Il Salario minimo garantito in Europa

Da diversi anni il Parlamento chiede misure a livello europeo per garantire un reddito dignitoso a tutti i lavoratori, è bene sottolineare che il diritto a un salario minimo adeguato è menzionato nel principio 6 del pilastro europeo dei diritti sociali, che è stato concordato dal Parlamento europeo, dal Consiglio a nome di tutti gli Stati membri e dalla Commissione europea nel novembre 2017. Nell’ottobre 2020 la Commissione ha presentato una proposta di direttiva per migliorare l’adeguatezza dei salari minimi nell’UE. Nell’UE, 21 paesi su 27 hanno un salario minimo legale, mentre negli altri sei (Austria, Cipro, Danimarca, Finlandia, Italia e Svezia) i livelli salariali sono determinati attraverso la contrattazione collettiva. Espressi in euro, i salari minimi mensili variano ampiamente nell’UE, da 332 euro in Bulgaria a 2 202 euro in Lussemburgo (dati Eurostat 2021). La povertà lavorativa nell’Unione europea è aumentata negli ultimi dieci anni a causa delle recessioni economiche, come quella vissuta a livello globale durante la crisi del Covid 19, andando a colpire proprio le fasce più deboli ed esposte della forza lavoro. Nel 2018 su 10 lavoratori a salario minimo, quasi 7 hanno incontrato difficoltà a far quadrare i conti. La Commissione europea ha proposto nuove norme volte a migliorare l’adeguatezza dei salari minimi, e lo scorso giugno i negoziatori del Parlamento e del Consiglio hanno raggiunto un accordo che porteranno al voto durante la plenaria di settembre.

I paesi dell’UE dovranno assicurarsi che il loro salario minimo legale nazionale consenta uno standard di vita dignitoso. Per determinarlo possono essere utilizzati strumenti come: un paniere nazionale di beni e servizi a prezzi reali, che potrebbe includere attività culturali, educative e sociali; confronto del salario minimo con valori di riferimento comunemente utilizzati a livello internazionale, come il 60% del salario medio lordo o il 50% del salario medio lordo. Oltre a promuovere la contrattazione collettiva sulla determinazione dei salari; gli stati membri dovranno aggiornare i salari minimi legali almeno ogni due anni, o al massimo ogni quattro anni per quei paesi che utilizzano un meccanismo di indicizzazione automatica. Si dovranno incrementare e rendere più efficaci le ispezioni del lavoro per garantire la conformità e affrontare condizioni abusive nei rapporti di lavoro; garantire che i lavoratori abbiano accesso alla risoluzione delle controversie e il diritto al ricorso.

A seguito dell’approvazione in plenaria, avranno inizio i negoziati con il Consiglio sulla versione finale della nuova legge. Un salario minimo dovrebbe garantire un tenore di vita dignitoso, la contrattazione collettiva dovrebbe essere rafforzata nei paesi in cui copre meno dell’80% dei lavoratori e i poteri delle autorità nazionali e dell’autonomia delle parti sociali in materia di determinazione delle retribuzioni devono essere pienamente rispettati. In passato i deputati della commissione per l’occupazione e gli affari sociali avevano sostenuto la fissazione di requisiti minimi per proteggere i salari in tutta l’UE, sia stabilendo un salario legale (il salario più basso consentito dalla legge), sia consentendo ai lavoratori di negoziare i loro salari con loro datori di lavoro. La nuova normativa dovrebbe applicarsi a tutti i lavoratori nell’UE che hanno un contratto di lavoro o un rapporto di lavoro. Gli Stati membri in cui il salario minimo è protetto esclusivamente tramite contratti collettivi non saranno obbligati a introdurre salari legali o a rendere tali accordi universalmente applicabili. Il progetto di direttiva mira esplicitamente a rafforzare ed estendere la copertura della contrattazione collettiva e a proteggere i lavoratori fornendo loro un salario minimo attraverso questi negoziati.

Yana Toom (ReNew, Estonia) ha dichiarato: “Le raccomandazioni specifiche per paese formulate dalla Commissione dal 2012 non riguardano solo le politiche economiche, ma anche quelle sociali dell’UE. Tuttavia, la tendenza al ribasso nella loro attuazione è inaccettabile e deve essere invertita. La Commissione deve convincere gli Stati membri che la salute sociale dell’UE non è meno importante della difesa del mercato unico o di qualsiasi altra politica comune“.

Dennis Radtke (PPE, DE) ha commentato: “Abbiamo compiuto un passo importante e siamo passati dalle parole ai fatti sulla dignità del lavoro in tutta l’UE. Questa direttiva è un punto di svolta nella lotta per un’Europa sociale più forte“.

Agnes Jongerius (S&D, NL) ha aggiunto: “Questa legislazione è una rottura con il passato. Durante la crisi precedente, l’abbassamento dei salari minimi e lo smantellamento della contrattazione collettiva settoriale è stata la dura medicina prescritta a molti Stati membri. Ora stiamo lottando per aumentare i salari minimi legali e per rafforzare la contrattazione collettiva in Europa”.

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