presenza congiunta di attività antiterrorismo nel Sahel e in altre zone a rischio. Tra pochi giorni entrerà inoltre in vigore il Trattato del Quirinale firmato dal presidente francese Emmanuel Macron e il premier italiano Mario Draghi nel novembre del 2021 e non si tratta esclusivamente di un’intesa sul piano militare, anche se l’integrazione tra i due eserciti rappresenta una parte integrante; in questo contesto sono state avviate esercitazioni in montagna con l’obiettivo di strutturare una brigata alpina franco-italiana.

Sul fronte estero, dopo la missione in Algeria la premier Giorgia Meloni atterra a Tripoli e Bengasi insieme ai ministri Tajani e Piantedosi e l’amministratore dell’Eni, in quanto l’obiettivo della missione in Libia è la firma di un accordo di Eni con Noc, la compagnia libica dell’energia, alla base del quale vi è un investimento da otto miliardi di dollari in giacimenti di gas off-shore. Oltre al gas, contenuti dell’incontro sono anche la stabilizzazione del Paese nordafricano e l’evolversi delle rotte migratorie.

Rinnovato infine il sostegno a Kiev “a 360 gradi”, in accordo con Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Germania. Il governo italiano sta mettendo a punto il sesto pacchetto di aiuti militari e il nostro Paese è pronto ad inviare i Samp-T, sistemi missilistici da difesa aerea del consorzio italo-francese Eurosam. L’Italia fornirà anche armi e munizioni di artiglieria e fino ad oggi ha inviato all’Ucraina aiuti militari per oltre un miliardo di euro, una parte cospicua del bilancio annuo dedicato al ministero della Difesa. Nello specifico, la spesa militare italiana prevista per il 2023 è pari a 26,5 miliardi e, ragionando in termini di risorse finanziarie disponibili, la proposta italiana (e non solo) in Europa è escludere gli investimenti militari dal Patto di Stabilità. In sostanza “serve rifornire le scorte nazionali dopo gli invii di armi a Kiev”. Secondo quanto richiesto dalla Nato, l’obiettivo del ministro Crosetto è concretizzare una spesa militare pari al 2% del Pil nel giro di pochi anni ma anche svincolarsi dagli accordi europei sul bilancio, premettendo che “oggi nessun Paese è in grado di tagliare gli investimenti sulla Difesa”. Gli aiuti inviati a Kiev impongono in sostanza di ripristinare le scorte per la Difesa nazionale e occorre tenerne conto.

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