Il patto “Aukus”

Questa sigla apparentemente incomprensibile designa un accordo di alleanza tra Stati Uniti, Gran Bretagna e Australia intesa a difendere quest’ultima, ma anche, se non esplicitamente, Taiwan, contro le mire aggressive della Cina in quella regione del Pacifico. Nella sua composizione più ampia, l’alleanza, che comporta tra l’altro una stretta collaborazione in materia di “intelligence”, comprende anche Canada  e Nuova Zelanda: tutti paesi di lingua inglese e, USA a parte, collegati dal riconoscere la Regina d’Inghilterra come loro Capo dello Stato. L’alleanza in sé non è nuova, ma ha preso improvviso rilievo per l’annuncio della decisione di Stati Uniti e Gran Bretagna di fornire insieme sottomarini a motore nucleare all’Australia (non però dotati di armi  nucleari).

L’annuncio ha provocato varie reazioni avverse: quella della Francia, che aveva un importante contratto di fornitura di nuovi sottomarini all’Australia, contratto che è stato annullato, e che ha denunciato la decisione degli alleati anglo-americani come una “pugnalata nella schiena”; e ovviamente un’irritata reazione della Cina, che parla di “mentalità da guerra fredda” e minaccia di colpire interessi americani e britannici. Ma anche nel Parlamento inglese, l’ex-Premier Theresa May ha polemicamente chiesto a Boris Johnson se il nuovo impegno britannico non comporti la guerra con la Cina in caso di attacchi a Taiwan. Domanda che Johnson ha evaso, dichiarando un generico impegno britannico a difendere l’indipendenza di altri Paesi. Osservo di passata che il Primo Ministro inglese ha colto l’occasione per mantenere la GB post-Brexit come protagonista della grande politica mondiale, sia pure al riparo degli Stati Uniti. E Biden doveva dimostrare di essere rispetto alla Cina non meno severo di Trump.

Ma al di là di questo, Aukus sottolinea un dilemma che esiste da sempre: se di fronte a un potenziale aggressore conviene apprestare le difese necessarie senza lasciarsi prendere dal timore di apparire provocatori, o astenersene nella speranza di pacificare l’avversario. Dal si vis pacem, para bellum dei Romani, la saggezza vuole che la debolezza non disarma affatto l’aggressore, anzi lo rende più audace e assertivo, come accadde nei rapporti tra Hitler e le democrazie. In realtà, ci sono stati casi di segno diverso: la Prima Guerra Mondiale avrebbe forse potuto essere evitata senza l’affrettata e prematura mobilitazione russa e tedesca. Difficile dire quale sia la linea giusta verso Pechino; ma è certo che l’Australia ha il  diritto di apprestare le difese necessarie e di appoggiarsi per questo ai suoi alleati naturali.

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