Cronache dai Palazzi

Sarebbero circa 3,8 milioni i lavoratori non vaccinati, secondo i dati della fondazione Gimbe, e da ora in poi, a causa del contestato obbligo del green pass sui luoghi di lavoro, il numero dei tamponi è destinato ad impennarsi passando da poco più di un milione a circa sette milioni a settimana.

Palazzo Chigi, a sua volta, esclude lo slittamento dell’obbligo del green pass sui luoghi di lavoro e assicura che “il sistema è in grado di reggere l’aumento delle richieste di tamponi”. L’obiettivo è quello di raggiungere la percentuale del 90% di italiani vaccinati. Il governo sta valutando la possibilità di intervenire sul credito di imposta che potrebbe essere ampliato dal 30 al 50% per tutte le aziende che intendano pagare i tamponi ai propri dipendenti. In ogni caso non è stata ancora presa una decisione. Tamponi gratuiti per tutti a carico dello Stato è sicuramente un’ipotesi non praticabile, data la stima dell’onere di almeno 500 milioni ogni mese. “Calmierare i prezzi dei tamponi sì, gratuità no. Vorrebbe dire rallentare la lotta al virus”, ha dichiarato il ministro del Lavoro Andrea Orlando.

L’argomento tamponi e green pass riscalda la maggioranza di governo che non appare granitica al riguardo, nonostante la ferma volontà della squadra dell’esecutivo – del premier Mario Draghi in primis – di portare l’Italia fuori dal tunnel della pandemia, in maniera definitiva e al più presto. Nello specifico Lega e Cinque Stelle premono affinché il governo intervenga in maniera sostanziale a favore dei lavoratori sprovvisti di green pass, con prezzi calmierati o addirittura con tamponi gratuiti. Non sono dello stesso avviso Partito democratico e Forza Italia che non sono d’accordo sulla gratuità dei tamponi per coloro che non si sono vaccinati. Per il segretario dem, Enrico Letta, sarebbe un “vero e proprio condono”.

Nel frattempo la protesta incalza e le piazze si riempiono di manifestanti, dal porto di Trieste all’Ilva di Taranto, i lavoratori che rifiutano il vaccino sono ancora molti e in tanti rivendicano il diritto di non vaccinarsi, o comunque contestano animosamente l’obbligo della certificazione verde per poter lavorare.

Di fatto, per legge, dal 15 ottobre tutti i lavoratori pubblici e privati, devono essere muniti di green pass; non sono escluse le partite Iva, i titolari di ditte individuali, freelance, commercianti, colf e badanti, professionisti vari che dovranno avvalersi del green pass per lavorare almeno fino al 31 dicembre 2021, la data che dovrebbe corrispondere alla fine dello stato di emergenza.

Riaprire e ripartire in sicurezza, e nel contempo favorire la copertura vaccinale, è l’obiettivo fondamentale del governo. Il numero di coloro che aderiscono alla vaccinazione è in verità in ascesa già dal 16 settembre, data in cui il governo ha varato il decreto per rendere il certificato verde obbligatorio in tutti i luoghi di lavoro. I dati mettono infatti in evidenza un sostanzioso aumento del 46% delle prime dosi di vaccino, tantoché si parla di un vero e proprio effetto green pass che ha di fatto favorito la campagna vaccinale. Sarebbero 559.954 prime dosi in più dall’introduzione della misura il 16 settembre. Senza l’obbligo della certificazione verde la struttura commissariale guidata dal commissario Figliuolo ipotizza che avremmo avuto circa mezzo milione di dosi in meno somministrate.

Il caos imperversa comunque in tutti i settori del sistema economico: trasporti, fabbriche, Forze dell’ordine. Trenitalia ha predisposto servizi sostitutivi per 27 treni sospesi; dei circa 350mila autotrasportatori italiani, invece, circa il 30% non si è ancora vaccinato ed è scattato anche l’allarme autisti stranieri, per cui i ministri di Infrastrutture e Salute hanno elaborato delle indicazioni per quanto riguarda i comportamenti che i lavoratori non italiani che viaggiano in Italia devono assumere: potranno arrivare fino alle aree di carico e scarico merci ma senza scendere dal camion, scelta non condivisa da Unatras, l’unione delle principali associazioni dell’autotrasporto. In sostanza i trasportatori stranieri potranno muoversi liberamente e viaggiare per il Paese pur non scendendo dal camion: “Avevamo chiesto che venissero garantite anche per le imprese estere, le medesime condizioni applicate a quelle italiane”, affermano gli autotrasportatori italiani. Nelle ultime ore è stato comunque raggiunto un ulteriore accordo per cui gli autisti dei tir senza green pass potranno transitare e sostare ma a patto che lo scarico sia affidato ad altri.

