Cronache dai Palazzi

La Commissione europea sta lavorando su un nuovo strumento per finanziare i Paesi dell’Unione europea che risultano maggiormente penalizzati dallo choc energetico provocato dalla guerra. Il suddetto nuovo strumento si impernia sul Next Generation EU attingendo risorse inutilizzate dipendenti dal Recovery Fund, tutto ciò per svincolare le economie europee dalla dipendenza del gas e del petrolio russi. L’iniziativa era stata messa sul tavolo già dal 10 marzo nel vertice di Versailles, quando Emmanuel Macron e Mario Draghi ipotizzarono la necessità di un bilancio comune di fronte alle nuove sfide connesse all’aggressione dell’Ucraina. Una sorta di nuovo Recovery Fund finalizzato alle spese per l’energia e per la difesa. Una scelta ipotizzata dal premier italiano e dal presidente francese non condivisa dai leader del Nord Europa che ritennero fin da marzo inutile la corsa in avanti verso un nuovo Recovery Fund se quello vecchio sarebbe rimasto inutilizzato. Per ora in effetti i vari Paesi beneficiari, di fronte ad una disponibilità pari a poco più di 800 miliardi di euro, hanno richiesto per la maggior parte trasferimenti diretti per circa 500 miliardi di euro rinunciando nello stesso tempo a prestiti per circa 200 miliardi.

A questo punto però appare chiaro che la riserva che resta del Recovery Fund rappresenterà la base economica per reagire alla crisi bellica. Di fronte alle diverse necessità dei singoli Stati membri anche i prestiti dovranno essere concessi in base a nuovi criteri, nello specifico a disposizione ci sarebbero circa 100 miliardi da redistribuire come prestiti, fondi che si tenderà a concedere ai Paesi che ne necessitano maggiormente in quanto fortemente dipendenti dalle risorse energetiche fornite dalla Russia. Tra questi Paesi dovrebbe esserci anche l’Italia per una quota di fondi che supererebbe quella già prevista dal Pnrr. Gli stessi prestiti, nonostante siano da restituire, rappresenterebbero comunque un certo vantaggio per il governo in questo frangente. In pratica il negoziato europeo per far fronte allo choc energetico è in atto, anche se permangono alcune resistenze come da parte dell’Ungheria che ha espresso l’impossibilità per Budapest di approvare il piano Ue a causa della forte dipendenza del Paese dal petrolio russo.

In definitiva, i Paesi membri avranno bisogno di più tempo per approvare il sesto pacchetto di sanzioni contro Mosca, pacchetto che la presidente della Commissione europea ha presentato alcuni giorni fa alla plenaria di Strasburgo. Sono state varie le reazioni da parte degli Stati membri. Oltre all’Ungheria anche Slovacchia, Repubblica Ceca e Bulgaria hanno manifestato il proprio dissenso evidenziando delle criticità per quanto riguarda la difficoltà di procedere a differenziare le forniture. Si auspica comunque un accordo prima della prossima settimana, in particolare prima del 9 maggio.

“Elimineremo gradualmente la fornitura russa di petrolio greggio entro sei mesi e di prodotti raffinati entro la fine dell’anno – ha affermato la presidente Ursula von der Leynen -. Pertanto, massimizziamo la pressione sulla Russia, riducendo allo stesso tempo al minimo i danni collaterali a noi e ai nostri partner in tutto il mondo. Perché per aiutare l’Ucraina, la nostra stessa economia deve rimanere forte”. Ungheria e Slovacchia sembra abbiano tempo fino alla fine del 2023 per rendersi autonomi dalle forniture energetiche da parte della Russia. Per Budapest l’attuale piano Ue “distruggerebbe completamente la sicurezza energetica del Paese”, come ha affermato il ministro degli Esteri ungherese, e il sesto pacchetto “non può essere sostenuto nella sua forma attuale. Con tutta la responsabilità non possiamo votarlo”, ha puntualizzato il ministro ungherese aggiungendo: “Non si tratta di mancanza di volontà politica o di calendario, ma semplicemente della realtà fisica, geografica e infrastrutturale”, e un anno in più per prendere una decisione non cambierebbe le carte in tavola. Nella black list ci sarebbe anche il patriarca Kirill ritenuto “responsabile del sostegno e dell’attuazione di azioni o politiche che minano o minacciano l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina”. Nel mirino anche tre tv russe ritenute responsabili della diffusione di fake news le quali non potranno più trasmettere in Europa. Esclusa inoltre dal sistema internazionale dei pagamenti Swift la principale banca russa, Sberbank, altri due istituti di credito russi e il secondo istituto della Bielorussia. Vietate infine consulenze finanziarie e contabili.

