Orrori umani

«Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria; la scelta della data ricorda il 27 gennaio 1945 quando le truppe dell’Armata Rossa, nel corso dell’offensiva in direzione di Berlino, arrivarono presso la città polacca di Auschwitz scoprendo il tristemente famoso campo di concentramento. La scoperta di questo luogo dell’orrore, per la prima volta, rivelò compiutamente al mondo l’orrore del genocidio nazista, anche se è cosa nota che già molti sapessero dell’esistenza di queste fabbriche della morte.

Io non ho mai voluto andare a visitare i campi di concentramento; mi atterrisce l’idea, ho orrore di luoghi che ricordano a che punto riesca ad arrivare  la crudeltà umana.

Ho ben impresso nella memoria la nonna di una mia compagna di scuola, una delle poche sopravvissute al rastrellamento di Roma, che viveva in una perenne penombra, nel suo elegante salottino di una vecchia casa, circondata delle foto di persone che non erano più in vita. Mi ricordo una in particolare: una foto di due bambine di circa 10 anni pettinate con le trecce e un grande fiocco al collo, forse una divisa scolastica. Io e la mia amica potevamo vedere quelle foto solo quando lei non era in casa. E mi ricordo la magrezza di quella signora, le sue rughe e il suo tatuaggio. Lo vidi una sola volta: lei me lo mostrò con grazia, senza astio; mi disse “guarda, non avere paura di me ma abbine di chi esegue gli ordini senza consultare la sua anima”. Quando morì c’era tutta la popolazione ebrea di Roma al suo funerale.

Detto questo, credo che quel maledetto periodo della storia non abbia insegnato nulla. Ci sono ancora dei poveracci convinti della superiorità di una razza; sbandati senza nessuna cultura che si rasano i capelli e scrivono frasi razziste e intimidatorie. Poveri stolti che vivono di ignoranza e rancore.

Ma vorrei anche dire che gli israeliani di oggi non mi sembra abbiamo ben in mente il concetto di conciliazione, che tutto quello che il loro popolo ha patito non ha fatto che far accrescere nei loro cuori odio e sete di vendetta.

I negoziati di pace vanno per le lunghe; i Palestinesi riprendono la guerriglia dopo l’annuncio da parte di Bibi Netanyahu di voler costruire ancora nella striscia e sparano tredici razzi in pochi giorni contro il territorio israeliano. “Se Hamas e altre organizzazioni terroristiche hanno dimenticato la lezione, gliene daremo un’altra in modo più duro e molto presto”, risponde lui. E a Gaza subito si rialza la tensione.

Ma io dico, è mai possibile che non ci si possa mettere d’accordo? È mai possibile che dopo tutto l’orrore che il mondo ha provato alla scoperta dei lager nazisti non si sia trovata una linea comune di pace e tolleranza? È mai possibile che si viva in una continua tensione che eccita gli animi dei facinorosi e nutre l’odio di questi poveri di spirito? A che serve una storia così sanguinosa se non a imparare? Ma solo gli animali imparano dai loro errori.

E loro, gli Israeliani, si sono auto incaricati di fare le veci di Dio: hanno subìto troppo e vogliono tutto in cambio. Ma se non tornerà il buonsenso, la misericordia, se uomini come Netanyahu o come l’altro appena morto si arrogheranno questo diritto, moriremo tutti senza speranza.»

©Futuro Europa®

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