Anche tra le Forze dell’ordine sarebbero circa 60 mila i non vaccinati, ciò che rischia di creare dei problemi per quanto riguarda la copertura dei turni. Il capo della Polizia, Lamberto Giannini, ha chiarito che in caso di green pass scaduto il lavoratore in divisa può completare il turno. In questo contesto si è chiesto di allungare la durata dei tamponi a 96 ore. Dei 105 mila carabinieri oltre 94 mila sono i vaccinati mentre tra i 96 mila poliziotti circa 13 mila non sono vaccinati. Nella Pubblica amministrazione (circa 3 milioni e 200 mila lavoratori) i non vaccinati sono circa 250 mila mentre erano 300 mila solo poche settimane fa. Da pochi giorni i dipendenti della Pa sono tornati in ufficio anche se solo per pochi giorni a settimana, ma è fondamentale chiarire che, come non sarà possibile lavorare in ufficio senza green pass, non sarà possibile essere sprovvisti di certificazione verde anche se si lavora in smart working e quindi da remoto.

Green pass obbligatorio anche all’interno delle Università italiane, per studenti, professori e personale amministrativo. La ministra dell’Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa, ha a tale proposito assicurato il tampone gratis per gli studenti cosiddetti “fragili”. Per quanto riguarda gli altri “non so”, ha affermato la ministra Messa, “ma bisogna procedere con gradualità, ed evitare asimmetrie”. In generale ci sono studenti contrari al green pass “non possiamo negarlo”, afferma Messa, “ma sono una piccola minoranza rispetto a quelli che vogliono tornare in presenza”. La ministra sottolinea che “l’università dal vivo ha un valore aggiunto incredibile anche per i docenti. Quello che abbiamo fatto è garantire una presenza in sicurezza”. Messa conferma inoltre i sei miliardi di risorse europee messe a disposizione dei 60 progetti che fanno parte del Pnrr: “Sarà un lavoro importante scriverli, rendicontarli, collaborando evitando sovrapposizioni e sprechi. Uno degli aspetti interessanti è l’accento sul gender gap: abbiamo riservato una ‘quota rosa’, il 40% dei posti, alle donne”. È stato inoltre predisposto “il vincolo che gli enti privati o pubblici possono partecipare ai bandi solo se hanno un bilancio di genere e un piano per le pari opportunità”.

Nel frattempo in Consiglio dei ministri si è discusso del decreto fiscale, la riorganizzazione dell’avvocatura di Stato, stanziamenti per la protezione civile e deliberazioni di carattere locale. È stata affrontata nello specifico la proroga della cassa integrazione anti-covid: un serbatoio di altre 13 settimane fino al 31 dicembre, per consentire alle aziende in difficoltà di attingere all’ammortizzatore sociale, sostenendo in questo modo i lavoratori che si vedono ridurre o sospendere l’attività lavorativa in seguito al peggioramento delle condizioni economiche aziendali.

A proposito di misure urgenti in materia economica e fiscale si sono riaperte delle spaccature all’interno della maggioranza, in particolare per quanto riguarda il rifinanziamento del reddito di cittadinanza, misura bandiera del Movimento 5 Stelle per cui il governo ha previsto lo stanziamento di altri 200 milioni di euro. “Hanno rifinanziato il reddito di cittadinanza levando risorse al reddito di emergenza (90 milioni), all’accesso anticipato al pensionamento per lavori faticosi e pesanti (30 milioni)”, hanno ammonito fonti leghiste a ridosso del Cdm, ed ancora sottraendo risorse all’accesso al pensionamento dei lavoratori precoci (40 milioni) e ai congedi parentali (30 milioni). I Pentastellati hanno a loro volta replicato affermando che “come ha spiegato il ministro Franco a Giorgetti in Cdm, i fondi – per alcune misure e utilizzati per rifinanziare di 200 milioni il reddito di cittadinanza – erano stati sovrastimati. Dunque lo spostamento non incide in alcun modo sul loro funzionamento”. I grillini rivendicano inoltre lo stanziamento nel decreto fiscale di ulteriori fondi per finanziare l’acquisto delle auto elettriche, “un segnale importante, che indica la direzione da percorrere per orientare la mobilità privata verso la sostenibilità”.

Nel decreto sono in sostanza state messe a punto “misure urgenti in materia economica e fiscale, a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili”. Ampio spazio è stato dedicato alla sicurezza sul lavoro. Per Palazzo Chigi l’obiettivo è quello di intervenire con “maggiore efficacia sulle imprese che non rispettano le misure di prevenzione o che utilizzano lavoratori in nero”. Per applicare la sospensione dell’attività è sufficiente il 10% di personale irregolare e non più il 20%. Anche per violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro non sarà più necessario attendere la reiterazione dell’illecito. Per poter riprendere l’attività, dopo la sospensione immediata, il titolare dell’azienda dovrà ripristinare le regolari condizioni di lavoro e pagare un’ammenda. Previsti infine ulteriori investimenti per aumentare l’organico di ispettori e per le tecnologie ad essi annesse. Per assumere circa 1.024 unità e per rinnovare la strumentazione sarebbe necessaria una spesa pubblica di circa 3,7 milioni di euro nel biennio 2022/2023. Il governo stanzia infine risorse per potenziare il Sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro – il Sinp – e la banca dati dell’Inail.

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