“Le sanzioni sono sempre difficili da adottare. Ciò che abbiamo fatto finora è senza precedenti”, ha affermato la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola. “Il Parlamento europeo è stato il primo a dire che dobbiamo raggiungere una dipendenza energetica zero dalla Russia. Ogni Paese ha sua realtà, alcuni sono più dipendenti di altri. Ma l’obiettivo della dipendenza zero dev’essere la priorità, poiché Mosca ha sfruttato troppo a lungo divisioni potenziali fra di noi”, ha ammonito la presidente Metsola. In questo ulteriore contesto di crisi “abbiamo un’opportunità che non possiamo assolutamente fallire. È un banco di prova per l’Europa”. In questo frangente “non c’è alternativa a riconoscere insieme che non siamo stati in grado di prevedere una guerra in Europa e che abbiamo bisogno di politiche comuni della difesa, dell’energia e della sanità”. Ed infine per Roberta Metsola “dobbiamo usare questa crisi per creare finalmente l’Unione dell’energia di cui parliamo da anni: connettere i Paesi oggi staccati dal punto di vista energetico, trovare Paesi terzi affidabili e non ultimo, come ha suggerito il presidente Draghi, stipulare contratti d’acquisto e avere riserve comuni”. In definitiva “ci vogliono leadership e decisioni difficili. Ma non ho dubbi che l’Italia possa essere il leader necessario per questo”, ha affermato la presidente del Parlamento europeo.

Sul fronte interno italiano le forze politiche hanno raggiunto un accordo sul catasto dopo un ultimo faccia a faccia tra il premier Draghi e il centrodestra per cui “nessun incremento di tassazione potrà colpire i risparmi o la casa degli italiani”. Una nota del centrodestra spiega inoltre che ogni elemento attinente al “sistema duale” è stato “eliminato” difendendo “i regimi cedolari esistenti e garantendo un’armonizzazione del sistema fiscale”. Sul catasto invece “viene eliminato ogni riferimento ai valori patrimoniali degli immobili consentendo l’aggiornamento delle rendite secondo la normativa attualmente in vigore e senza alcuna innovazione di carattere patrimoniale”. Il segretario dem, Enrico Letta, ha puntualizzato che il no a nuove tasse era evidente ma si è dichiarato comunque “molto soddisfatto” dell’accordo sul catasto. La leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni ha invece sottolineato la mancata “pace fiscale”, un emendamento di FdI non sostenuto dagli altri soggetti del centrodestra: “Mi è dispiaciuto, era una grande occasione, è una battaglia comune che abbiamo sempre condotto tutti insieme”, ha affermato Meloni.

Tra gli ultimi provvedimenti in arrivo il bonus da 200 euro una tantum per 28 milioni di lavoratori dipendenti, autonomi e pensionati con redditi fino a 35 mila euro lordi, una misura estesa a disoccupati, stagionali, colf e percettori di reddito di cittadinanza. Le risorse a disposizione rimangono i 14 miliardi stanziati ma il governo ha messo nero su bianco degli “aggiustamenti tecnici” per ritoccare alcune misure tra cui il Superbonus 110%, l’agevolazione sui lavori edilizi e le ristrutturazioni, per cui è prevista la frazionabilità del credito in 4 annualità. Inoltre la bozza esaminata in Cdm, all’articolo 14 prevede che “alle banche, ovvero alle società appartenenti a un gruppo bancario (…) è sempre consentita la cessione a favore dei clienti professionali privati” che abbiano “un conto corrente con la banca stessa, ovvero con la banca capogruppo, senza facoltà di ulteriore cessione”. Per gli autonomi e i professionisti, il governo istituisce un fondo ad hoc gestito dal ministero del Lavoro e proposto dalla ministra della Famiglia Elena Bonetti di concerto con la ministra Mariastella Gelmini. Un fondo la cui erogazione avverrà sempre nel mese di luglio e un successivo decreto del ministero del Lavoro ne definirà le modalità. Infine per quanto riguarda i fondi destinati alle aziende, viene istituito un nuovo fondo da 20 milioni di euro per le imprese agricole; si riconosce un credito di imposta del 40% per il funzionamento delle sale cinematografiche. Mentre il fondo istituito dal Mise viene ridotto da 200 a 130 milioni di euro per le aziende che interscambiano con le zone coinvolte nella guerra tra Russia e Ucraina.

A proposito del sostegno alla difesa del popolo ucraino, il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, durante le sedute delle Commissioni Difesa di Camera e Senato, ha ribadito la posizione del governo italiano che continuerà a sostenere l’Ucraina “anche con dispositivi in grado di neutralizzare le postazioni dalle quali la Russia bombarda indiscriminatamente le città e la popolazione civile”. In sostanza il governo italiano varerà un terzo decreto per inviare nuove armi a Zelensky e il nostro Paese impiegherà i propri militari anche in Ungheria e Bulgaria.

“La situazione sul terreno non è chiaramente definita”, ha spiegato Guerini, in quanto “gli esiti sono incerti”. La pace è di certo l’obiettivo da perseguire e da raggiungere al più presto, ma “non può partire nessun negoziato senza il cessate il fuoco russo”. Non è semplice portare avanti una trattativa se la “Russia non ritorna al rispetto del diritto internazionale”. L’operazione militare speciale della Russia rappresenta ormai “una minaccia all’architettura di sicurezza europea” che si sostanzia chiaramente in una minaccia all’Europa e alle sue radici democratiche.

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