Cronache dai Palazzi

L’esecutivo è pronto a rivedere “tempi e costi” per la realizzazione del Pnrr, mentre a Roma arrivano i tecnici del Piano nazionale di ripresa e resilienza della Commissione europea. “La previsione di spesa dei 22 miliardi entro fine anno è molto lontana”, ha affermato il ministro per gli Affari europei, Raffaele Fitto. Fitto ha inoltre specificato che “la previsione di spesa del Pnrr quando fu approvato era di 42 miliardi al 31 dicembre, poi è stata corretta al ribasso a 33 miliardi una prima volta e a 22 miliardi lo scorso settembre”.

La questione più urgente consiste nel raggiungimento dei 55 obiettivi previsti dal Piano per il secondo semestre 2022, dalla cui realizzazione dipende l’erogazione della terza rata da 19 miliardi. Fino ad ora il nostro Paese ha ottenuto 66,9 miliardi dei 191,5 previsti complessivamente fino al 2026.

A causa dell’inflazione e dell’aumento dei prezzi delle materie prime “o si taglia sulle opere o non ci stiamo dentro”, ha affermato il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin sottolineando che il proprio ministero ad esempio, da solo, “ha un onere maggiore di 5 miliardi sui 35 previsti”. Circa l’80% degli interventi sono destinati agli enti locali e Fratin afferma di aver predisposto “una struttura di consulenza per fare in modo che gli interventi non rimangano bloccati per anni perché manca un parere”. Il ministro della Protezione civile, Nello Musemeci puntualizza invece che “se la scadenza del 2026 non dovesse essere compatibile con le lentezze attuali, sarà necessario chiedere almeno due anni di proroga”, arrivando quindi al 2028.

In sostanza “ci impegniamo a raggiungere gli obiettivi al 31 dicembre – ha affermato Fitto – ma dobbiamo avere la capacità di guardare oltre questa scadenza”, senza però sottrarsi alle richieste di Bruxelles in quanto “è importante lavorare d’intesa con la Commissione e lo faremo con una relazione completa sullo stato di attuazione del Pnrr”, ha affermato Fitto. A proposito di burocrazia, da Palazzo Chigi, Alfredo Mantovano preannuncia che “in un decreto legge prossimo al varo si cercherà di razionalizzare qualche procedura”.

Tra gli obiettivi principali del Pnrr vi è il rafforzamento del tasso di innovazione tecnologica e quindi lo stato di digitalizzazione del nostro Paese, favorendo in questo modo l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Gli interventi del Piano sono trasversali e sono diretti sia alla Pubblica amministrazione sia alle aziende ma “ci sono delle criticità” ammonisce il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, intervenendo alla Luiss dove si è svolto un incontro fra Confindustria, Medef e Bdi per tentare di fornire una risposta europea alla crisi. “In Europa dobbiamo lavorare tutti di più sugli investimenti pubblico-privati ed è un punto sul quale tutti siamo d’accordo: gli investimenti per la competitività vanno sganciati dal Piano”, ha sottolineato Bonomi proponendo “uno strumento finanziario per la gestione delle grandi crisi”, sostenuto del resto anche dagli altri partner europei, tra cui la Germania. “L’importante è che sia dedicato alla competitività dei nostri sistemi”, ha aggiunto Bonomi sottolineando la necessità di “nuovi investimenti”, ciò che del resto corrispondeva allo “spirito iniziale” del Pnrr. Mentre “l’abbiamo soprattutto volto a finanziare opere già previste, perché ci difetta capacità di progettare e realizzare progetti nuovi in pochi anni”, ha ammonito Bonomi. “Il Pnrr doveva nascere e attuarsi sulla base di un partenariato fra pubblico e privato ma se n’è visto poco: è quasi tutto nella sfera del pubblico”.

Parole dure quelle provenienti dal presidente degli industriali, che sottolineano lo spaccato tra pubblico e privato e la necessità di sostenere chi fa impresa per poter produrre lavoro. Occorre fare le riforme e favorire “una gestione pubblico-privato”. È inoltre essenziale “un’analisi attenta dei fabbisogni attuali e futuri di materie prime strategiche per prevenire le carenze”. In questa prospettiva “un fondo sovrano europeo che acquisisca partecipazioni nelle grandi società globali di materie prime e minerali strategici”, rappresenterebbe una soluzione strategica a medio e lungo termine. Per quanto riguarda la realizzazione del Piano sono di certo emerse delle criticità ma, secondo Bonomi, “lavorare tutti insieme per fare bene e in fretta” è doveroso. “Paradossalmente noi italiani siamo aiutati dal fatto che siamo più abituati a lavorare nelle emergenze”. Sul fronte europeo occorre comunque “lavorare di più sugli investimenti pubblico-privati ed è un punto sul quale tutti siamo d’accordo”, ha sottolineato il presidente di Confindustria ribadendo che “gli investimenti per la competitività vanno sganciati dal Patto di stabilità”.

