Cronache dai Palazzi

L’Italia cresce superando Francia e Germania ma, avverte il premier uscente Mario Draghi, “ci sono nuvole all’orizzonte dovute alla crisi energetica, all’aumento del prezzo del gas e al rallentamento del resto del mondo”. Le previsioni sono allarmanti “per i prossimi trimestri” quindi, a maggior ragione, “sono da mantenere” impegni e credibilità. Nel frattempo, il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto Aiuti bis da 17 miliardi, nuove misure per supportare famiglie e imprese.

In questo frangente la “coesione sociale e politica” è necessaria e “l’incertezza”, acuita anche dalle elezioni imminenti, può essere mitigata solo se viene preservata la “credibilità internazionale” dell’Italia per la quale, come ha ricordato Draghi, si prevedono “nuvole all’orizzonte”.

Con l’autunno arriveranno molte sfide da affrontare, non solo gli incrementi del prezzo del gas, la “crisi energetica” e il “carovita” determinato da un’inflazione talmente pesante che acuirà la “difficoltà di approvvigionamento dei materiali”, ma persisterà anche “l’incertezza geopolitica” considerate le difficoltà di negoziare con la Russia e il conflitto in Ucraina che non accenna ad arrestarsi.

In compenso “le definizioni sul terzo trimestre non sono così pessimistiche”, nonostante sia un contesto di “forte difficoltà per imprese e famiglie” che il nuovo decreto Aiuti da 17 miliardi mira ad “alleviare”. Connotati “straordinari” caratterizzati “dal carattere d’urgenza”, interventi sulle bollette elettriche, sul cuneo fiscale e sulla rivalutazione delle pensioni. Il carovita influisce negativamente anche sui risparmi e sulle attività produttive.

L’esecutivo degli affari correnti porta a compimento un provvedimento fondamentale per il Paese e il premier Draghi è determinato a concludere l’esperienza a Palazzo Chigi in maniera più che dignitosa, auspicando che “qualunque governo rispetterà gli impegni assunti in Europa con il Pnrr perché alcuni Paesi hanno accettato di tassare i loro cittadini per garantire all’Italia di avere risorse”. Il presidente del Consiglio ha inoltre ribadito che il Piano nazionale di ripresa e resilienza sarà in grado di “sostenere la crescita”.

Vi sono inoltre riforme che non possono essere rimandate ancora a lungo come la riforma del fisco e sulla concorrenza, che dovranno però essere messe nere su bianco dalla prossima squadra di governo, in primo luogo per non disperdere i risultati raggiunti anche in termini di crescita, “del 3,4% acquisita nel 2022 quando le previsioni di Confindustria l’attestavano all’1%, del 6,6% l’anno scorso”. Risultati positivi raggiunti anche grazie alla “politica economica di questo governo” sostenuta dalla “struttura ministeriale del Tesoro che ha lavorato” in maniera ligia. Un dicastero, presieduto dal ministro dell’Economia Daniele Franco, che chiude “senza scostamenti di bilancio” anche se l’inflazione risulta “maggiore del previsto” ed appare evidente e necessaria una sostanziale re-distribuzione delle risorse.

Il decreto Aiuti è un provvedimento che è stato ampiamente condiviso “con le parti sociali”, lo ha sottolineato Draghi rimarcando che l’azione di alcuni sindacati ha forse condizionato l’intervento sul cuneo fiscale “più generoso di come era entrato in Consiglio dei ministri”. Il premier Draghi ha inoltre puntato il dito contro le società energetiche in quanto l’aliquota al 25% sugli utili eccedenti non ha concretizzato il gettito atteso. Una situazione che esaspera il contrasto tra Stato e società e Draghi considera “intollerabile che famiglie e imprese siano in forte difficoltà mentre ci sia un settore che elude le disposizioni”.

La credibilità internazionale duramente riconquistata è il risultato tangibile a cui Draghi è particolarmente legato. Una credibilità che dovrà essere necessariamente preservata, in primo luogo, per poter “attrarre investimenti dall’estero” come viene rimarcato anche nell’ultimo decreto, un provvedimento finanziato senza ricorrere allo scostamento di bilancio. Per quanto riguarda la proroga degli sconti sulle bollette di luce e di gas nel quarto trimestre, nello specifico sono stati stanziati interventi pari a circa 5,5 miliardi di euro per sostenere le attività produttive e 5,8 di fondi per le famiglie. Tra le misure più consistenti vi è inoltre il taglio delle accise sui carburanti fino al 20 settembre. “Con un impegno di 700 milioni – ha spiegato il ministro Franco – abbiamo prorogato al 20 settembre l’abbattimento di 0,25 euro delle accise”

