Donatella Pavan: fare massa critica per un’economia circolare

In corso l’VIII Festival di Giacimenti Urbani a Milano, dal 20 al 28 novembre 2021. L’appello alla riduzione dell’abuso di plastica continua con la mostra Deplastic, i progetti NoPlà, e la nascita di RiC, Resta in Circolo. Il Festival ideato dall’Associazione Giacimenti Urbani, che si occupa di economia circolare dal basso e riduzione dello spreco di risorse, ritorna dopo lo stop pandemico del 2020 con un programma di eventi aperti al pubblico, che vuole essere un invito all’azione per ognuno. Una settimana di incontri, concorsi di idee, mostre, mercatini, premiazioni, laboratori, tavoli di confronto, dedicati alle tematiche legate al riuso e all’upcycling, per sensibilizzare i cittadini sull’importanza di diventare parte attiva nel favorire le buone pratiche dell’economia circolare. Con l’occasione abbiamo intervistato Donatella Pavan, presidente di Associazione Giacimenti Urbani.

Giacimenti Urbani, un festival che parla di riciclo e ambiente, argomento quanto mai importante e proprio in tempi di COP26.

La prima edizione è datata 2013, ma l’associazione vera e propria è nata nel 2014.

La mission dell’associazione è l’ambiente?

Ci occupiamo di economia circolare e riciclo dei rifiuti, mappando le attività che fanno uso del riutilizzo e del riuso dei materiali di scarto. L’idea alla base è fare massa critica con i vari attori della filiera sul territorio. Inoltre, ci prefiggiamo di segnalare ai cittadini chi fa servizi utili alla corretta gestione dei prodotti con cui veniamo a contatto ogni giorno. Particolare attenzione poniamo a chi fa della prevenzione su questi argomenti, ovvero usando materiali riciclabili, biodegradabili, ecologici. Ad esempio, tutta la catena del Libraccio è stata mappata ed è entrata tra nei nostri soci; la riduzione e la prevenzione dei rifiuti sono una necessità ineludibile.

Come Giacimenti Urbani voi operate solo come contenitore culturale o avete anche attività sul territorio?

Esatto, abbiamo anche attività pratiche, ad esempio questa mostra “Deplastic – azioni e buone pratiche per riciclare la plastica”. Oltre essere una mostra ha delle ricadute concrete, è formata da lastre di 1 metro per 2, dove mostriamo i problemi che causa la plastica e le possibili soluzioni. Sulla scia, anche, della direttiva europea “Single plastic use” del 2019, che avrebbe dovuto essere recepita entro il 3 luglio 2021. L’Italia ha mandato la sua interpretazione per l’applicazione e siamo in attesa di approvazione da parte di Bruxelles. Abbiamo poi quest’altro progetto, “NoPlà again”, un bando Cariplo per cui siamo stati selezionati, dove sperimentiamo un modello svizzero chiamato “re-Circle”. Viene fatta una fornitura ai ristoranti di oggetti che vengono dati ai clienti con una cauzione, in modo da combattere l’usa e getta. Dobbiamo arrivare ad avere 40 locali, per ora siamo a 5, forniamo questi contenitori a prezzo agevolato ai ristoranti. Loro li danno ai clienti a € 10, e loro li possono riportare e riavere la cauzione, anche presso uno degli altri ristoranti aderenti, ma anche tenerli se vogliono. In questa maniera riduciamo significativamente l’usa e getta.

Un’idea che segue la direttiva Europea, di cui ha parlato prima. Ho visto recentemente dei dati per cui l’Italia non si trova poi male come raccolta differenziata, anche se poi si dovrebbe verificare che tutta la filiera rispetti il processo.

Sai, il problema non è solo se poi mescolano tutto in discarica, ma che non tutta la plastica e gli imballaggi possono essere riciclati. Molta parte viene indirizzata all’inceneritore, mentre per la parte riciclata manca la domanda. Appena il 6% della plastica riciclata trova sbocco sul mercato. Esiste un problema strutturale per cui le imprese non sono ancora attrezzate per usare plastica riciclata, anche perché a volte la qualità del prodotto è bassa, e le industrie fanno fatica ad usarla. Infine, l’ultimo problema da affrontare è che ce ne è troppa, se anche tutta la plastica riciclata fosse di buona qualità, dubito ci potrebbe essere una domanda in grado di assorbirla. Nel 2019, in tutta la UE, sono stati usati 19 bilioni di contenitori e 33 bilioni di bicchieri usa e getta. E’ necessario agire sulla prevenzione, abituando le industrie a usare materiali diversi e adoperare imballaggi di tipo diverso, sia per forma che per prodotto.

Su questo si innesta Giacimenti Urbani alla perfezione con questo evento.

Esatto, vogliamo creare un tavolo di lavoro sul riutilizzo, composto da tanti soggetti, compresa l’università Bicocca, consorzi, aziende di igiene urbana. Negli anni ’70 Gino Bramieri faceva quella pubblicità in cui ricordava come la plastica fosse eterna. Dobbiamo uscire da questo paradigma, per cui un materiale indistruttibile venga impiegato come usa e getta.

Per fortuna la sensibilità ambientale, la tecnologia, le conoscenze, di oggi, sono ben diverse e maggiori degli anni ’60 e ’70. Ora abbiamo anche prodotti che vengono venduti sfusi.

Concordo con chi dice che non dovrebbe essere progettato nulla che non sia compostabile, riciclabile o da materiale riciclato. Al tavolo che abbiamo composto c’è un’azienda, Cup, che produce un bicchiere dotato di microchip interno da usare nei grandi eventi. Quando compri una birra, ti caricano il credito direttamente nel chip, e puoi successivamente prenderne altre.

Molte aziende, come Regenesi, hanno avuto successo proprio inserendosi nel business del prodotto da materiale riciclato, il fatto che ci possa essere un ritorno è un incentivo in più per il mercato privato a investire in questo segmento.

Assolutamente, oltre il vantaggio economico, il privato ha un ritorno di immagine notevolissimo. Un’azienda che ha un comportamento sostenibile e corretto in questi ambiti acquisisce una credibilità molto forte.

Vuoi aggiungere qualcosa?

Volentieri, posso dire che il 24 novembre parliamo del progetto “NoPlà”, con l’app “greenApes”, collegata a un progetto milanese, premia i comportamenti virtuosi. Mentre il 25 lanciamo un concorso sul design, riservato agli studenti, indirizzato al sistema di bike sharing, per reinterpretare gli scarti delle biciclette, inventandosi dei prototipi. L’ultimo appuntamento è sulla COP26 di Glasgow per fare il punto sui risultati raggiunti.

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