Da Trump a Bolsonaro

Durante le rispettive presidenze, Donald Trump e Jair Bolsonaro avevano stretto rapporti molto intensi e di reciproco appoggio. Trump emetteva lodi sperticate del collega brasiliano e si capisce. Aderivano ambedue alla stessa ideologia di estrema destra, ambedue erano nel fondo razzisti, nazionalisti e sprezzanti delle istituzioni democratiche.

E ambedue hanno chiuso il loro periodo presidenziale nel modo più indegno, negando i risultati elettorali installando l’idea falsissima di una elezione rubata, in modo da delegittimare il successore eletto e motivare l’ira dei sostenitori, che in ambedue i casi è scoppiata violenta nel sollevamento contro il Parlamento e le istituzioni democratiche, con devastazioni e, nel caso americano, con morti. In nessun dei due casi la sollevazione è riuscita, perché le istituzioni, sia pur con ritardi e carenze inspiegabili, hanno reagito. Ma il clima avvelenato è rimasto.

Sia chiaro che tra i due movimenti non c’erano soltanto affinità ideologiche ma un ben più concreto vincolo organizzativo, una complicità attiva, i cui protagonisti sono stati il figlio di Bolsonaro, Edoardo, l’ideologo di estrema destra Bolton, consigliere e stratega di Trump, e commentatori e giornalisti fanatici o venduti, come il famigerato Tucker Carlson, della Fox, un diffamatore seriale uso alla TV spazzatura. E molti, molti altri. Tutto questo è esposto e documentato in un articolo investigativo del Guardian dell’11 gennaio, la cui lettura deve far pensare chiunque consideri libertà e democrazia, come sono, beni insostituibili e irrinunciabili.

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