Tra le novità figura il taglio del 2% del cuneo fiscale per i redditi fino a 35 mila euro. La decontribuzione sarà applicata sui periodi di paga tra luglio e dicembre 2022. “Il taglio del cuneo fiscale ha un onere per la finanza pubblica netto di 1,2 miliardi”, ha puntualizzato il titolare del dicastero dell’Economia. Mentre “si accresce da 258 a 516 euro il plafond per il welfare aziendale per bonus spesa alimentare, ricariche telefoniche e altri beni di consumo esentati dalla base imponibile e si includono nella lista anche le somme per il pagamento delle utenze del servizio idrico, dell’energia elettrica e del gas naturale”. Del 2% è anche l’anticipo della rivalutazione delle pensioni a partire dal mese di ottobre, ma l’aumento del 2% dell’assegno è “riconosciuto qualora il trattamento pensionistico mensile sia complessivamente pari o inferiore all’importo di 2.692 euro”, una misura quest’ultima che vale circa 1,5 miliardi di euro. Tutto ciò per rinforzare il potere di acquisto di lavoratori e pensionati, potere d’acquisto eroso in maniera consistente dall’inflazione. Il bonus di 200 euro verrà invece esteso ai dipendenti che non ne hanno beneficiato in quanto “interessati da eventi coperti figurativamente dall’Inps, come la maternità, la malattia o la cassa integrazione”. Potranno usufruire del bonus anche i lavoratori dello sport. Stanziati inoltre 100 milioni di euro per rifinanziare il Fondo per il sostegno del potere di acquisto dei lavoratori autonomi.

È in arrivo, inoltre, un nuovo contratto collettivo per i dipendenti pubblici degli enti locali, che interesserà circa 430 mila lavoratori. Istituito anche un fondo ad hoc da circa 200 milioni per aiutare le imprese e le attività agricole penalizzate dalla siccità. Potenziato il Fondo unico nazionale per il turismo con un incremento di 30 milioni. La norma sulla “Revisione prezzi Fondo complementare”, un altro miliardo e 300 milioni, servirà invece per contrastare i rincari delle materie prime e non ostacolare gli appalti.

Nel frattempo, in vista delle urne, centrodestra e centrosinistra affinano i propri programmi elettorali. Una quindicina di punti compaiono nella bozza del centrodestra, bozza che potrebbe subire ulteriori modifiche nella riunione di martedì. Per ora “si è trovata una sintesi intorno all’impianto su cui ruoterà – si legge in una nota – la proposta politica della coalizione. Il centrodestra unito ha una visione precisa del futuro e degli interventi necessari per rilanciare l’economia italiana e l’intero sistema Paese”. Stop al reddito di cittadinanza sostituendolo con “misure più efficaci”, sussidi universali, pensioni minime e la flat tax. Sferrata una lancia a favore degli “impianti nucleari di ultima generazione” e “all’elezione diretta del presidente della Repubblica” (semipresidenzialismo); promossa l’autonomia valorizzando gli enti locali. Torna inoltre in auge il progetto del ponte sullo stretto di Messina e il centrodestra assicura infine il rispetto della tradizionale collocazione internazionale, euroatlantica, dell’Italia: “Italia, a pieno titolo parte dell’Europa, dell’Alleanza Atlantica e dell’Occidente”. Nella nota della coalizione del centrodestra viene ribadito che il nostro Paese non verrà meno agli impegni assunti con la Nato “in merito all’adeguamento degli stanziamenti per la difesa”. Confermato il “sostegno all’Ucraina di fronte all’invasione della Federazione Russa”. Ed ancora “piena adesione al processo di integrazione europea, con la prospettiva di un’Unione europea più politica e meno burocratica”. Nel contesto attuale viene inoltre rimarcato un “utilizzo efficiente delle risorse europee” a partire dal Pnrr.

Nel centrosinistra, invece, le tensioni non sono poche anche se, considerata la situazione iniziale, l’opera mediatrice del segretario dem, Enrico Letta, ha condotto a dei risultati determinanti per la coalizione. “L’attuale legge elettorale non impone coalizioni ma richiede alleanze elettorali”, spiega Debora Serracchiani, capogruppo del Partito democratico alla Camera, che puntualizza: “Noi l’altro ieri abbiamo sottoscritto l’intesa con Azione e +Europa. Vorremo fare lo stesso con Sinistra italiana ed Europa verde, così come puntiamo a coinvolgere anche le diverse esperienze del civismo. Auspichiamo di riuscire a mettere insieme soggetti del campo democratico e progressista in passato divisi”, spiega Serracchiani intervistata dal Corriere della Sera. Rimarcato infine lo spirito costruttivo per la messa a terra di un progetto comune, la centralità dell’Europa, il rispetto per gli impegni internazionali, l’importanza degli investimenti sulle energie rinnovabili, la diversificazione degli approvvigionamenti energetici, la questione dei diritti e la lotta alle disuguaglianze”.

In definitiva più che a somme aritmetiche, in entrambi gli schieramenti occorrerebbe dare corpo a delle alleanze che siano competitive ma anche solidali, che abbiano una capacità espansiva e federatrice, in cui tutte le forze politiche in gioco possano esprimere la propria identità in maniera responsabile e condivisa, non penalizzando l’identità delle altre forze della coalizione, uniti nella realizzazione di un progetto comune in quanto ampiamente condiviso nella realtà dei fatti con spirito costruttivo e senza imporre veti, aut aut o tantomeno dei diktat ai propri alleati.

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