L’Inghilterra a secco

Tra le tante conseguenze della Brexit (carenza di certi prodotti importati o di elementi basici), ce n’è ora una nuova che sta colpendo seriamente gli inglesi e la loro economia: la scarsezza di benzina.

Cosa è successo: l’analisi più chiara l’ha fatta il vincitore delle elezioni tedesche, Olaf Scholtz, puntando il dito sul deficit del trasporto di combustibili provocato dalla crescente mancanza di autisti di camion. È, in verità, un problema che tocca molti altri Paesi d’Europa (specie la Polonia), ma che era stato finora risolto, o almeno fortemente attenuato, servendosi di autisti di altri paesi (Lituania, Ungheria etc.) che restano disponibili a spostarsi da un paese all’altro, se adeguatamente retribuiti. Ciò è tuttavia possibile grazie al libero movimento dei lavoratori in seno all’Unione Europea. Uscendone, la GB si è autoesclusa da questa possibilità, in più aggravando le difficoltà con fastidiosi controlli doganali e tasse aggiuntive.

Non è la fine del mondo, si capisce, almeno se il governo Johnson troverà il buon senso di aprire un’eccezione alla regola generale che penalizza i lavoratori stranieri (che è poi all’origine della Brexit). Ma quando uno guarda la faccia allucinata Del Primo Ministro inglese, si domanda se è veramente capace di buon senso, almeno in circostanze di emergenza.

Ad ogni modo, dovunque si guardi, le conseguenze della dissennata decisione di uscire dall’Europa si vedono dappertutto. E continueranno.

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