A proposito di attuazione del Pnrr “tutti i Paesi hanno difficoltà”, ha sottolineato a sua volta il commissario Ue agli Affari economici, Paolo Gentiloni. “Alcuni hanno chiesto rinvii sulla data del 2026 – ha aggiunto Gentiloni – ma non sono possibili dal punto di vista tecnico, politico e legale”. Parole determinate che suonano come un avvertimento di fronte all’intenzione di Palazzo Chigi di chiedere più tempo per attuare il Piano. “So quali siano le difficoltà che abbiamo. Bisogna correggere quello che va corretto ma lavorare per attuare”. Gentiloni ha comunque ribadito “che il governo è impegnato a rispettare gli obiettivi”. Gli stessi ministri, tra cui il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, sottolineano dei ritardi per la progettazione degli interventi, ad esempio “numerosi ritardi per quanto riguarda gli interventi ferroviari”, ad esempio “sull’alta velocità Salerno-Reggio Calabria non è stato ancora definito con i territori il tracciato del percorso”. Il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, e il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, hanno invece ribadito la necessità di rivedere i costi delle opere previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza anche a causa dell’inflazione.

Oltre alla digitalizzazione dell’intero territorio nazionale, tra gli obiettivi chiave compare la voce “Rivoluzione verde e Transizione ecologica”, per la quale il Pnrr prevede lo stanziamento più ingente: 59.46 miliardi di euro, circa il 31 per cento delle risorse dell’intero Piano. Si mira a incentivare la sostenibilità sociale ed economica attraverso degli interventi che favoriscano le fonti rinnovabili, l’agricoltura, la gestione dei rifiuti e la difesa della biodiversità.

A proposito di infrastrutture, invece, l’obiettivo è rendere entro il 2026 il sistema infrastrutturale italiano “più moderno, digitale e sostenibile” che nella pratica vuol dire “incremento della mobilità collettiva, in particolare su rotaia, compreso lo spostamento del trasporto merci da gomma a ferro”. Più della metà delle risorse messe a disposizione in questo settore sono destinate al Mezzogiorno. Altra missione consiste nel fronteggiare le problematiche del sistema scolastico italiano: il tasso di abbandono scolastico; il basso livello di spesa a favore della ricerca; lo sviluppo di una riforma dei processi di reclutamento degli insegnanti. E per ultimo, ma non per importanza, la necessità di colmare il gap femminile nella ricerca del lavoro. Nel complesso, rafforzare la relazione tra la formazione e il mondo del lavoro è di certo un obiettivo fondamentale per lo sviluppo del sistema Paese. In quest’ottica emerge per l’appunto il rafforzamento dell’occupazione femminile a cui il piano dedica un articolato intervento, oltre a un nuovo sistema di certificazione della parità di genere. Preventivato, inoltre, un sostanziale incremento dei servizi alla persona che sul territorio erogano prestazioni a famiglie, minori, disabili, anziani e senzatetto. Non poteva mancare infine il capitolo Salute, tra l’altro il Pnrr è nato a causa della crisi pandemica con l’obiettivo di ricostruire e migliorare il tessuto socio-economico e quello sanitario sotto pressione nel periodo più buio della pandemia. In questo contesto sono due gli obiettivi fondamentali: migliorare le infrastrutture ospedaliere, rafforzando nel contempo la capillarità dell’assistenza di prossimità; potenziare i sistemi di raccolta dei dati per garantire, ad esempio, la diffusione del Fascicolo sanitario elettronico.

Sul versante manovra, infine, dopo aver trasmesso la legge di Bilancio alla Camera, si attendono gli emendamenti, il termine per presentarli è il 7 dicembre, con l’obiettivo di limitare a quota 450 le proposte di modifica (250 per la maggioranza, il resto alle opposizioni). Tra i diversi temi emerge la proposta di eliminare la stretta su Opzione donna, il canale di accesso anticipato alla pensione per le lavoratrici. L’ipotesi su cui si sta studiando consiste nel ritorno al meccanismo attuale: in pensione a 58 anni, senza il vincolo dei figli. In questo contesto i sindacati contestano la stretta e attendono di incontrare il governo in settimana, lo stesso 7 dicembre. In particolare, Cgil e Uil annunciano vari scioperi di quattro ore sparsi sul territorio nazionale, mentre la Cisl dimostra di voler continuare sulla strada del dialogo con Palazzo Chigi.

In definitiva, l’iter della manovra prevede che tra il 15 e il 18 dicembre la commissione Bilancio della Camera esamini le proposte di modifica alla legge di Bilancio, mentre l’arrivo in Aula a Montecitorio è previsto per il 20 dicembre.

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