Il missile sulla Polonia

La caduta di un missile su un villaggio polacco al confine con l’Ucraina ha per un attimo temuto di portare la guerra a un livello superiore, coinvolgendo la NATO e quindi gli USA ai termini degli articoli 4 e 5 del Trattato di Washington. Sarebbe stato l’inizio della Terza Guerra Mondiale.

La crisi è stata rapidamente chiusa, sia perché i russi hanno subito dichiarato di non essere i responsabili, sia perché gli Stati Uniti, la NATO e la stessa Polonia hanno riconosciuto che si trattava di un incidente e che probabilmente il missile proveniva dalla difesa antiaerea ucraina. Ora, un’inchiesta chiarirà meglio l’accaduto, ma l’incidente può ritenersi superato. Il fatto ha però dimostrato su che barile di polvere siamo seduti.

La guerra, ha detto il massimo responsabile americano, sarà ancora lunga e le probabilità che Kiev vinca sono scarse. Basta del resto pensare all’asimmetria della guerra. La Russia può scatenare i più feroci attacchi missilistici sull’Ucraina, uccidendo civili e distruggendo infrastrutture vitali, ma il suo territorio è intoccabile. Il generale Mark Milley ha perciò detto al Congresso USA che sarebbe venuto il momento di negoziare la pace. Mosca ripete di essere d’accordo, ma al tempo stesso dichiara che non rinunzierà mai ai territori annessi. E Biden ha aumentato di molto gli aiuti militari all’Ucraina. Sembra dunque ci sia poco da sperare, almeno finché il logoramento non spingerà una delle parti a cedere qualcosa. Ma alla fine molto dipenderà dagli Stati Uniti, che della guerra sostengono il maggior costo in termini di costose forniture militari.

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